L’esito del sondaggio relativo alle prossime elezioni amministrative è lusinghiero.
Come torinese, e come uomo di sinistra, ho a cuore le sorti della nostra città. Una città che appare spaesata e smarrita, e che deve ritrovare orgoglio, energie, visioni, orizzonti di futuro.
Per questo, qualche settimana fa, ho manifestato la mia disponibilità a candidarmi come sindaco, qualora questo possa servire al centro sinistra. Una disponibilità che rinnovo: se la coalizione riterrà utile questa mia disponibilità, bene, se deciderà diversamente, bene lo stesso.
Disponibilità non è sinonimo di auto-candidatura: la decisione spetta alla coalizione, eventualmente ricorrendo allo strumento delle primarie. E credo che anche questo sondaggio, insieme ad altri elementi di valutazione, consentirà al centrosinistra torinese di compiere serenamente la scelta migliore.
Per settimane sui giornali ho letto il mio nome, ho visto avanzare di ipotesi di ‘ticket’ oppure suggerimenti a fare il capolista (senza che peraltro nessuno abbia chiesto la mia opinione). Così ho letto di ipotesi di primarie riservate ai soli iscritti. Mi permetto di osservare che questo non mi pare il modo migliore per affrontare la difficile sfida che attende la coalizione di centro sinistra. In politica, come nel calcio, l’eccesso di tatticismo può essere controproducente, può finire con alimentare confusione e disorientamento nei giocatori (e nel pubblico), e così si finisce con il perdere la partita.
Aggiungo ancora qualche riflessione.
Credo che per Torino serva una duplice discontinuità:
- la prima è una discontinuità rispetto agli ultimi cinque anni di amministrazione, che ha deluso molti tra coloro che credevano che la proposta dei 5Stelle potesse rispondere a un diffuso desiderio di cambiamento. Cinque anni dopo, il centrosinistra è chiamato a farsi carico di quel desiderio di cambiamento, pensando a una Torino che deve essere davvero una città sostenibile e inclusiva, una città del lavoro, rispondendo con progetti concreti alla voglia di riscatto delle periferie. Bisogna ricordare che all’origine dell’esperienza dei 5Stelle non c’erano solo sentimenti antipolitici e ‘anti-casta’, ma autentiche esigenze di rinnovamento, riduzione degli sprechi, difesa dell’ambiente e partecipazione a cui i partiti tradizionali non riuscivano più a dare pienamente risposta. Spero che queste idee ed energie possano ora trovare casa nel programma del centrosinistra.
- la seconda discontinuità è quella rispetto alle precedenti amministrazioni di centrosinistra. Nel 2016 non si è perso per caso, si è pensato che bastasse essere onesti e capaci amministratori. Perché tanti torinesi allora hanno preferito non confermare un sindaco come Fassino, capace e preparato come gli assessori della sua Giunta? Ho sempre avuto l’impressione che il Pd non abbia sufficientemente approfondito a suo tempo le cause di quella eclatante e inaspettata sconfitta, non abbia saputo incanalare tante voci di disagio. L’aver governato bene per tanti anni, ha creato la convinzione di poter ancora vincere. Ma non c’erano ieri lignaggi ereditari immutabili né oggi villaggi di Asterix da riconquistare.
C’è qualcosa, invece, rispetto alla quale a Torino serve continuità. Ed è la forza del nostro passato, la forza delle nostre radici. L’orgoglio di tante lavoratrici e lavoratori che hanno scritto le pagine della storia industriale d’Italia. La cultura d’impresa. L’innovazione. Le eccellenze dell’arte, del teatro, del cinema, della musica. I commercianti e gli artigiani, che nonostante tutto resistono e continuano a tirare su le loro serrande. I medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che garantiscono una sanità di qualità in ospedali per lo più decrepiti. L’eredità dei santi sociali. Le esperienze di cittadinanza attiva. La vitalità dell’associazionismo sportivo. Il volontariato, fatto da chi crede in Dio e da chi crede nell’uomo.
Chi sarà scelto a rappresentare il centrosinistra alle prossime elezioni dovrà saper ascoltare con umiltà tutte queste voci, e mi auguro che la coalizione di centrosinistra torni ad essere competitiva e vincente.
Mauro Salizzoni
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