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Mauro Salizzoni “Re” anche a centrodestra. L’86% dei torinesi gli dà fiducia

Mauro Salizzoni “Re” anche a centrodestra.  L’86% dei torinesi gli dà fiducia

Mauro Salizzoni, vicepresidente consiglio regionale

“Sarà anche solo un’idea ma sembra davvero una gran bella idea. Candidare a sindaco Mauro Salizzoni (proprio quel Salizzoni), a Torino, alle elezioni amministrative del prossimo anno...”. Lo scrivevamo nel giugno scorso, in tempi non sospetti, scatenando sui nostri siti online (lavocetorino.it e giornalelavoce.it) una marea di applausi, di condivisioni e l’immediata reazione del diretto interessato.  “Caro direttore - ribatteva - Non so se si tratti di “una gran bella idea”, di sicuro so che non è una mia idea e che, seppur riceva ogni giorno un gran numero di telefonate, non ho memoria di proposte o avances di alcun genere in vista delle amministrative del 2021. Certo, Torino mi sta a cuore. E molto. Torino merita un Sindaco e un’amministrazione adeguata alle sfide che l’attendono, dopo i disastri di Appendino. Torino ha urgenza di grandi progetti e di investimenti, a partire dal Parco della Salute...”. Eccetera, eccetera eccetera... Con il senno del dopo, mai come in quell’occasione ci avevamo azzeccato... Secondo un recente sondaggio elaborato da Winpoll e commissionato da “Scenari politici” (toh guarda....!), il re dei trapianti Mauro Salizzoni, se si dovesse candidare alla carica di sindaco di Torino, batterebbe, senza troppo fatica, l’imprenditore Paolo Damilano.  Salizzoni ce la farebbe a mani basse e un po’, a dire il vero, ce lo aspettavamo, considerando le oltre 18 mila preferenze (un vero e proprio record) raccolte alle elezioni regionali dello scorso anno. E’ vero, i sondaggi van presi con le pinze e non sempre ci hanno azzeccato. Questione di “forchetta” o di “forbice”, parole che abbiamo imparato a conoscere proprio dai sondaggisti per descrivere la distanza che si allarga e si allunga, in numero di voti, tra i contendenti. Epperò in questo caso “forbice” e “forchetta” già mostrano un divario tra Salizzoni e gli altri che fa paura.  E si scopre che l’86 per cento del campione ha fiducia in Salizzoni. Segue l’ex assessore regionale del Pd Gianna Pentenero al 54%, il vicepresidente del consiglio comunale di Torino Enzo Lavolta (PD) e l’imprenditore Paolo Damilano al 53%, quest’ultimo candidato in pectore per il centrodestra, quindi il consigliere regionale (PD) Daniele Valle al 49, il capogruppo in consiglio comunale a Torino Stefano Lo Russo e il deputato azzurro Claudia Porchietto al 42, il presidente dei radicali Igor Boni al 35 e il presidente del CESE Luca Jahier al 33. Il comune sentire su Salizzoni sarebbe talmente alto che, limitandoci agli elettori di centrosinistra lo vedrebbero bene  a fare il sindaco il 76,6 % del campione intervistato (Lo Russo al 23,3) percentuale che sale all’82,5% (Lo Russo si ferma al 17,5) con la stessa domanda rivolta anche ad un elettorato  di centrodestra. Lo Russo sostanzialmente manterrebbe l’area di consenso della sua coalizione, Salizzoni la estenderebbe e pure di molto. Limitandoci alla “notorietà”, Salizzoni si piazza poi al secondo posto con il 57%, battuto di poco da Claudia Porchietto al 60. Di gran lunga più conosciuto però di Paolo Damilano (46%), Stefano Lorusso (41%), Gianna Pentenero (35%), Enzo Lavolta (27%), Daniele Valle (21%), Igor Boni (16%) e Luca Jahier (15%). Morale? Se a guidare il centrosinistra sarà il chirurgo Mauro Salizzoni quasi scontata sarebbe una vittoria al primo turno. L’equilibrio tra partiti e coalizione vede in vantaggio il centrosinistra: il 45,2 % degli intervistati afferma che voterebbe la compagine, contro il 40,7% del centrodestra e l’8,1% del Movimento 5 Stelle. Anche qui però i candidati sembrano fare la differenza:  Per quanto riguarda i partiti   in testa c’è il Pd (33,1%), seguito da Lega (18,9%), Fratelli d’Italia (14,8%) e Forza Italia (6,5%). La composita galassia del centrosinistra esterna al Pd vale invece circa il 12%: Azione il 3,8, l’area a sinistra il 2,3, Italia Viva il 2,2, Verdi il 2, Più Europa l’1,8%. Il 35% dichiara di essere indeciso o intenzionato a non votare. La rilevazione condotta tra il 30 dicembre e il 5 gennaio, su un campione di 1.600 interviste completate e 4.700 persone che hanno rifiutato di sottoporsi al questionario, arriva dopo giorni in cui proprio l’argomento del sondaggio è stato al centro di un dibattito -  a tratti polemico - tutto interno al Pd.  Salizzoni Direttore, dal 1993, del Centro Trapianto di Fegato all’Ospedale Molinette di Torino, Salizzoni, nato ad Ivrea il 14 aprile di 72 anni fa,  dallo scorso anno siede alla vicepresidenza del consiglio regionale. E’ uno a cui la politica piace, almeno dal 1994, quando si candidò a Ivrea per Giovanni Maggia, nelle liste di Rifondazione Comunista e di recente, nel 2018, in appoggio al candidato a sindaco di Ivrea Maurizio Perinetti (PD).  Se lo ricorda Enrico Deaglio. Se lo ricorda e lo scrive in “Bella ciao: diario di un anno che poteva anche andare peggio”. “Il chirurugo Mauro Salizzoni – leggiamo – non era cambiato molto dagli anni dell’Università ed era rimasto giovane anche nel fisico. Alto e snello, maratoneta dilettante (con il rispettabile tempo di due ore e quaranta  minuti), ciclista. Consigliere comunale nelle liste di Rifondazione Comunista nel 1994. Un figlio con gli stessi capelli ricci anche lui comunista e ciclista dilettante. A operare sul fegato aveva imparato a Bruxelles e poi ad Hanoi dove i vietnamiti gli avevano insegnato a usare le mani dentro il parenchima epatico. Il suo primo trapianto era durato 16 ore e mezzo…”. Il Che Salizzoni sindaco a Torino, sarebbe la rivincita della sinistra sul centrosinistra e sul civismo in generale. Sarebbe la riproposizione del modello Diego Novelli (1975) che a Torino fu un un’esperienza tutto sommato niente male. Puntare su Salizzoni per alcuni rappresenta anche un po’ l’ultima spiaggia considerando la sconfitta del 2016 di Piero Fassino e lo scorso anno di Sergio Chiamparino con Alberto Cirio.    
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