Un appello al mondo dell'impresa e della ricerca a trovare tecnologie che traccino l'esposizione al contagio del coronavirus e che consentano anche di seguire in teleassistenza i pazienti. Come annunciato nei giorni scorsi, è stato lanciato oggi dal ministero dell'Innovazione insieme a quello della Salute, all'Iss e all'Oms, con il supporto di un comitato scientifico multidisciplinare. La 'call' è aperta per tre giorni, in attesa di capire se dal governo arrivi un segnale per una iniziativa che abbia implicazioni sulla privacy.
Il tracciamento - a quanto apprende l'ANSA - potrebbe essere sviluppato con una app, di cui esisterebbe già un prototipo, che non richiederebbe la profilazione dei dati, come invece accaduto - ricordano alcuni addetti ai lavori - in paesi come Cina, Taiwan, Corea del Sud e Singapore. L'app dovrebbe essere scaricata sui cellulari dei cittadini che risultino ufficialmente contagiati dal virus e tutti i dati di posizione essere conservati negli smartphone per un periodo limitato e non condivisi. Un'apposita comunicazione istituzionale, una volta avviata la procedura nel rispetto delle norme di legge, spiegherà agli interessati come scaricarla sul cellulare.
Il garante della privacy avrebbe già dato la massima disponibilità a collaborare con il governo nel merito, anche perchè saranno necessarie, qualora si decida di procedere su questa strada, alcune modifiche della normativa vigente sulla privacy. Modifiche che il governo potrebbe decidere varando un apposito decreto, ancora non definito. I cittadini che risulteranno ufficialmente positivi al coronavius dovranno segnalare i loro spostamenti, e tramite la app le autorità potranno fare i controlli incrociati con le reti wifi e telefoniche per verificare se nel corso di questi spostamenti ci siano stati contatti con altre persone: che potranno a loro volta essere avvertite per sottoporsi eventualmente ai controlli sanitari.
"L'emergenza Covid-19 ha evidenziato quanto siano fondamentali la connettività, il digitale e i dati", spiega la ministra dell'Innovazione, Paola Pisano. Mentre il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro ha specificato che l'app servirà "non solo per tracciare, ma anche per assistere" e coniugherà "i valori di democrazia e libertà con il distanziamento sociale". La 'call' del ministero è aperta a tutti i soggetti pubblici e privati che vogliono sottoporre una soluzione possono compilare un modello disponibile da domani a giovedì 26 marzo sul sito del ministero per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Intanto, mentre si amplia il dibattito mediatico sull'uso delle app per il tracciamento, spunta in rete una petizione che invita gli utenti a donare i dati per fermare il contagio.
Si chiama #donaiutuoidati, al momento ha raggiunto oltre 1200 firmatari, ed è stata lanciata su Change.org da Giuliano Noci e Alfio Quarteroni, docenti del Politecnico di Milano, e da Ottavio Crivaro, amministratore delegato di Moxoff. "L'aiuto più grande che tutti possiamo dare è mettere a disposizione i nostri dati, raccolti con gli smartphone e reperibili con specifiche app", spiegano i promotori dell'iniziativa. E a Singapore, dopo Cina e Corea del Sud, il governo lancia un'app per il tracciamento del contagio che vuole rendere 'open source', cioè disponibile a tutti governi del mondo.
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