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ANDRATE. Cento anni e non sentirli, la storia di Colombo Roffino

ANDRATE. Cento anni e non sentirli, la storia di Colombo Roffino

Il Vicesindaco Rolando Gillio, il signor Colombro Roffino e il Sindaco Enrico Bovo

Colombo Roffino, con il suo secolo di vita compiuto martedì primo febbraio 2022 è il primo abitante di Andrate a raggiungere il traguardo. In gran forma” sottolinea il sindaco di Andrate Enrico Bovo che insieme al vicesindaco Rolando Gillio, è andato a fargli visita il giorno del suo compleanno consegnandogli una pergamena in ricordo della giornata. Nato e cresciuto ad Andrate, Roffino ha sempre vissuto in paese tranne durante la seconda guerra mondiale in cui è andato al fronte.

Cento anni sono un traguardo importante signor Roffino, che emozione le ha fatto? Si aspettava di ricevere la visita e la pergamena dal sindaco? 

“Grazie, beh è un'emozione particolare, mi ha fatto sicuramente piacere ricevere gli auguri dal Comune di Andrate rappresentato dal Sindaco e dal Vicesindaco.”

Su cento anni ci saranno tantissime esperienze e ricordi importanti, quali sono i due/tre ricordi più significativi?

Ho un bel ricordo delle primissime esperienze lavorative, compiute nella ristorazione: appena conclusa la quinta elementare, a undici anni andai a fare il lavapiatti all’albergo Miravalle di Oropa. Mio fratello Attilio già ci lavorava come aiuto cuoco e io essendo il più giovane venivo spesso mandato ad accogliere i clienti alla vicina fermata della famosa tramvia Biella-Oropa. Uno dei momenti che preferivo era quando “sfidavo” a suon di grida il mio collega de La Vecchia a chi attirava più gente. E come dimenticare i viaggi in bicicletta da Andrate a Biella e ritorno? Quando qualche anno dopo mi trasferii al ristorante Caccia Reale di Biella ritornavo a casa solo il giorno libero. Non sono certo mancate anche le brutte esperienze. Appena diciottenne lavoravo in un turno notturno alle cave di Borgofranco d’Ivrea e mentre facevo staffetta nel trasporto dei ferri da lavoro caddi in acqua all’interno di uno dei pozzi. Per fortuna non era molto alta così riuscii a risalire e continuare il mio turno. Nonostante fossi fradicio volli continuare a lavorare e la ricompensa fu una bella pleurite secca, che mi costò un mese di ospedale. Un altro episodio significativo è stata ovviamente la conoscenza con la mia futura moglie Evasia. Al tempo si usciva alla sera soprattutto per ballare all’interno dei ristoranti. Lei a volte era nel gruppo di ragazze che rimanevano fuori dal ristorante Mombarone di Andrate aspettando che qualche ragazzo la invitasse per ballare. Io non ero tanto intraprendente in quelle occasioni, ma fui colpito da lei e dopo qualche serata presi l’iniziativa e così iniziammo a frequentarci.

Una domanda che spesso si fa a chi ha tanta esperienza come lei è: c'è qualcosa che cambierebbe nella sua vita, qualche rimpianto?

Forse sì, ma non c’è che da accettare tutti gli eventi che la vita ci pone davanti.

Lei è stato un soldato dell'esercito italiano durante la campagna militare in Grecia, che ricordi ha di quei momenti? C'è qualche aneddoto particolare che si ricorda? Qualche curiosità?

Dopo il servizio militare a Vercelli nel ’42, partii per la Grecia: prima nel presidio di Salonicco, poi a Kalamata. Mi sarei potuto evitare un anno di prigionia sotto i tedeschi e il conseguente calvario del ritorno a piedi in Italia. Avevo avuto la possibilità di tornare in Italia quasi subito per essere poi dirottato nei Carabinieri ma non ci riuscii a causa di soli tre cm di altezza. Prima della prigionia ricordo le grandi feste in occasione dei matrimoni dei greci, in cui a volte riuscivamo anche noi soldati a imbucarci e farci delle grandi scorpacciate. Ricordo ancora le ronde di guardia dove ne approfittavamo per raccogliere qualche frutto dai tantissimi aranci presenti. Il momento più difficile fu durante il ritorno a piedi attraverso l’ex Jugoslavia. Giunti nei pressi dell’attuale Croazia non avevo più forze e cadevo diverse volte al giorno. Ero sul punto di essere lasciato indietro perché i tedeschi pensavano fingessi per essere mandato fra i convalescenti ma per fortuna il medico, toccando dietro il mio ginocchio, capì subito la gravità della mia situazione salvandomi la vita. In quel periodo ricordo che nonostante tutto alcuni scambiavano la loro razione quotidiana di margarina per qualche sigaretta. Ricordo anche che un ufficiale durante la traversata ci consigliò di mangiare i cornioli dei boschi per le loro proprietà nutritive. Anche grazie a quei frutti ed alle 45 cipolle giornaliere che davano ai convalescenti oltre al rancio quotidiano riuscii a riprendermi ed arrivare a Milano. Lì finalmente liberi non riuscimmo a tenere a freno la fame e dopo mesi di privazioni mangiai in tre mense diverse in un giorno solo. Mi venne una brutta congestione, l’ultima disavventura di questa grande e dura esperienza.

Che cosa pensa sul futuro per i giovani di oggi? Magari non ci sarà la guerra ma ci sono altre possibili difficoltà.

Sul futuro non so cosa aspettarsi, sicuramente il problema del lavoro è più grande di quando ero giovane io, ma anche le azioni dei nuovi “grandi” Stati come la Cina o la Russia spero non siano segnali di un ritorno alla guerra.
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