TRAVERSELLA. Sabato 16 ottobre si è svolta, come di consueto, la commemorazione degli eventi dell'ottobre 1944, che videro l'intera Valchiusella teatro di inaudite violenze da parte delle truppe tedesche e dei militi della RSI.
Dopo il raduno dei sindaci a Traversella alle 15, nella cui piazza è situata la lapide in ricordo della fucilazione del 14 ottobre, ci si è sposati alla volta dei monumenti ai Martiri della Resistenza di Vico Canavese (Valchiusa), Val di Chy e Vistorio. Presenti alla cerimonia tutte le autorità della Valchiusella, e anche l'ex presidente del Consiglio Regionale Nino Boeti.
Durante la Guerra di Liberazione la valli alpine rappresentavano i luoghi dove l'organizzazione partigiana era più attiva. E così era anche in Valchiusella, che pullulava di giovani appartenenti alle brigate Garibaldi e a Giustizia e Libertà.
Proprio per questo, tra il 13 e il 15 ottobre 1944 si abbatté sulla Val Chiusella un’operazione di rastrellamento particolarmente pesante ordinata da Kesselring che ha ritirato alcune divisioni dalla Linea Gotica per concentrarsi su determinate zone dove la Resistenza è forte. Sotto il comando della LXXV Armata Liguria e del 38° Corpo d’armata arrivarono dall’Italia centrale uomini ben equipaggiati ed esperti nella lotta alle bande. Tra di loro vi erano anche russi bianchi e ucraini, noti per essere elementi indisciplinati, che si ubriacavano facilmente e che recavano molestie alla popolazione e specialmente alle donne. Si verificarono, infatti, episodi di violenza carnale.
Inoltre le rappresaglie furono terribili: moltissime le persone prese in ostaggio, le case incendiate, il bestiame razziato, i furti di denaro e oggetti.
Nel corso dell’operazione, trentadue partigiani vennero catturati, portati a Traversella e rinchiusi nelle scuole. Il 14 ottobre sei di questi furono fucilati nella piazza principale contro il muro della Chiesa e poco dopo altri sette (e tra questi due civili) subirono la medesima sorte, cadendo sui corpi degli uomini precedentemente uccisi. Il bilancio fu di tredici morti, a cui deve aggiungersi l’incendio di cinquantaquattro case e del municipio.
L'eccidio di Traversella è probabilmente l'evento culminante della violenza nazifascista, che per più giorni mise letteralmente a ferro e fuoco tutta la Valle. Si ricorda fra le vittime anche il parroco di Alice Superiore, Don Martino Gedda.
Toccante è il racconto dell'unica testimone oculare della fucilazione, l'allora maestra del paese, Rosina Raiteri: "Hanno arrestato il parroco, forse volevano tenerlo come ostaggio oppure interrogarlo. Aveva affidato la parrocchia alla sua perpetua ma questa fuggì perché aveva paura dei tedeschi. Io sono andata in parrocchia e trovandola incustodita mi sono fermata, i tedeschi sono tornati. Due di loro mi hanno presa in mezzo e mi hanno trascinata in piazza. Ho visto che c’erano già alcuni ragazzi allineati contro un muro, non le dico gli occhi di quei ragazzi quando mi hanno vista, tutti puntati su di me, ero l’unica senza divisa. Poi hanno capito che ero, come loro, un prigioniero. Li hanno fucilati e li ho visti cadere uno per uno…mi guardavano, probabilmente pensavano alle loro famiglie. Poi i tedeschi se ne sono andati e io sono rimasta sola con i corpi di quei poveri ragazzi, la gente del paese era tutta nascosta nelle case, nessuno osava uscire. Che cosa potevo fare? Sono riuscita a trovare una donna che mi ha aiutata a portarli in una chiesa sconsacrata. Non avevamo altro posto per metterli. Li abbiamo allineati e poi ho preso coraggio e li ho lavati tutti dal sangue. Ho preso tutta la loro roba, documenti, orologi e altre cose che potessero servire per identificarli. Il giorno dopo li abbiamo seppelliti".
Una delle pagine più tragiche della storia mondiale, ma che ha segnato profondamente anche il territorio canavesano.
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