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VALLI DI LANZO. Incarnato: "L'indifferenza dei sindaci è una vergogna"

VALLI DI LANZO. Incarnato: "L'indifferenza dei sindaci è una vergogna"

Luca Incarnato protesta davanti al Comune di Torino

Fosse un romanzo sarebbe il “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes, il racconto delle avventure dell’hidalgo Alonso Quijano che combatte contro i mulini a vento e sogna la mano della bella Dulcinea del Toboso. Ma non è un romanzo, è la realtà. È la storia di Luca Incarnato,  52 anni, un uomo che da due anni e mezzo, ogni lunedì, protesta davanti al Comune di Torino per riavere il suo posto di lavoro. Incarnato risiede a Groscavallo ma attualmente abita con la madre anziana ad Ala di Stura. Si tratta di un ex dipendente Sicea, nel 2009 vittima di un infortunio che non gli ha più consentito di svolgere la mansione del letturista. Avrebbe dovuto svolgere quella di impiegato amministrativo, ma quando Smat ha accorpato Sicea Incarnato è stato nuovamente inserito tra i letturisti. Una mansione che non poteva svolgere. E così, di punto in bianco, ha perso il lavoro. È l’inizio di una lunga battaglia - questa sì contro i mulini a vento - con un colosso come Smat e senza l’aiuto - scarso se non inesistente - dei sindacati, dei partiti, dei politici. Nel 2017 Incarnato si è incatenato di fronte al Comune di Torino, poi davanti ai cancelli di Smat. Poco tempo dopo sono partiti i presidi del lunedì, che continuano ancora oggi. Al suo fianco, gli unici a dargli corda, gli esponenti di Rifondazione Comunista.

«È una vergogna, nessuno mi ascolta - racconta -. Non riesco a capire ancora oggi, da quando è cominciato il calvario, cosa ho fatto di male, perché questo accanimento nei miei confronti. Se si vuole una soluzione la si trova. Se Smat non mi vuole riassorbire, ci sono diverse ditte satellite. Ma finora niente da fare».

A dicembre 2019 Rifondazione ha primo scritto al nuovo vice sindaco di Torino, Sonia Schellino, per chiedere che si adoperi con i sindacati per sedersi al tavolo e trovare una soluzione. Poi un esponente del partito si è presentato di persona in assessorato.

«Dopo due settimane ho ricevuto  una telefonata dal Comune di Ala di Stura - prosegue Incarnato - la segretaria mi ha chiesto se potevo passare perché il sindaco Mauro Garbano mi voleva parlare. Quando ci siamo visti mi ha detto che è stato contattato dallo staff della Schellino, che gli ha detto che prima di tutto non sono di Torino, ma abito in Provincia, e più di tanto loro non potevano fare. Inoltre c’è stata una netta chiusura da parte di Smat e loro si sono detti non in grado di convocare i sindacati. E poi mi è stato consigliato di chiedere il reddito di cittadinanza. Non sarò una cima, ma ci avevo pensato anche io, senza aspettare che me lo dicessero loro».

L’anno scorso Incarnato aveva fatto domanda, «ma guardano l’Isee di due anni indietro, quindi del 2017, e per 26 euro non mi spettava il reddito perché nei primi mesi del 2017 avevo ancora preso le ultime rate della mobilità di Sicea».

Qualche giorno dopo, il 27 gennaio, un’altra lettera alla Schellino. «Ma chi può convocare un tavolo con i sindacati, se non il vice sindaco di Torino».

Passati altri due giorni, il 29 gennaio, una lettera è stata spedita alle due unioni montane, l’Alpi Graie e la Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone. 

Al momento ha risposto solo la prima, per mano del vice presidente Daniela Majrano, sindaco viucese, in data 5 febbraio. Majrano ha spiegato che l’Unione ha contattato tutti gli Enti con i quali abitualmente si interfaccia per sottoporre loro le difficoltà di Incarnato e trovargli una ricollocazione lavorativa. Il presidente Gianluca Blandino, inoltre, si è attivato per individuare altri soggetti, anche al di fuori della ristretta cerchia del Ciriacese-Valli di Lanzo, in grado di offrire all’ex letturista di Sicea un’opportunità lavorativa. Un’attività che non ha sortito alcun effetto.

«Dicono che gli dispiace della mia situazione, ma non mi hanno neanche mai chiesto la documentazione relativa al mio caso, non mi hanno mai convocato - conclude il 52enne -. A me fa male tutta questa indifferenza. Ma io sono un cretino, un pazzo, oppure se continuo a tenere duro è perché credo di avere ragione e di dover combattere fino alla fine? Cosa vogliamo dire, ad Incarnato? Che si leghi una corda intorno al collo o che cerchi un ponte per buttarsi giù? Mi sembra che mi stiano prendendo tutti in giro. Se questo è il comportamento degli amministratori delle Valli, capisco perché si stanno spopolando. Io non voglio passare per martire, ma se non si riesce nemmeno a far sedere sindacati e Smat intorno ad un tavolo allora siamo rovinati. Stiamo parlando di Smat, non di un’azienda in crisi, ma di una realtà con centinaia e centinaia di dipendenti con un bilancio da 60 milioni di euro all’anno».

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