Con un comunicato diffuso giovedì scorso, quasi a notte fonda, senza mezzi termini il gruppo della Lega in consiglio, più Donato Malpede, più il deputato Alessandro Giglio Vigna hanno definito un “errore” la decisione dell’Ivrea Calcio di concedere, dal 30 luglio al 2 agosto, il campo da calcio Eporedia al Centro Islamico di Canton Vigna, per la “Festa del Sacrificio”.
“In questi giorni – scrivono – in molti ci hanno chiesto di prendere posizione, cittadini di destra e di sinistra e naturalmente gli animalisti….”. E non basta! Sottolineano anche che loro non c’entrano nulla con la scelta di Ivrea Calcio e che il “Comune” ha concesso alla società gli impianti sportivi per partite, allenamenti, eventi sportivi“non certo per eventi religiosi e tantomeno per momenti religiosi che richiamano alla crudeltà verso gli animali…”.
Insomma una vera e propria dichiarazione di guerra.
“Non so di che cosa stiano parlando – ribatte il presidente della compagine eporediese Dario Ravera Chion – Non è stata una decisione nostra. Ma che interesse avremmo avuto? Per noi si tratta di una complicazione. Dovremo impegnare, infatti, qualcuno ad aprire e a chiudere. Com’è andata ve lo spiego io, ma è semplice. All’inizio di luglio abbiamo ricevuto una email dal Comune in cui ci si chiedeva di mettere a disposizione il campo Eeporedia al Centro Islam di San Grato. Non avevamo altra scelta e abbiamo detto sì. Da allora non abbiamo ricevuto nient’altro. Siamo fermi a questo e mai abbiamo incontrato un rappresentante del Centro Islam. Ha fatto tutto l’Amministrazione comunale richiamando un articolo della convenzione in cui si prevede che il Comune possa utilizzare 100 ore. Visto che l’impianto è fermo lo abbiamo messo a disposizione…“.
Concludendo, e senza tema di smentita, è come se la festa fosse stata patrocinata dal Comune.
E delle due l’una… O la Lega fa il pesce nel barile, sa benissimo come sono andate le cose e sta cercando di coprirle raccontando “balle” a piene mani, o a raccontare una “balla” a loro è stato il sindaco Stefano Sertoli che si era ritrovato qualche giorno fa con una mezza rivolta tra i consiglieri di maggioranza.
La spaccatura
Era stato Sertoli, infatti, qualche tempo fa, a dare il proprio assenso, come dice lui “mettendoci la faccia”.Tra l’altro, Sertoli, nella foga di dare una spiegazione aveva comunicato in giunta che si sarebbe trattato di una festa per il Ramadam, che è tutta un’altra.
Morale? Durante una riunione di maggioranza il sindaco s’è arreso.Ha fatto un passo indietro e si è deciso che l’Amministrazione non avrebbe concesso alcun patrocinio, però il Centro islamico se lo avesse voluto avrebbe potuto mettersi d’accordo direttamente con l’Ivrea calcio pagando il giusto, cosa che non è mai avvenuta.
Le norme anti-Covid
Il problema sono le norme anti-covid e anti-asembramento: oggi, un cortile non basta e ci va un campo o un “campo da calcio”.
“Nessuno mette in dubbio la libertà di culto – avevano osservato i consiglieri di maggioranza – Ma una cosa è la preghiera, altro cosa è la festa. Anche noi abbiamo rinunciato a tante cose a cominciare dalla patronale di San Savino…”.
Punto e a capo?
Più o meno. Nel senso che alcuni hanno anche sollevato dubbi sui contenuti della festa del sacrificio detta anche “Grande festa” o “festa del montone”
La festa del sacrificio
E’ una festività islamica che, secondo la religione, ricorda la prova di fede di Abramo a cui Dio aveva chiesto di offrire in sacrificio suo figlio Ismaele. Come raccontato nel Corano e nella Bibbia, Abramo accetta la richiesta come atto di obbedienza e solo poco prima del sacrificio di suo figlio è fermato dall’arcangelo Gabriele per volere di Dio al quale viene quindi sacrificato un montone. Come tutte le festività musulmane anche la festa del sacrificio non ha una data fissa in quanto si celebra il decimo giorno del mese lunare Dhù l Hijja o nei 3 giorni successivi.Secondo la tradizione islamica, nel giorno della festa il capo-famiglia sacrifica come Abramo un animale che deve essere fisicamente integro e adulto (di almeno 1 anno) e può essere soltanto un ovino, un caprino, un bovino o un camelide. L’animale viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare. La iugulazione deve essere effettuata da una persona in stato di purità legale, pronunciando una specifica formula. La carne viene quindi divisa preferibilmente in tre parti uguali: una va consumata subito tra i familiari, la seconda va conservata e consumata in seguito e la terza viene destinata ai poveri della comunità.
Il centro islamico“Sgombro il campo da ogni fraintendimento – commenta Fedda Mustafà, l’Imam del Centro islamico – Questa festa si fa sempre fuori all’aperto. La macellazione avverrà in un macello autorizzato…”. Che è più o meno quello che c’è scritto in una nota di giugno del Ministero della Salute.
A Ivrea la comunità mussulmana è davvero molto attiva. S’incontra nel centro islamico di Canton Vigna, nel quartiere San Grato, in uno stabile che un tempo ospitava una tipografia.“I frequentatori sono più di 200. – ci aveva spiegato nel 2018 l’Imam – Nella nostra comunità anche una quindicina di italiani convertitisi all’Islam…”. Arrivano da Ivrea ma anche dai dintorni, da Burolo, Banchette, Strambino in generale da tutto l’eporediese, considerando che di centri islamici cene sono altri, a Cuorgnè, Chivasso e Feletto.
“Siamo qui dal 2005 – raccontava ancora Mustafà con l’animo di chi vuole e cerca un dialogo – prima eravano a Monteferrando e ci incontravamo in un appartamento che era diventato troppo piccolo per le nostrepreghiere…”.“Abbiamo un buon rapporto con il quartiere – non aveva dubbi Fedda Mustafà – In tutti questi anni non ci sono mai stati problemi di convivenza…”.
Ed è vero che in San Grato c’è chi guarda dalla finestra o appoggiato sulla ringhiera del balcone e non pensa proprio a nulla, ma c’è anche chi di pensieri ne fa tanti.
chiarazione di guerra.
"Non so di che cosa stiano parlando - ribatte oggi il presidente della compagine eporediese Dario Ravera Chion - Non è stata una decisione nostra. Ma che interesse avremmo avuto. Per noi si tratta di una complicazione. Dovremo impegnare, infatti, qualcuno ad aprire e a chiudere. Com'è andata ve lo spiego io, ma è semplice. All'inizio di luglio abbiamo ricevuto una email dal Comune in cui ci si chiedeva di mettere a disposizione il campo eporedia al Centro Islam di San Grato. Non avevamo altra scelta e abbiamo detto sì. Da allora non abbiamo ricevuto nient'altro. Siamo fermi a questo e mai abbiamo incontrato il Centro Islam. Ha fatto tutto l'Amministrazione comunale richiamando un articolo della convenzione in cui si prevede che il Comune possa utilizzare 100 ore. Visto che l’impianto è fermo lo abbiamo messo a disposizione...".
Concludendo e senza tema di smentita, la festa è stata patrocinata dal Comune.
E delle due l'una... O la Lega fa il pesce nel barile, sa benissimo come sono andate le cose e sta cercando di coprirle raccontando "balle" a piene mani, o a raccontare una "balla" a loro è stato il sindaco Stefano Sertoli che si era ritrovato qualche giorno fa con una mezza rivolta tra i consiglieri di maggioranza.
Era stato Sertoli, infatti, qualche tempo fa, a dare il proprio assenso, come dice lui "mettendoci la faccia". Tra l’altro, Sertoli, nella foga di dare una spiegazione aveva comunicato in giunta che si sarebbe trattato di una festa per il Ramadam, che è tutta un’altra.
Morale? Alla fine il sindaco s’era arreso. Aveva fatto un passo indietro e s'era deciso che l'Amministrazione non avrebbe concesso alcun patrocinio, però il Centro islamico se lo avesse voluto avrebbe potuto mettersi d’accordo direttamente con l’Ivrea calcio pagando il giusto.
Il problema sono le norme anti-covid e anti-asembramento: oggi, un cortile non basta e ci va un campo o un “campo da calcio”.
“Nessuno mette in dubbio la libertà di culto – avevano osservato i consiglieri di maggioranza – Ma una cosa è la preghiera, altro cosa è la festa. Anche noi abbiamo rinunciato a tante cose a cominciare dalla patronale di San Savino…”.
Punto e a capo?
Più o meno. Nel senso che alcuni avevano anche sollevato dubbi sui contenuti della festa del sacrificio detta anche “Grande festa” o “festa del montone”
La festa del sacrificio
E’ una festività islamica che, secondo la religione, ricorda la prova di fede di Abramo a cui Dio aveva chiesto di offrire in sacrificio suo figlio Ismaele. Come raccontato nel Corano e nella Bibbia, Abramo accetta la richiesta come atto di obbedienza e solo poco prima del sacrificio di suo figlio è fermato dall’arcangelo Gabriele per volere di Dio al quale viene quindi sacrificato un montone. Come tutte le festività musulmane anche la festa del sacrificio non ha una data fissa in quanto si celebra il decimo giorno del mese lunare Dhū l Ḥijja o nei 3 giorni successivi. Secondo la tradizione islamica, nel giorno della festa il capo-famiglia sacrifica come Abramo un animale che deve essere fisicamente integro e adulto (di almeno 1 anno) e può essere soltanto un ovino, un caprino, un bovino o un camelide. L’animale viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare. La iugulazione deve essere effettuata da una persona in stato di purità legale, pronunciando una specifica formula. La carne viene quindi divisa preferibilmente in tre parti uguali: una va consumata subito tra i familiari, la seconda va conservata e consumata in seguito e la terza viene destinata ai poveri della comunità.
Il centro islamico
“Sgombro il campo da ogni fraintendimento – commenta Fedda Mustafà, l’Imam del Centro islamico – Questa festa si fa sempre fuori all’aperto. La macellazione avverrà in un macello autorizzato…”. Che è più o meno quello che c’è scritto in una nota di giugno del Ministero della Salute.
Mustafà Fedda
A Ivrea la comunità mussulmana è davvero molto attiva. S’incontra nel centro islamico di Canton Vigna, nel quartiere San Grato, in uno stabile che un tempo ospitava una tipografia.“I frequentatori sono più di 200. – ci aveva spiegato nel 2018 l’Imam – Nella nostra comunità anche una quindicina di italiani convertitisi all’Islam…”. Arrivano da Ivrea ma anche dai dintorni, da Burolo, Banchette, Strambino in generale da tutto l’eporediese, considerando che di centri islamici ce ne sono altri, a Cuorgnè, Chivasso e Feletto.
“Siamo qui dal 2005 – raccontava ancora Mustafà con l’animo di chi vuole e cerca un dialogo – prima eravano a Monteferrando e ci incontravamo in un appartamento che era diventato troppo piccolo per le nostre preghiere…”.“Abbiamo un buon rapporto con il quartiere – non aveva dubbi Fedda Mustafà – In tutti questi anni non ci sono mai stati problemi di convivenza…”.
Ed è vero che in San Grato c’è chi guarda dalla finestra o appoggiato sulla ringhiera del balcone e non pensa proprio a nulla, ma c’è anche chi di pensieri ne fa tanti.
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