Il vice questore Giorgio Pozza si congeda da Ivrea e da domani, mercoledì 1º settembre, lascerà il comando del Commissariato di Ivrea e Banchette e assumerà l’incarico di dirigente del Commissariato San Paolo a Torino. Al suo posto arriverà il vice questore Clemente Palopoli fino a ieri dirigente del Commissariato San Donato nel capoluogo piemontese.
Arrivato in riva alla Dora Baltea nel maggio 2019, Giorgio Pozza ha salutato la città tracciando un bilancio della sua attività.“In questi due anni e mezzo - dice - sono riuscito ad incidere sulla tecnologia e oggi questo è un ufficio all’avanguardia, dotato di una sala operativa e una sala interforze, rinnovato nell’introduzione di tutta una serie di strumenti per il controllo del territorio. Sulle volanti di servizio è stato appena installato il sistema “Mercurio” per la lettura targhe”.
Nel ringraziare il personale, Pozza ha ripercorso un po’ l’attività di polizia giudiziaria portata avanti soprattutto grazie all’aiuto e al supporto dell’autorità giudiziaria e del procuratore Giuseppe Ferrando (che a breve lascerà Ivrea per Novara): “Dal ladro di Pavone Canavese ucciso dal tabaccaio Iachi Bonvin allo sgombero del centro sociale Castellazzo, uno spazio che per 25 anni era stato occupato da gruppi di anarchici e purtroppo conosciuto alla cronaca per lo stupro di una minorenne. E poigli arresti dopo il rave party del 2019...”.
Purtroppo – e questa è la nota dolente – sono aumentati i reati di maltrattamenti in famiglia (16 dal giugno 2020 al maggio 2021).
“Il momento più difficile da gestire – ha ricordato – è stato il carnevale 2020 sospeso dopo la domenica di battaglia perché si stava diffondendo la pandemia ma grazie a tutte le Componenti la manifestazione è stata sospesa senza problemi”.
L’addio del vice questore Giorgio Pozza segue quello del tenente colonnello Giacomo Guida alla guida della Compagnia dei carabinieri di Ivrea, da una settimana trasferito nella Capitale a dirigere l’Ufficio Personale della Regione Lazio. Al suo posto ha preso servizio il capitano Manuel Grasso, 30 anni, in arrivo da Roma, dal comandodel Nucleo Operativo Montesacro a due passi da San Basilio, alla periferia della città, terra di spaccio e narcotraffico, con veri e propri fortini in mano alla criminalità organizzata.
Grasso è nato a Taurianova in Sicilia ed ha lavorato con i cacciatori di Calabria. «Faccio questo lavoro perché voglio stare accanto alle persone per bene, e a San Basilio ce ne sono tante che vogliono vivere tranquille», raccontava qualche tempo fa al quotidiano La Stampa. Sulla sua libreria teneva (in allora) come trofeo la lampada dell’ultimo latitante nascosto in Aspromonte da lui arrestato.
La guerra di Grasso allo spaccio nel quartiere San Basilioè una delle storie raccontate lo scorso anno sul canale Nove in “Avamposti –Dispacci dal confine” una serie tv in cinque puntate di Claudio Camarcasul lavoro dei carabinieri in alcuni quartieri e nelle piazze più difficili d’Italia. «Abbiamo scelto San Basilio perché volevamo raccontare la piazza di spaccio che per importanza e per quantitativo di droga è tra le prime d’Europa, - spiegava Camarca - e perché si trova a soli 20 minuti dal centro storico. San Basilio ci racconta l’ascesa delle narcomafie nella Capitale».
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