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Economia
11 Marzo 2026 - 22:31
“Le giornate del 6 e 7 marzo a Roma hanno rappresentato un momento importante e simbolico per il mondo agricolo italiano: centinaia di agricoltori e decine di trattori arrivati nella Capitale hanno ribadito con forza un principio fondamentale, troppo spesso dimenticato dalle politiche nazionali ed europee: il cibo non è una merce qualsiasi, ma un diritto primario delle persone. Difendere la sovranità alimentare significa difendere la dignità di chi lavora la terra, la qualità di ciò che arriva sulle tavole dei cittadini e la tutela dei territori”.
Con queste parole Alberto Deambrogio, segretario regionale per il Piemonte e la Valle d’Aosta di Rifondazione Comunista, commenta l’esito della mobilitazione nazionale che ha visto protagoniste numerose realtà del mondo agricolo, coordinate in particolare da Altragricoltura e dal coordinamento COAPI.
La manifestazione ha portato nella Capitale centinaia di agricoltori provenienti da diverse regioni italiane, con una forte presenza di mezzi agricoli, per denunciare una crisi sempre più profonda che colpisce il settore primario. Tra i temi al centro della protesta, il crollo dei redditi agricoli, la compressione dei prezzi all’origine, l’aumento dei costi di produzione e gli effetti di accordi commerciali internazionali — come quello tra Unione Europea e Mercosur — che rischiano di mettere ulteriormente in difficoltà l’agricoltura mediterranea, favorendo produzioni su larga scala spesso realizzate con standard sociali e ambientali molto inferiori a quelli europei.
“Sposiamo pienamente le ragioni e l’analisi di chi era in piazza a Roma”, prosegue Deambrogio. “Da anni assistiamo a una progressiva marginalizzazione dell’agricoltura contadina e delle piccole e medie aziende agricole, che rappresentano invece la vera ossatura del nostro sistema agricolo e che svolgono un ruolo fondamentale nella tutela del paesaggio, nella cura del territorio e nella salvaguardia delle tradizioni produttive locali. Mentre la politica nazionale continua troppo spesso a limitarsi a promesse e dichiarazioni di principio, le richieste concrete che arrivano dal mondo agricolo restano largamente inevase”.
Secondo Rifondazione Comunista, anche in Piemonte manca ancora una risposta politica adeguata alla profondità della crisi. “La Giunta regionale guidata da Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni continuano a sostenere un modello agricolo sempre più orientato verso la concentrazione industriale e le grandi filiere agroalimentari”, afferma Deambrogio. “Un modello che tende a favorire i grandi gruppi e le logiche dell’agroindustria, mentre lascia sempre più soli i piccoli produttori e le aziende familiari che, invece, garantiscono presidio territoriale, occupazione diffusa e qualità delle produzioni”.
Rifondazione Comunista chiede quindi alla Regione Piemonte di uscire dall’immobilismo e di aprire un confronto serio con le organizzazioni che hanno promosso la mobilitazione, affrontando con decisione alcuni nodi strutturali che da anni pesano sul settore.
“In primo luogo è necessario garantire un reddito dignitoso agli agricoltori, intervenendo contro le speculazioni che si sviluppano lungo la filiera agroalimentare e che spesso costringono i produttori a vendere i propri prodotti sottocosto, mentre i prezzi al consumo continuano ad aumentare. Serve una regolazione più forte del mercato e strumenti che impediscano pratiche commerciali sleali”, sottolinea Deambrogio.
Un secondo punto riguarda la difesa del territorio e delle superfici agricole. “Occorre fermare il consumo di suolo e proteggere le terre fertili dall’avanzata del cemento, della logistica selvaggia e delle grandi infrastrutture che sottraggono spazi preziosi all’agricoltura. Il suolo agricolo è una risorsa strategica e non può essere sacrificato alle logiche speculative”, prosegue.
Al centro delle richieste anche la tutela della biodiversità e dell’agricoltura contadina. “È indispensabile superare una burocrazia spesso pensata per le grandi imprese e che finisce per penalizzare i piccoli produttori, rendendo sempre più difficile portare avanti modelli agricoli sostenibili, diversificati e radicati nei territori. Difendere la biodiversità significa anche difendere le comunità rurali e la ricchezza delle produzioni locali”, aggiunge.
Infine, Rifondazione Comunista ribadisce la propria contrarietà all’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur. “Non si tratta di essere contrari agli scambi internazionali in quanto tali, ma di affermare con chiarezza che non è accettabile mettere in concorrenza diretta gli agricoltori europei con produzioni che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali. La Regione Piemonte dovrebbe assumere una posizione netta su questo tema e farsi portavoce delle preoccupazioni espresse dal mondo agricolo”, precisa Deambrogio.
“Il successo della piazza di Roma è un segnale importante”, conclude Deambrogio. “Dimostra che esiste nel Paese una volontà diffusa di cambiare rotta e di rimettere al centro il valore sociale dell’agricoltura. Senza risposte concrete da parte delle istituzioni regionali e nazionali, la mobilitazione continuerà e si rafforzerà. La terra non può essere ridotta a semplice fattore produttivo né il cibo a una merce sottoposta esclusivamente alle regole del mercato: la terra appartiene a chi la lavora e a chi ne difende il futuro”.
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