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01 Marzo 2026 - 02:31
In occasione del World Seagrass Day, la giornata mondiale dedicata alle fanerogame marine che si celebra l’1 marzo, il WWF Italia porta al centro dell’agenda politica la tutela della Posidonia oceanica, pilastro invisibile ma fondamentale del Mediterraneo.
Con l’imminente discussione al Senato del DDL A.S. 1624 sulla “valorizzazione della risorsa mare”, prevista per il 10-11 marzo, il WWF presenta una proposta di emendamenti per colmare quello che definisce un vuoto normativo non più sostenibile.
L’associazione accoglie positivamente l’intento di regolamentare meglio attività come nautica da diporto e subacquea ricreativa, ma avverte che senza l’integrazione di criteri di sostenibilità ambientale e il divieto esplicito di ancoraggio sugli habitat protetti il rischio è di aumentare la pressione antropica su un ecosistema già allo stremo, compromettendo anche le attività turistico-ricreative a esso connesse.
La Posidonia oceanica, specie endemica del Mediterraneo, è una vera e propria “fabbrica di salute” per il pianeta. Le sue praterie crescono fino a 45 metri di profondità e rappresentano hotspot di biodiversità. Secondo i dati riportati, le praterie mediterranee immagazzinano circa 540 milioni di tonnellate di carbonio, l’equivalente delle emissioni annuali di 430 milioni di automobili. Inoltre proteggono le coste agendo come barriere naturali che smorzano la forza delle correnti e riducono l’erosione costiera.
Ma i numeri della crisi sono allarmanti. Come evidenziato dal report Safeguarding Mediterranean Seagrass Meadows from Anchoring Damage, presentato dal WWF alla UN Ocean Conference 2025, solo nel 2024 sono andati perduti 50.000 ettari di prateria.
Negli ultimi 50 anni la regione mediterranea ha perso circa il 34% delle praterie di fanerogame marine, a causa di diverse minacce, in primis l’ancoraggio delle imbarcazioni, che provoca danni fisici diretti e spesso irreversibili, soprattutto alla Posidonia. L’Italia detiene la “maglia nera” per i danni da ancoraggio. Un’ancora che ara il fondale crea ferite che la natura impiega oltre 100 anni a rimarginare.
Il degrado non è soltanto ambientale ma anche economico: la distruzione di questi ecosistemi equivale a una perdita stimata di oltre 4 miliardi di euro l’anno in servizi ecosistemici mancati. Le evidenze scientifiche citate nel report sono nette: nelle aree non regolamentate si registrano perdite di prateria tra il 30% e il 50%, mentre dove vigono norme di ancoraggio i danni scendono sotto il 15%.
Nonostante la Posidonia sia già formalmente protetta da convenzioni internazionali come Berna e Barcellona e dalla direttiva Habitat 43/92 CEE, in Italia manca ancora un divieto operativo nazionale contro l’ancoraggio non regolamentato, presente solo in alcune Aree Marine Protette.
Il WWF Italia chiede che il DDL n. 1624 integri formalmente il divieto di ancoraggio nelle zone caratterizzate da habitat marini protetti e che l’uso delle imbarcazioni da diporto non determini la degradazione o distruzione della Posidonia oceanica. Inoltre, l’organizzazione sollecita il legislatore a definire sanzioni proporzionate, dissuasive ed efficaci, tenendo conto del danno ecosistemico procurato e dei costi di ripristino.
Giulia Prato, Responsabile Mare del WWF Italia, ha dichiarato: «Chiediamo di difendere in maniera decisa le praterie di Posidonia nell'interesse di tutti. Se gestito correttamente, da un ambiente marino vitale possono trarre beneficio illimitato tutte le comunità che da esso dipendono: dai pescatori artigianali agli operatori dei diving e a quelli turistici. Le scelte che facciamo oggi contano per il nostro presente e per il futuro che vogliamo lasciare.»
L’impegno del WWF si traduce anche in azioni concrete attraverso il progetto ReMaRe – Recupero Marino e costiero per comunità Resilienti, che promuove il restauro attivo e passivo degli habitat degradati lungo la costa meridionale della Puglia e l’installazione di alternative sostenibili all’ancoraggio, come i campi di eco-ormeggio. Il progetto si inserisce nella più ampia strategia mediterranea Med Blue Forest, che punta a proteggere oltre il 7,5% delle praterie di Posidonia entro il 2027.
Per il WWF la valorizzazione della risorsa mare non può prescindere dal mantenimento di un ecosistema marino in buona salute, condizione essenziale anche per settori come la subacquea e il diporto, strettamente legati a un mare pulito e vitale. L’Italia, secondo l’organizzazione, non può perdere questa occasione.
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