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Kamal Aljafari a Torino: il cinema che sfida la memoria e riscrive la storia arriva al Cinema Massimo

Retrospettiva e masterclass al Museo Nazionale del Cinema: quattro giorni per entrare nel cuore della Palestina tra immagini perdute e identità negate

The Roof

The Roof

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Il Museo Nazionale del Cinema di Torino apre le porte a una delle voci più potenti e radicali del cinema contemporaneo: Kamal Aljafari, regista e artista visivo palestinese protagonista di una retrospettiva completa in programma dal 22 al 25 aprile 2026 al Cinema Massimo. Un evento che si arricchisce con una masterclass aperta al pubblico giovedì 23 aprile alle ore 18:00, occasione per approfondire direttamente con l’autore i processi creativi e le tematiche del suo lavoro.

Figura tra le più originali del panorama internazionale, Kamal Aljafari ha costruito negli anni una poetica capace di intrecciare memoria, identità e sperimentazione visiva, lavorando su materiali d’archivio e found footage per interrogare criticamente la rappresentazione storica del Medio Oriente e restituire spazio a storie marginalizzate.

A sottolinearne la portata è il direttore del Museo, Carlo Chatrian, che spiega: «Di film in film Kamal Aljafari sta dando corpo a un personale e necessario affresco in cui presente e memoria, autobiografia e identità collettiva del suo paese sono rappresentati. La Palestina è l’alfa e l’omega di questo progetto. Un popolo e una terra, prima ancora che un’entità politica. Come a ricordare - e ricordarci - che il cinema (e la vita di cui esso è specchio) va ben oltre gli slogan e le facili contrapposizioni. Vedere uno dopo l’altro i suoi lavori significa dunque avvicinarsi, in maniera spesso dolorosa, a una esperienza di cui si parla spesso ma poco si conosce. Se il trauma dell’immagine mancante, perduta, o sottratta, è sovente al centro del racconto, Kamal Aljafari, con un gesto che ce lo rende ancora più vicino, riesce a rovesciare quest’assenza in presenza - anche solo di una traccia, di un’ombra. Come un negativo che dà modo al suo opposto di essere visto».

Nato nel 1972 a Ramla e attivo tra Europa e Medio Oriente, Aljafari sviluppa un linguaggio che si muove tra documentario, cinema-saggio e arte visiva. Le sue opere riflettono sui processi di rimozione e cancellazione, in particolare della presenza palestinese nei media e nel cinema, con un’attenzione costante alla città di Jaffa, fulcro della sua ricerca.

La retrospettiva torinese propone un percorso completo attraverso i suoi lavori più significativi. Si parte con “Visit Iraq” (2003), cortometraggio ambientato nell’ufficio abbandonato dell’Iraqi Airways a Ginevra, e “The Roof” (2006), ritratto familiare tra Ramleh e Jaffa segnato dall’immagine simbolica di una casa incompiuta. Seguono opere come “Balconies” (2007), meditazione visiva ispirata a Federico García Lorca, e “Port of Memory” (2009), racconto di una famiglia palestinese in attesa di sfratto in una Jaffa in trasformazione.

Tra i titoli centrali anche “Recollection” (2015), costruito attraverso il montaggio di film girati a Jaffa tra gli anni Sessanta e Novanta, in cui i protagonisti vengono rimossi lasciando spazio a una città svuotata ma carica di memoria. Il programma include inoltre “It’s a Long Way from Amphioxus” (2019), “An Unusual Summer” (2020), “Paradiso, XXXI, 108” (2022), “UNDR” (2024), “A Fidai Film” (2024) e “With Hasan in Gaza” (2025), testimonianza recente della vita nella Striscia attraverso materiali ritrovati.

Accanto alla produzione cinematografica, il lavoro di Kamal Aljafari si estende anche alle installazioni video, esposte in musei e gallerie internazionali, contribuendo a un dialogo continuo tra arti visive e cinema.

La retrospettiva al Cinema Massimo rappresenta così un’occasione rara per attraversare l’intero percorso di un autore che ha fatto della memoria un campo di battaglia visivo e politico, trasformando l’assenza in racconto e restituendo immagini a ciò che la storia ha cercato di cancellare.

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