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“Circle Mirror Transformation”, debutta a Torino il teatro che racconta il silenzio

Al Carignano la prima nazionale della pièce vincitrice del Pulitzer

“Circle Mirror Transformation”, debutta a Torino il teatro che racconta il silenzio

“Circle Mirror Transformation”, debutta a Torino il teatro che racconta il silenzio

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C’è un teatro che non ha bisogno di grandi effetti per lasciare il segno. Un teatro fatto di silenzi, di sguardi, di vuoti che parlano più delle parole. È da qui che prende forma “Circle Mirror Transformation”, l’opera della drammaturga americana Annie Baker che debutta in prima nazionale al Teatro Carignano di Torino il 7 aprile, con la regia di Valerio Binasco.

Uno spettacolo che arriva per la prima volta in Italia e che porta con sé il peso e la delicatezza di una scrittura premiata con il Pulitzer, capace di trasformare la quotidianità in racconto universale. Sul palco, accanto allo stesso Binasco, un cast di primo piano: Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa e Maria Trenta, per una produzione firmata Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale.

La storia è, in apparenza, semplice. Cinque sconosciuti si incontrano in una sala di provincia per frequentare un corso di teatro. Nessun grande evento, nessun colpo di scena. Eppure è proprio in questa apparente immobilità che si muove tutto. Nel corso di sei settimane, tra esercizi teatrali e momenti sospesi, emergono fragilità, desideri, legami inattesi. La vita, quella vera, fatta di piccoli scarti e trasformazioni invisibili.

È lo stesso Binasco a indicare la chiave di lettura dello spettacolo, nelle sue note di regia. «Parla di uno sparuto gruppo di allievi, quasi tutti di mezza età, in cui non succede quasi niente», osserva. Ma è proprio quel “quasi niente” a diventare materia teatrale. «Stiamo tutti a guardare cosa potrebbe succedere: ma con calma, come un viaggiatore guarda fuori dal finestrino».

Un viaggio, appunto. Non tanto nello spazio, quanto dentro se stessi. Perché, come suggerisce il regista, chi si avvicina al teatro — anche per gioco, anche senza voler fare l’attore — lo fa spesso per riempire un vuoto. «È veramente vuoto quel che sentiamo?», si chiede. Una domanda che resta sospesa, senza risposta. E che proprio per questo diventa universale.

Il tratto distintivo della scrittura di Annie Baker è il minimalismo, ma ridurlo a una semplice etichetta sarebbe limitante. Qui il minimalismo è sostanza, è scelta radicale: togliere per lasciare emergere. «Vediamo solo quel che fanno e ascoltiamo quel poco che si dicono», spiega Binasco. «La parte più profonda della loro vita possiamo solo intuirla». È la parte sommersa dell’iceberg, quella che non viene mai esplicitata ma che attraversa ogni scena.

In questo senso, “Circle Mirror Transformation” diventa uno spettacolo per attori, costruito quasi interamente sulla recitazione e sui personaggi. Un teatro che rinuncia al superfluo per concentrarsi sull’essenziale: relazioni, silenzi, imperfezioni.

E proprio nelle imperfezioni sta la sua forza. L’opera, già vincitrice dell’Obie Award e rappresentata in tutto il mondo, è un racconto sottovoce delle nostre fragilità, ma anche della possibilità di trasformazione. Non attraverso eventi straordinari, ma nei gesti più semplici, nei momenti più ordinari.

Lo spettacolo resterà in scena al Teatro Carignano fino al 19 aprile, per poi proseguire in tournée. In occasione del debutto è previsto anche un incontro con il pubblico, l’8 aprile, nell’ambito di Retroscena.

È un teatro che non urla, quello di Annie Baker. Che non spiega, non risolve, non consola. Ma che osserva. E nel farlo, restituisce qualcosa di profondamente umano: la sensazione che, anche quando sembra non succedere nulla, dentro di noi qualcosa si muove sempre.

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