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27 Marzo 2026 - 10:22
Martedì sera a Rolandini, un viaggio tra carrozze d’epoca, cavalli e storie del passato
“Siamo al verde”. Un modo di dire che tutti usano, ma che pochi sanno spiegare davvero. Eppure nasce proprio lì, nel cuore di un fanale di carrozza, quando la candela si consumava lasciando visibile il fondo verde. È da queste piccole grandi storie che ha preso vita la serata con Renato Bruzzone, ospite del Lions Club Chivasso Host, martedì sera a Rolandini, frazione di Verolengo.
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Avvocato piemontese attivo nel territorio del Canavese, Bruzzone è conosciuto a livello locale non solo per la sua professione, ma anche per una forte passione per il mondo equestre. Nel tempo si è distinto per la sua collezione di carrozze d’epoca, alcune di grande valore storico, che lo hanno reso una figura curiosa e riconoscibile nella zona.

Bruzzone non ha semplicemente raccontato le carrozze: ha aperto una porta su un’epoca intera, offrendo un viaggio tra cavalli, viaggi d’altri tempi, costume e linguaggio, capace di sorprendere proprio perché ancora incredibilmente vicino a noi. “Non riuscirò a dire tutto, ci vorrebbe un’intera giornata”, ha ammesso all’inizio del suo intervento. Eppure, anche in quello che lui stesso ha definito “il Bignami del Bignami”, è riuscito a lasciare il segno, scegliendo non la tecnica ma ciò che resta impresso: immagini, storie brevi e dettagli.
Al centro, naturalmente, le carrozze. Per secoli non solo mezzo di trasporto, ma motore di cambiamento: hanno influenzato l’urbanistica delle città, il modo di viaggiare e persino il linguaggio. "Ancora oggi, senza accorgercene, ne portiamo traccia: chiediamo “quanti cavalli ha” un’auto, e in treno sentiamo dire “signori, in carrozza”, mai “in vagone”, spiega.
Il racconto è andato oltre: dalle tradizioni legate all’abbigliamento – come il cilindro, con le sue regole e varianti – fino alla storia della posta e del viaggio, Bruzzone ha costruito un percorso libero, seguendo il filo dei ricordi e della passione.
Protagonisti silenziosi ma fondamentali, i cavalli non erano semplici animali da traino, ma parte viva di un sistema fatto di equilibrio, tecnica e intesa con il cocchiere. Un mondo complesso, oggi poco conosciuto, che per secoli ha scandito la vita quotidiana.
Durante la serata è stato presentato anche un libro di Bruzzone, "Il tempo che fu" dedicato alle passeggiate in carrozza tra territorio e storia: dai dintorni del Canavese al Castello di Agliè, dal Castello di San Giorgio fino alle ville storiche della Lombardia. Un racconto di esperienze vissute, nato proprio dalla sua passione per questo universo.
L’intervento è stato costruito senza uno schema rigido, “saltando da una parte all’altra”, come lui stesso ha detto, ma proprio per questo autentico e coinvolgente. Un’immersione in un mondo fatto di dettagli, gesti e parole che continuano a vivere.
Per secoli le carrozze hanno rappresentato molto più di un semplice mezzo di trasporto: erano simbolo di prestigio, innovazione e cambiamento. Trainate da cavalli addestrati, veri protagonisti del viaggio, hanno accompagnato la vita quotidiana e contribuito a trasformare le città, influenzando l’urbanistica, il costume e il linguaggio. Dal Rinascimento fino all’Ottocento, hanno segnato un’epoca, lasciando tracce ancora oggi visibili.
Questo patrimonio storico e culturale è custodito e valorizzato in luoghi come il Museo Storico dell’Arma di Cavalleria di Pinerolo, dove è possibile ammirare carrozze d’epoca, uniformi e testimonianze legate al mondo equestre. Un punto di riferimento importante per comprendere l’evoluzione di questi mezzi e il ruolo fondamentale dei cavalli nella storia.
Un’eredità che continua a vivere non solo nei musei, ma anche nella memoria e nelle passioni di chi, ancora oggi, racconta e mantiene viva la storia delle carrozze e dei cavalli.

Renato Bruzzone, Anna Anrò e Bruno Pasteris

Il comandante della Polizia Municipale di Verolengo, Franco Lomater


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