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Da fabbrica abbandonata a quartiere del futuro: Druento cambia volto con un progetto da 25 milioni

Dalla Mantovani & Serazzi un nuovo quartiere tra inclusione, verde e servizi: rivoluzione urbanistica alle porte di Torino

Druento cambia pelle

Druento cambia pelle: l’ex fabbrica diventa una “città olistica” da 25 milioni (foto archivio)

Dove per decenni si producevano cavi e lavoro, ora nascerà un quartiere pensato per le persone. L’ex stabilimento Mantovani & Serazzi, fermo dal 2013, si prepara a una trasformazione radicale: da simbolo dell’industria del dopoguerra a modello di rigenerazione urbana orientato al benessere e all’inclusione.

L’operazione, resa possibile dalla variante urbanistica approvata dal Comune, rappresenta uno degli interventi più significativi dell’area torinese, con un investimento superiore ai 25 milioni di euro. Non si tratta di una semplice riqualificazione edilizia, ma di un progetto che punta a ridefinire il rapporto tra spazio urbano, ambiente e comunità.

Per anni, quei capannoni con le coperture a shed e i piazzali asfaltati hanno segnato il paesaggio di Druento, lasciando dopo la chiusura un vuoto non solo fisico ma anche sociale. Ora quel vuoto diventa terreno fertile per una nuova idea di città: un luogo dove abitare, lavorare e vivere si fondono in un equilibrio più sostenibile.

Il progetto ridisegna completamente l’area, che si estende su oltre 32mila metri quadrati. Uno degli elementi più rilevanti è la riduzione della volumetria: dai quasi 80mila metri cubi dell’ex complesso industriale si passerà a circa 44mila, poco più della metà. Una scelta che segna un cambio netto rispetto al passato, privilegiando spazi aperti e qualità ambientale rispetto alla densità edilizia.

Il nuovo quartiere sarà composto da residenze, servizi, attività commerciali di vicinato e spazi dedicati al terziario, in un mix pensato per favorire la vivibilità quotidiana. Ma il cuore del progetto non sta solo nella distribuzione delle funzioni, bensì nella filosofia che lo guida: mettere al centro la persona.

In questa visione, lo spazio urbano diventa uno strumento di inclusione. Percorsi accessibili, aree condivise e servizi dedicati sono pensati per rispondere alle esigenze di una popolazione eterogenea: anziani, famiglie, persone con disabilità e cittadini in situazioni di fragilità. L’obiettivo è costruire un ambiente capace di accompagnare le diverse fasi della vita, riducendo le barriere e favorendo la partecipazione.

Un altro elemento chiave è rappresentato dal verde. Le superfici permeabili aumenteranno in modo significativo, superando i 10mila metri quadrati e arrivando a coprire circa un terzo dell’intera area. Questo non solo migliorerà la gestione delle acque piovane, ma contribuirà a creare un microclima più equilibrato e a favorire la biodiversità.

Il progetto guarda anche oltre i confini dell’area interessata. La riqualificazione punta a rafforzare il collegamento con il Parco della Mandria, uno dei polmoni verdi più importanti della regione, e a migliorare l’accesso sud di Druento, rendendo il quartiere un punto di connessione tra il territorio locale e l’area metropolitana torinese.

Accanto agli aspetti ambientali, c’è anche un lavoro di recupero e reinterpretazione dell’esistente. Alcuni elementi della vecchia struttura industriale verranno valorizzati e integrati nel nuovo contesto, creando un dialogo tra memoria e innovazione.

Quella che prende forma è dunque una trasformazione che va oltre l’urbanistica tradizionale. Non si tratta solo di costruire nuovi edifici, ma di sperimentare un modello di città in cui le diverse dimensioni della vita quotidiana – abitare, lavorare, socializzare – convivono in modo armonico.

La fine della stagione industriale lascia così spazio a una nuova identità per Druento: più aperta, sostenibile e attenta alla qualità della vita. Un passaggio che segna un cambiamento profondo nel modo di pensare lo sviluppo urbano, trasformando un’area dismessa in una risorsa collettiva.

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