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Oriente e Occidente si incontrano: il Museo Garda riscrive le sue collezioni

Dal Kachō giapponese al dialogo tra sacro e profano della collezione Guelpa Croff: da sabato 17 gennaio 2026 nuovi allestimenti al Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea

Oriente e Occidente si incontrano: il Museo Garda riscrive le sue collezioni

Oriente e Occidente si incontrano: il Museo Garda riscrive le sue collezioni

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C’è un museo che sceglie di non limitarsi a “esporre”, ma di raccontare. Di fermare il tempo, rallentarlo, metterlo in dialogo. È il Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea che, da sabato 17 gennaio 2026, apre al pubblico un nuovo allestimento capace di attraversare continenti, secoli e sensibilità, intrecciando l’arte orientale giapponese e la grande tradizione figurativa europea in un confronto silenzioso ma densissimo di significati

Il nuovo percorso dedicato alla collezione orientale ruota attorno al tema Kachō, “fiori e uccelli”. Un’espressione che nella cultura giapponese non indica un semplice genere decorativo, ma una visione del mondo. Qui la natura non è ornamento, ma linguaggio: le fioriture segnano il passare del tempo, gli uccelli raccontano le stagioni, la vita che si consuma e quella che ritorna. In mostra una selezione preziosa di opere provenienti dalla collezione di Pier Alessandro Garda: lacche maki-e finemente decorate, ventagli ricamati, piatti cloisonné, incensieri in bronzo, tessuti, dipinti su carta e su seta. Oggetti che parlano sottovoce, ma con una forza poetica che non ha bisogno di spiegazioni.

Gru accostate al pino, passeri tra il bambù, il falco posato, la fenice accanto alla paulonia: ogni associazione segue codici precisi, tramandati nei secoli, in cui estetica e simbolo coincidono. Il visitatore è invitato a guardare la natura non da fuori, ma da dentro, come parte di un ritmo che non concede repliche. Un bocciolo che si apre, un’ala che increspa l’aria, un riflesso sull’acqua: frammenti di un racconto che cambia continuamente, come il tempo stesso.

Il nuovo allestimento porta con sé anche una novità importante: l’esposizione di opere mai mostrate prima, restaurate tra dicembre 2025 e gennaio 2026 dalla Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali La Venaria Reale. Interventi delicati, soprattutto sui tessuti, che restituiscono al pubblico lavori rimasti finora in silenzio. E il percorso non è concluso: nei prossimi mesi si aggiungerà una scatola in lacca decorata con un falco sul posatoio, al termine di un complesso restauro.

Accanto all’Oriente, l’Europa. Accanto alla natura come ritmo cosmico, l’uomo e il suo rapporto con il sacro e il profano. Il museo presenta infatti una rinnovata selezione di opere della Collezione Guelpa Croff, patrimonio arrivato a Ivrea grazie alla volontà testamentaria di Lucia Guelpa. Una collezione che affonda le sue radici nella passione di Abdone Croff (Milano, 1893–1946), collezionista colto, mecenate raffinato, capace di spaziare dall’arte antica a quella contemporanea, dal design all’oreficeria, dalle arti applicate alla pittura.

Dopo la tragedia del 1946, che vide la scomparsa di Croff, della moglie Adele e del figlio Livio, l’eredità passò a Lucia Guelpa, che scelse di legare per sempre questo patrimonio alla città di Ivrea. Oggi quella scelta torna a parlare al pubblico attraverso un percorso costruito sul dialogo tra devozione e quotidianità. I ritratti attraversano i secoli – dal Ritratto d’uomo di Annibale Carracci fino alle opere di Pietro Annigoni – e si affiancano a immagini di intensa spiritualità: la Crocifissione con santi di Giovanni del Biondo, la Predica di San Francesco agli uccelli di Annigoni, un San Sebastiano di scuola caravaggesca.

Ne emerge una narrazione stratificata, dove il sacro non è mai distante dalla vita reale, e il volto umano diventa luogo di incontro tra fede, identità e tempo storico. Un percorso che restituisce tutta la complessità dell’esperienza umana, fatta di materia e spirito, di intimità privata e tensione verso l’assoluto.

Con questo nuovo allestimento il Museo Civico P.A. Garda non si limita a rinnovare le sale, ma propone una diversa postura dello sguardo. Oriente e Occidente, natura e figura, sacro e profano dialogano senza sovrapporsi, ricordandoci che l’arte, prima di tutto, è un esercizio di attenzione: al mondo, ai suoi ritmi, alla sua bellezza fragile e irripetibile. I nuovi allestimenti sono visitabili a partire da sabato 17 gennaio 2026 nelle sale del museo di Ivrea.

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