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CHIVASSO. Così la politica ha ucciso la linea ferroviaria Chivasso-Asti

All’inizio del mese si è svolto in Regione l’ennesimo incontro per “salvare la Chivasso Asti”.  Con la partecipazione degli assessori Francesco Balocco e Gianna Pentenero. La linea è chiusa dal 2011 e le prospettive di riapertura non sono rosee. 

Ma chi ha ucciso la Chivasso Asti? O meglio: come si uccide una ferrovia? Dopo il tragico incidente ferroviario di Andria, lo ha raccontato benissimo un giornale nazionale parlando in generale del lento degrado e successivo abbandono delle linee locali: una frana cade sui binari, i treni non possono più passare, nessuno interviene a rimuoverla, cominciano a viaggiare gli autobus “sostitutivi”, i politici fanno tante promesse ma la frana resta lì, gli autobus temporaneamente sostitutivi diventano permanenti, e quella ferrovia diviene un rottame da abbandonare. 

Qualcosa di simile è avvenuto per la Chivasso Asti alcuni anni fa. Due gallerie sono da riparare. Per metterle in sicurezza ci vogliono 700.000 euro. Sono 700 mila euro, non milioni. Ma non si trovano. La Regione non li ha, così dicono. I soldi per comprare le mutande di Cota e il tosaerba di Tentoni c’erano, come c’erano le centinaia di migliaia di euro svaniti nella “rimborsopoli” piemontese, ma quelli per far ripartire la Chivasso Asti no. 

Il servizio viene sospeso nel dicembre 2011 e non è mai ripreso. Un giorno riprenderà? Lo chiedemmo alla Regione. Ci risposerò così: ormai sulla linea salivano pochi viaggiatori e per quei quattro gatti sarebbero sprecati i soldi per riaprire la linea. Beh, certo che i viaggiatori erano diventati pochi. Da tempo, da anni, molto prima delle gallerie da riparare, il servizio era lentamente peggiorato: sempre meno corse dei treni e per conseguenza sempre più pendolari che usavano gli autobus sulla strada della Valle Cerrina. A fronte del disservizio ferroviario chi va a scuola e al lavoro alla fine sceglie l’autobus oppure l’auto. Così la ferrovia muore, senza che la politica muova un dito. Non hanno mosso un dito né la destra di Cota né la cosiddetta “sinistra” di Chiamparino. Invece di cercare di salvarla, i politici – Beppe Bava in testa, allora presidente del Parco del Po – si inventarono il “bicigrill” di Lauriano, nella prospettiva di sostituire i binari con una “ciclovia”. Dal canto suo l’assessore regionale al turismo Alberto Cirio voleva trasformare in piste ciclabili i “rami secchi” delle ferrovie locali: bastava stendere delle pannellature di gomma sui binari. Sì, l’ecologica gomma in mezzo al verde delle colline: un colpo di genio per attirare turisti “amanti della  natura”.  Che cosa fu la gloriosa Chivasso Asti fino a trent’anni prima ce lo raccontò in quegli anni Liliana Roggero, pensionata di Lauriano. 

Raccolti i pendolari della collina, i convogli proseguivano da Chivasso fino a Torino senza fermate. Il marito e i figli della signora Roggero salivano sul treno alle 7 e alle 8 erano al lavoro o a scuola a Torino. Torniamo all’incontro in Regione di qualche giorno fa. Mario Corsato, sindaco di Cavagnolo, ne è uscito scettico. Certo che è scettico: conosce i suoi polli. Che sono i politici che in questi decenni si sono girati dall’altra parte e hanno lasciato morire, o meglio hanno ucciso, la Chivasso Asti. Per quale ragione dovremmo credere che adesso la vogliano davvero risuscitare? 

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