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SETTIMO TORINESE. “La memoria non si insegna e la storia ci aiuta a capire” (VIDEO)

SETTIMO TORINESE. Dallo scorso giovedì 27 gennaio, Giorno della memoria, a Settimo Torinese vi sono due pietre d’inciampo che rendono omaggio a Carlo Mazzi e Domenico Rossato, padri di famiglia e antifascisti, morti nel 1944 a Gusen, un sottocampo di Mauthausen. Le ha collocate la sezione «Guerrino Nicoli» dell’Anpi, essendo presenti i famigliari delle due vittime, le autorità comunali, la polizia municipale in alta uniforme, col gonfalone civico, le scuole «Giacomo Matteotti» e «Canonico Luigi Paviolo» (Enaip), la direzione e la rappresentanza sindacale unitaria della Olon, le associazioni d’arma e numerosi cittadini.

Per l’Anpi, a fare gli onori di casa, evidenziando l’importanza della duplice iniziativa, è stata Marta Rabacchi. «Il primo a ricostruire l’attività antifascista dei due settimesi – ha chiarito – fu Giovanni Boccardo, il partigiano garibaldino Vinicio, dipendente della Farmaceutici Italia, il quale, nelle sue memorie pubblicate nel 1975, espose le ragioni della scelta di Mazzi e Rossato, narrando le circostanze dell’arresto e i successivi eventi».

La città di Settimo era rappresentata da Elena Piastra, sindaca, e da Carmen Vizzari, presidente del consiglio comunale. «Grazie all’Anpi, la nostra città – ha detto Vizzari – entra in una sorta di museo diffuso che si ramifica nell’intera Europa. Le pietre sono ormai decine di migliaia e rappresentano un “inciampo emotivo” che ci ricorda l’orrore di quegli anni e restituisce la memoria di coloro che furono privati della vita e dell’identità». «Mazzi e Rossato – ha aggiunto Piastra – fecero una scelta: difendere il diritto della collettività anche a costo di perdere tutto. A noi spetta il compito di riscoprire il valore e la forza di quella scelta». Gli stessi concetti sono stati ribaditi da Laura Coppi, direttore dello stabilimento Olon, già Farmitalia, dove Carlo Mazzi lavorava.

Molto apprezzati sono stati gli interventi delle scolaresche, coordinate dai rispettivi insegnanti. Gli alunni della scuola media, coordinati dalle docenti Daniela Zambelli e Carolina D’Avino, hanno letto il giuramento dei sopravvissuti di Mauthausen: «Grazie allo sforzo comune di tutti i popoli, il mondo è stato liberato dalla minaccia nazista: noi dobbiamo considerare la conquistata libertà come un bene comune. La pace e la libertà sono la garanzia della felicità dei popoli». 

Gli alunni dell’Enaip hanno condiviso alcune loro riflessioni, quindi, guidati dalla professoressa Maria Sabatino, hanno intonato «Bella Ciao».

A concludere entrambe le cerimonie è stato Silvio Bertotto, il presidente dell’Anpi. «Chi sono Mazzi e Rossato?», si è domandato. «Due nostri concittadini illustri – ha puntualizzato – i quali, in circostanze drammatiche per la nostra Italia, non si sono sottratti a una scelta difficile, pagandone le conseguenze. Le due pietre d’inciampo costituiscono un monito per tutti noi».

Si è nuovamente parlato delle pietre d’inciampo e di come trasmettere la memoria durante il consiglio comunale tenutosi lo stesso 27 gennaio. Invitato dalla presidente Vizzari, Bertotto ha sostenuto che il Giorno della memoria è troppo serio per essere demandato alla nebulosa delle emozioni e dei sentimenti: «Al fine di evitarne la progressiva perdita di forza e di efficacia, un pericolo che sempre si profila quando la memoria viene istituzionalizzata e ritualizzata, occorre puntare sulla competenza storica, facendo opera d’intelligenza e di verità».

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