Al Borghetto, a due passi dal ponte vecchio, una targa dedicata allo scrittore Giorgio Scerbanenco. E’ stata scoperta nel primo pomeriggio di sabato scorso. Ivrea lo celebra nell’anno di “Città capitale del libro” ma anche perchè nel 1951 ambientò parte del romanzo “Innamorati” sotto le rosse torri.
Un evento fortemente voluto e organizzato dall’Associazione culturale “Ivrea A Roma” presieduta da Giuseppe Rao. Presenti il figlio dello scrittore Alberto Scerbanenko, autore di “Le cinque vite di Giorgio Scerbanenco” (Feltrinelli Editore) in cui si racconta la vita, le opere dello scrittore e i ricordi degli anni trascorsi con il padre, ma anche la vicesindaca Elisabetta Piccoli, l’assessora Costanza Casali, il deputato Alessandro Giglio Vigna, il presidente di Banca d’Alba Tino Ernesto Cornaglia, il presidente di Confindustria Paolo Conta e Andrea Mazzola per i Tuchini del Borghetto.
In Sala Santa Marta la mostra di pittura e arte grafica dedicata allo scrittore, con l’esposizione di opere di Lauro Benedetto, Luca Cristiano, Caio Getto, Lino Ricco, Marco Angelo Pepè, Luisa Romussi.
Giorgio Scerbanenco (nome d’arte di Volodymyr-Džordžo Šcerbanenko), a cui si dedicata la targa, è nato nel 1911 a Kiev, al tempo Russia imperiale, ed è ritenuto il padre del genere letterario “noir” in Italia.
Lo scrittore è conosciuto dal grande pubblico innanzitutto per il romanzo Milano Calibro 9, che ha avuto un adattamento cinematografico da parte del regista Fernando Di Leo, con la colonna sonora scritta dal Premio Oscar Luis Bacalov e interpretata dal gruppo di Rock Sinfonico – Progressive “Osanna”.
Nel 1950-1951 Scerbanenco, firmandosi John Colemoore, scrisse il romanzo a puntate “Innamorati”, pubblicato sul settimanale “Novella” e, successivamente, in forma integrale, dall’editore Rizzoli. Il libro è stato ripubblicato nel 2004 da Sellerio con il titolo “Rossa” (entrambe le edizioni sono fuori commercio)..
“Innamorati” appartiene al periodo genere “rosa” dello scrittore. Parte del racconto è ambientato ad Ivrea, proprio nel rione “Borghetto”. Si narra di Roy Vegas, soldato americano del Nuovo Messico, e di Lina Maria, giovane donna romana, giunti ad Ivrea – risiedevano all’Hotel Aquila Antica – durante la Seconda guerra Mondiale. Lina Maria rimane in stato di gravidanza a seguito di uno stupro. La giovane è devastata: si tuffa nelle acque della Dora Baltea con una pietra legata al corpo, probabilmente a simboleggiare il peso e il senso di impotenza che si erano impadroniti di lei dopo la violenza subita. Roy Vegas, che aveva tentato, inutilmente, di sopire il dolore della fidanzata, rimarrà sconvolto per il gesto di amore estremo della compagna. Lo scrittore Nino G. D’Attis ha commentato: “Roy Vegas, ex soldato che porta dentro di sé le cicatrici di una tragedia accaduta ad Ivrea, in Italia. Il suo ritorno a casa è quello di un morto che cammina…”
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