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VICO CANAVESE. Trovato il corpo in decomposizione di Alberto Pastore

I carabinieri della compagnia di Ivrea hanno ritrovato ieri mattina, intorno alle 11, in località Novareglia di Vico Canavese nel Comune di Valchiusa,  il cadavere di un uomo di 71 anni in avanzato stato di decomposizione. Alberto Pastore, secondo un primo riscontro del medico legale, sarebbe morto per cause naturali a maggio dello scorso anno. E’ stato ritrovato all’interno dell’abitazione dove viveva solo. A far scattare il controllo dei militari e dei vigili del fuoco è stata la denuncia presentata dalla figlia, che da tempo vive all’estero e la cui ultima telefonata al padre risale al maggio del 2021, nel giorno del suo compleanno. Alberto Pastore era originario di Valchiusa. “Era nato lì, in quella casa dove è stato trovato morto - racconta il sindaco Giuseppe Gaido - Non aveva grossi contatti con il mondo esterno. Era separato dalla moglie e l’unica figlia vive da molti anni in Francia, a Parigi. Non aveva rapporti neppure con i suoi fratelli”. “Diversi anni fa era stato vittima di un brutto infortunio sul lavoro e credo avesse una pensione di invalidità - racconta ancora Gaido - Era rimasto vivo per miracolo. Lavorava come operaio in un’azienda del territorio ed era stato colpito da una scarica elettrica da 15mila volt”.  Un infortunio che l’aveva segnato profondamente, fino a ritirarsi completamente in quella casa dalla quale aveva chiuso la porta a tutto e tutti.  E qui finisce la cronaca, resta il silenzio. Perchè di questo si tratta. Il silenzio nel tempo del Covid. Un silenzio da tramandare ai posteri insieme alla solitudine di chi è stato lasciato solo o di chi ha deciso di vivere da solo, come aveva scelto Gaido, lassù in Valchiusa, nell’umile casa che gli aveva dato i natali, altro che baracca, come qualche sito internet l’ha definita. Solo e lontano dal mondo a rimirar le stelle, a respirare l’aria gelida dell’inverno e fresca dell’estate. Chiuso in quelle quattro mura, nel silenzio di una vallata che è rimasta zitta anche dopo la notizia della tragedia, senza troppo disturbare il silenzio in cui quell’uomo s’era volutamente circondando per un anno intero.  Una scelta che in pochi farebbero ma che lui aveva fatto, probabilmente senza mai troppo pensare ai risvolti negativi che lo stare da soli e isolati dal resto del mondo comporta. Solo, lontano dagli occhi di tutti, lontano dai rumori assordanti della civiltà, dallo stress dei telegiornali, dagli ospedali, dai Tg, dallle guerre annunciate e dalle proteste dei No-Vax. Una scelta di vita. Una scelta a tratti surreale. Un mondo parallelo ricco di significati. Ma il ritrovamento del cadavere fa notizia anche per il tempo che è passato dall’ultima telefonata al ritrovamento del cadavere. E ci si chiede se la figlia “parigina” lo abbia davvero mai cercato o se lo abbiano mai cercato i parenti. Ci si chiede quando la denuncia è arrivata sulla scrivania dei  carabinieri e delle forze dell’Ordine e quando si è deciso di aprire quel cancello. Il tutto in un lento scorrere dei minuti, delle ore, dei giorni, delle settimane e dei mesi e ne sono passati addirittura nove. Ma forse la verità è che il mondo s’era dimenticato di lui ancor prima che lui si dimenticasse del  mondo... Liborio La Mattina Maria Di Poppa
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