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RIVAROLO. Vittone e Ponchia raccontano "Rivarolo Sostenibile" (VIDEO)

RIVAROLO. I temi della sostenibilità e dell’ecologia cari a "Rivarolo Sostenibile" sono ormai al centro dell’attenzione. I media ne parlano, i giovani si attivano per portarne avanti i valori, i più anziani li valutano con un occhio tra lo scettico e il comprensivo. C’è però una questione che non viene quasi mai sollevata: la diversità degli approcci alla tematica della sostenibilità. Non c’è un’ecologia, ma tante ecologie che nascono da pratiche e da retroterra culturali talvolta completamente diversi. C’è l’ecologia orientata alla transizione energetica: è un tipo di approccio ormai integrato nei discorsi (e talvolta anche nelle pratiche) di tante istituzioni europee. L’immaginario che restituisce è quello di un capitalismo “green”, che converta la grande produzione verso metodi e oggetti meno inquinanti. Un’ecologia riformista e dai tempi politici lenti. C’è poi chi critica questa lettura dei problemi ambientali: è l’ecologia più radicale, che si fonda sull’idea per cui la transizione ecologica non possa avvenire senza una radicale revisione del modello di sviluppo economico su cui è fondata la società europea. In altri termini, mentre gli ecologisti più moderati pensano che modificando qua e là il capitalismo questo si possa rendere più sostenibile, gli ecologisti radicali pensano che il capitalismo vada superato. Spesso questo approccio si accompagna a una critica globale dell’economia, e si focalizza anche su temi quali i diritti sindacali o il lavoro femminile. C’è poi un tipo di approccio, meno moderato del primo, ma più moderato del secondo, che guarda alla sostenibilità come parte di un progetto “locale”. Le realtà che lo portano avanti tendono a valorizzare la cultura dell’acquisto di prodotti a filiera corta o a kilometro zero e la promozione del territorio. Spesso si oppongono a tutte quelle grandi opere che potrebbero avere un impatto ambientale devastante sulle piccole realtà agricole o sulla vivibilità di piccoli centri e paesi. “Rivarolo Sostenibile”, realtà politica e culturale esistente sul territorio rivarolese dal 2014, potrebbe essere inquadrata in quest’ultima categoria? Per fornire al lettore gli strumenti per capirlo abbiamo intervistato due sue rappresentanti al consiglio comunale di Rivarolo: Sandra Ponchia e Marina Vittone. Da quali esigenze politiche e culturali nasce Rivarolo Sostenibile? Il nostro è un progetto civico che nasce nel 2014 dall’esigenza dei cittadini di poter esprimere i propri bisogni. Ci presentammo lo stesso anno con “Rivarolo Sostenibile con Vittone”. Si lavorò per cinque anni in maniera coinvolgente e così ci siamo ricandidati nel 2019. Grazie alla nostra base di attivisti conduciamo tante battaglie in consiglio comunale e facciamo proposte per la nostra città. Quali temi vi stanno più a cuore? Sicuramente, in primis, la raccolta differenziata. In consiglio abbiamo portato una mozione per la raccolta degli oli esausti. La mozione è stata riproposta due volte ed è poi stata accolta. Ciononostante abbiamo solo una postazione di collezione e gli oli vengono raccolti in bottiglie di plastica, mentre dovrebbero esserci sono i bidoni. C’è poi la promozione delle attività di produzione locale. Una buona iniziativa già in atto è il mercato del venerdì organizzato dai Coltivatori Diretti, anche se quest’anno non ha riscosso il successo che speravamo. Ad ogni modo, iniziative come queste sono fondamentali e vanno implementate. Un’altra attività è legata al commercio cittadino. La nuova legge regionale ha istituito i Distretti Urbani del Commercio e Rivarolo ha ricevuto 50mila euro da riversare proprio sulle attività locali. Tanti comuni hanno addirittura un portale in cui le attività del posto possono pubblicizzarsi; a Rivarolo invece un portale del genere manca: lo immaginiamo come un luogo virtuale in cui le piccole aziende fanno promozione turistica. Ed è proprio la promozione turistica un altro tema che ci sta molto a cuore. Rivarolo ha tutte le carte in regola per essere una città turistica. Ci sono beni culturali e architettonici come il castello di Malgrà che vanno valorizzati, così come abbiamo tanti volontari che portano avanti le loro attività culturali e di promozione del territorio. A nostro avviso la città di Rivarolo dovrebbe inserirsi nel giro del turismo torinese, mentre oggi manca un po’ questa rete di collegamento. Facciamo anche una buona attività di promozione libraria, e l’assessorato alla cultura lavora molto bene, mentre sul turismo si lavora molto poco. E questo è un male, perché potrebbe avere una buona ricaduta socioeconomica. Per finire, lo sport: a Rivarolo ci sono diversi impianti che hanno delle carenze strutturali, ma noi pensiamo che lo sport debba essere promosso a tutto tondo. Cosa potrebbe fare di più la giunta Rostagno? Gradiremmo un maggiore confronto e un maggiore interessamento verso le proposte che arrivano dalle minoranze. Rimaniamo convinti che se la maggioranza accettasse e condividesse le proposte delle minoranze compirebbe un atto di maturità. Questo però non sta avvenendo: abbiamo presentato tante iniziative che non sono state recepite nonostante abbiano ricevuto parere positivo dal Consiglio. Un esempio è il progetto che abbiamo portato avanti sul regolamento dei beni comuni e sui patti di collaborazione coi cittadini. Il progetto prevede che i cittadini possano dare una mano nella gestione della città compiendo piccoli lavoretti. Ma le tempistiche sono molto lunghe. Tanti altri comuni lo hanno attuato, noi no. Per questo e per tante altre iniziative vorremmo essere più coinvolti e gradiremmo il confronto con l’Amministrazione. In più, vorremmo che la pandemia non diventasse una scusa per non fare e per non migliorare la città: abbiamo bisogno di maggiori servizi e di realizzarli velocemente. Bisognerebbe anche curare e manutenere l’esistente, specialmente l’arredo urbano e le infrastrutture generali della città. Ci sono tante aree periferiche e centrali che sono in totale abbandono, e questo è veramente degradante per Rivarolo. Ci va una maggiore attenzione per tutte le zone lasciate a sé stesse.
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