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SAN MARTINO. Il furgone dei gelati “A la moda veja” che parte dall’Olanda

Una bella coppia, un furgoncino Fiat del ‘78 che viene dall’Olanda e il gelato fatto alla vecchia maniera. Cosa c’entrano queste cose insieme? Ora lo capirete. É il 2015, quando Marco Vercellino e Inga Kucerenko, di San Martino, decidono di lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale. Inga è rimasta a casa dal lavoro perché è incinta e suo marito Marco pensa insieme a lei di cambiare qualcosa nella loro vita. Dopo un po’ di tempo arrivano alla soluzione. Apriamo una gelateria, ma non la classica gelateria, una gelateria in movimento. Lei decide così di studiare alla Carpigiani (l’Università del Gelato) e si specializza a Parigi, Marco invece avendo già un altro lavoro si occupa esclusivamente della parte commerciale del progetto. La loro intuizione è decidere di portare il gelato dalle persone per non dover aspettare che le persone vengano a comprare il gelato. Così al posto di aprire una gelateria aprono un laboratorio artigianale, comprano un Piaggio Porter che trasformano in furgoncino gelato e iniziano la loro attività: “A la moda veja”, così decidono di chiamarlo, unisce proprio la tradizione del gelato fatto come una volta e venduto come una volta; cioè per strada. Come sottolinea Marco “una volta si andava dove c’era la gente, anche con i carretti proprio, così mi sono detto, proviamo a percorrere quella strada, in fondo se si è fatto prima non è mai sbagliato, c’è sempre qualcosa di buono, la storia è ciclica”. Così tutto è partito, nel frattempo ogni anno aggiornano e controllano il loro gelato grazie ad un maestro della Carpigiani. L’investimento importante nei macchinari per il laboratorio, unito alla grande preparazione e abilità per il gelato di Inga, fanno crescere sempre di più la qualità del loro prodotto. Negli anni si classificano primi in Piemonte e terzi a livello italiano al Gelato World Tour con il loro gelato alla ricotta, melata di miele e noci: tutti ingredienti genuini e del territorio. Iniziano a girare e farsi conoscere sempre di più, vengono invitati a sagre, eventi, cerimonie, mercatini e in molte altre occasioni. La loro piccola flotta di mezzi cresce; dopo il primo furgone si fanno produrre, da una start-up, una bicicletta (triciclo) per gelati, perfetta per le sagre. Poi arriva il meglio. Nel dicembre del 2019 - poco prima che la pandemia cambiasse completamente le nostre vite - si lanciano nell’ultimo acquisto. Su internet trovano un’ex gelatiere olandese che va in pensione e vuole cedere il proprio furgone-gelati della Fiat, classe ‘78, della Whitby Morrison, che è la più grande azienda al mondo che crea furgoni-gelato. Un mezzo molto bello quanto raro, infatti ne esistono solo più tre disponibili di cui uno esposto in un museo in Germania. I due corrono in Olanda a vederlo durante le feste di Natale e scatta l’amore a prima vista. Dopo una trattativa complessa decidono di acquistarlo. Ora il cerchio è chiuso; gelato alla vecchia maniera, bicicletta e furgoncino vintage. “Era un sogno che avevo - dice Marco - anzi che avevamo entrambi”. Tutto perfetto, se non fosse che tre mesi dopo arriva qualcosa fuori completamente dal loro controllo. Il covid cambia i piani di tutti, ma Inga e Marco non si perdono d’animo e con la tenacia che li contraddistingue cercano subito soluzioni pratiche. Si adattano in fretta alla situazione e il loro modo di vendere gelato si rivela un vantaggio competitivo. Se le persone non possono muoversi sono loro a poterlo fare, come ci racconta Marco, visibilmente emozionato e con gli occhi lucidi, ricordando un episodio del primo lockdown.
Potevamo lavorare solo a domicilio in quel momento, Io arrivai a Favria da un amico che mi chiese del gelato dicendomi che avrebbe voluto portarlo a sua sorella che di lì a momenti avrebbe partorito. Lui non poteva muoversi ma da padrino avrebbe voluto portare il regalo al bambino. In quel momento gli spostamenti non erano consentiti anche se abitava relativamente vicino, ovvero a Salassa. Così mi chiese di fargli un piacere; ovvero di portare il regalo per il bimbo di sua sorella, sapendo che anche lei ci aveva ordinato il gelato. Glielo portai, fu molto bello e toccante perché comunque in un momento in cui tutti erano chiusi e nessuno poteva uscire noi con una vaschetta di gelato riuscimmo a portare un po’ di felicità e normalità alla gente”.
Dopo questo racconto e vedendo l’emozione di Vercellino capisco che dietro ad un abile commerciante e alla moglie, ovvero una grande professionista del settore, si nascondono in realtà due persone con un senso di umanità e gentilezza molto forte. A dimostrazione del fatto che dietro a quella che può sembrare una semplice trovata commerciale si nasconde spesso molto di più. Si nasconde l’iniziativa di due persone capaci di mettersi alla prova, con grande dedizione, professionalità, voglia di riscoprire le tradizioni di una volta e di fare le cose fatte bene. Con la voglia di fare il gelato buono, artigianale con panna e latte fresco e ingredienti del territorio selezionati. Un laboratorio di grande estro e sperimentazione in cui si realizzano tantissimi gusti di gelato fuori dal comune come quello al passito, al vermouth, alla birra, ma anche quelli gastronomici salati. Un laboratorio all’avanguardia, che si fonde con la volontà di celebrare la tradizione del buon gelato proprio come cinquant’anni fa, proprio “A la moda veja”.
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