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IVREA. La scuola Falcone sospende Chiara Tinuzzo. Lei contesta e resiste

Tutto vuole tranne che essere considerata una leader della “variante torinese” o dei tanti movimenti no-vax e no green pass sbocciati in questi mesi, eppure l’eporediese Chiara Tinuzzo, leader un po’ lo è. Più volte  in questi mesi ha preso la parola durante le manifestazioni che tutti i sabato si tengono a Torino e, in questi ultimi giorni, la stan cercando giornalisti da tutti Italia, non in ultima quelli di “Fuori dal coro” la celebre trasmissione politica di Retequattro. Per raccontare cosa? Per esempio che lunedì 10 gennaio è stata sospesa dalla scuola media inferiore Giovanni Falcone del quartiere Bellavista, in cui insegna musica.   In maniera non tanto conforme considerando che lei la raccomandata di “invito” non l’ha mai ritirata e dovrebbe restare in giacenza almeno 30 giorni. “Un’operatrice scolastica - ci dice - mi ha fermata all’ingresso chiedendomi se avevo fatto il vaccino.  Io semplicemente le ho risposto che non era un’informazione che sarei stata tenuta a darle....”. Stesso film nei giorni precedenti. Morale? “Me ne sono andata in classe e dopo un primo tentativo dei collaboratori di consegnarmi una busta chiusa, ho chiesto una convocazione formale....” Per tutta risposta la Direzione Scolastica l’ha chiamata in segreteria e le ha consegnato proprio quella busta chiusa... “Non sono tornata nel pomeriggio come avrei dovuto....  Adesso mi muoverò con i miei avvocati... Un peccato. Lascio otto classi. Avevamo preparato un gran lavoro per la giornata della memoria. Mi spiace. Ho spiegato ai mie ragazzi cosa mi stava succedendo, spero nella loro comprensione. Scriverò loro una lettera nei prossimi giorni....” passa e chiude Tinuzzo. C’è da dire che la raccomandata o la pec dovrebbero rappresentare il minimo sindacale per “licenziare” chicchesia. E ancora che ergersi a sceriffi non fa bene alla pacificazione tra favorevoli e contrari. “Così facendo - commenta Tinuzzo - Buttano in mezzo ad una strada tante famiglie. Questo è terrorismo psicologico. Posso rientrare solo se mi prendo la malattia o mi immunizzo. Quasi quasi mi imbuco in un Covid party... No! Non lo faro! Confido nei giudici. Ci sono già due sentenze che hanno interrotto la sospensione....” Qualche anno fa il nome di Chiara Tinuzzo era rimbalzato agli onori delle cronache per il divieto di accesso alla scuola dell’infanzia Villa Girelli, sempre a Ivrea, delle sue due figlie di 3 anni considerate non in regola con le vaccinazioni.  E ancora all’inizio dell’anno scolastico, quando Tinuzzo aveva cominciato una battaglia pacifica contro il green pass senza il quale un insegnante veniva considerato assente ingiustificato anche se si presentava regolarmente a lezione. Lei lo aveva fatto e alla Falcone era pure arrivata la Polizia per verbalizzare che era lì, e tutto sarebbe stata salvo che assente. “Ho una dignità come mamma, come persona e come insegnante. Voglio difendere la mia libertà. Lo voglio fare per i miei studenti, per i miei figli e per me stessa.” diceva e ancora dice. Sabato scorso sul palco della protesta a Torino, con il microfono in mano, Tinuzzo, a nome del Collettivo “Quaderni all’aria” ha marcato la differenza tra “resilienza” e “resistenza...”, puntando il dito sui social (su Facebook e su Google) ma anche sulle nuove restrizioni emanate dal Governo, sull’obbligo vaccinale per gli over 50 e sull’uso di alcuni termini che incitano alla guerra e che incutono paura.  “Siamo disposti a tutti pur di avere la nostra giustizia e la nostra libertà - ha sottolineato - Una libertà per continuare a vivere con dignità...”. “Ci hanno chiuso in casa e noi, con i laboratori, in questa piazza, abbiamo visto i bambini rinascere e sorridere... Quando la società si divide in buoni e cattivi allora ci sono quelli che si ergono a superiori e che credono di poter decidere sugli altri anche condannandoli....”. Per la cronaca, domenica, in piazza Castello si terrà un torneo di calcio a 5.
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