Domenica scorsa, nel primo pomeriggio, circa 300 “No Green Pass” si sono presentati in piazza Ottinetti a Ivrea. Una protesta pacifica nel cuore della città. Appena lo ha saputo, e non sapendo bene di che cosa si trattasse o che piega potesse prendere la manifestazione, il sindaco Stefano Sertoli, preoccupato, ha deciso di chiudere al pubblico il Museo Garda. Per il resto nulla di così sconvolgente o eclatante. C’erano i soliti Marco Liccione (leader delle proteste torinesi) e Antonio Borrini (consigliere comunale del centrodestra aSettimo Torinese), ma anche i due che più di altri hanno voluto che la protesta si tenesse da queste parti e cioè il sindaco di Colleretto CastelnuovoAldo Querio Gianettoe Costantino Aldo Morello di Banchette, insegnante e rappresentante dell’associazione “Mai Domi”.
Nel corso dell’iniziativa si è collegato telefonicamente Stefano Puzzer, leader del movimento dei portuali di Trieste.“Non ci facciamo spaventare da nulla - ha sottolineato - La protesta andrà avanti perché tutti insieme cambieremo questo paese”.
Sul palco è salito anche il sindaco di Colleretto Castelnuovo, Aldo Querio Gianetto,da tempo vicino al movimento.“Sono moltissimi i sindaci che hanno opinioni diverse sulle regole che ci sono state imposte ma preferiscono non esporsi. Io, invece, insieme al sindaco di Treviso, che peraltro fa il medico, ho deciso di metterci la faccia».
Convinto no-pass, Aldo Gianetto, lo scorso 15 ottobre in segno di protesta aveva deciso di scioperare per un’intera giornata (salvo che per le urgenze).«Mi sono sempre espresso in maniera molto critica rispetto alla pandemia e l’ho fatto anche forte dei miei studi di biologia - ha sottolineato - Ho sempre mantenuto un atteggiamento critico. Non ho mai negato la malattia: anche perchè quelle ci sono sempre state.... Quello che bisogna fare in presenza di una malattia è curarla: non prendere decisioni o adottare provvedimenti che nulla hanno a che vedere con la cura della malattia. Il green pass è uno di questi».
E poi sui numeri: “Non è vero che la maggioranza degli italiani è favorevole al green pass. Il giorno in cui è entrato in vigore il green pass il 23% delle persone era improvvisamente in malattia, tra il 20 e il 25% erano in ferie, gli altri erano apertamente in piazza o contrari. A casa mia fa più del 50%».
Fin qui più o meno tutto nel solco di una normale dialettica tra “No green pass” e “Si green pass”, poco importa se condivisibile o meno. Cose già sentite in altre piazze. Cose trite e ritrite.
Quel che davvero non si è potuto stare ad ascoltare è stato l’elogio ai manifestanti nel ricordo delle vittime della Prima guerra mondiale.“L’altra mattina - si è infervorato il sindaco - quando abbiamo fatto la commemorazione del 4 novembre e ai caduti di tutte le guerre.... (...)Ci sono stati migliaia, milioni di persone che hanno perso la vita, che si sono fatti sparare addosso, che si sono fatti saltare in aria ed erano da soli impauriti gli uni attaccati agli altri dentro le trincee. Queste persone che hanno permesso che venisse fuori un mondo migliore e una democrazia hanno pagato con il sangue. Aldilà di quello che uno pensa. Ognuno dovrebbe avere la libertà di decidere. Rimane che ci sono state delle persone che per le loro idee si sono sacrificate e si sono prese le pallottole. Se la nostra generazione dà come insegnamento alle future generazioni che la liberà si vende per andare in ferie, in discoteca e in vacanza. ... Questa è una cosa che non dovrebbe essere insegnata mai. Se dovessi scegliere di avere un esercito al mio fianco, sceglierei voi....”
Parole dure come le pietre ma senza alcuna analogia con la verità storica che ebbe motivazioni patriottiche erisorgimentali sì, ma di chiamata alle armi con costrizione in un quadro politico “espansionistico” del Regno d’Italia. Una guerra delle élite, come da sempre sono state, tutte le guerre..
Un unico parallelo: i fautori dell’intervento puntavano anuovi possedimenti in Dalmazia, al dominio sul mare Adriatico, ad un protettorato sull’Albania, a compensi coloniali ma anche e soprattutto alla liberazione di Trento e di Trieste.
Dalla guerra tra Stati, alla guerra ad un virus c’è davvero una bella differenza.
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