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02 Agosto 2021 - 18:13
OZEGNA. Nell’ampia pianura dell’Alto Canavese, tra l’Orco e la Malesina, sorge il piccolo comune di Ozegna, poco più di mille e trecento abitanti.
Con il suo Castello medievale, oggi all’asta e con la volontà dell’amministrazione comunale di acquisirlo, il ricetto, il Santuario della Madonna del Bosco e la Chiesa campestre di San Besso, questa piccola realtà incastonata tra i centri più grandi di Castellamonte, Rivarolo, Agliè e San Giorgio, è un gioiello del territorio canavesano.
Caratteristica di Ozegna è la venerazione, tutta particolare, per San Besso.
Non esiste, infatti, in altri paesi di questa zona di pianura e delle vicine vallate, fatta eccezione della Val Soana, alcun riferimento a questo Santo della Legione Tebea dell’Imperatore Diocleziano (284-305 d.C.), il quale per sfuggire alla persecuzione, con altri compagni, venne in queste terre dove iniziò la predicazione del Vangelo e dove subì il martirio, essendo fatto precipitare da un promontorio roccioso dell’alta valle. A San Besso è dedicata una Chiesa campestre nelle campagne di Ozegna. E, poco distante dal centro, c’è anche il Santuario della Madonna del Bosco, meta tutto l’anno del pellegrinaggio di numerosi devoti alla Madonna.
“Nel 2023 festeggeremo i 400 anni dall’apparizione - spiega il sindaco Eugenio Bartoli, 48 anni, eletto nel 2016, in scadenza di mandato ma pronto a tuffarsi in una nuova avventura -. E’ uno degli eventi più importanti che interesseranno prossimamente la nostra comunità. Un altro, e mi piacerebbe prima o poi celebrarlo, potrebbe essere la restituzione del Castello medievale agli ozegnesi”. Il Castello, che sorge nel centro storico del paese, è oggi all’asta. “L’acquisizione del Castello da parte del Comune potrebbe dare un’accelerata al turismo e al commercio del nostro paese - aggiunge Bartoli -. La nostra realtà è prevalentemente agricola ma negli ultimi anni si sono sviluppate le vocazioni industriale e commerciale. Quest’ultima, in particolare, ha avuto un boom nel 2020, l’anno della pandemia con l’apertura di ben sette nuove attività tra bar, pasticcerie, ristoranti. Per noi un ottimo biglietto da visita”. Il migliore, contando i tempi che corrono...
Sono diverse le voci sulle origini di Ozegna, secondo alcune antichissime; si parla del IV secolo dell’era cristiana. La fondazione sarebbe stata opera di un rettore gallico, di nome Eugenio, fatto imperatore in Occidente da Argobasto. Il villaggio avrebbe poi preso nome da Eugenio divenendo in epoche successive Augenia, poi Eugenia, quindi Usenia e infine più recente Ozegna.
Circa l’ubicazione del primo centro abitato i documenti ritrovati consentono di ipotizzare che diverse costruzioni erano situate nella parte sud-est dell’attuale paese.
Si ritiene che l’antica Eugenia fosse luogo in cui venivano a svernare i pastori della Valle Soana e questo si evince dalla particolare venerazione in Ozegna di SanBesso.
Secondo la tradizione, in qualità di appartenente alla legione Tebea di Diocleziano, Besso per fuggire alle persecuzioni, fuggi nell’Italia del Nord; mentre predicava in Val Soana litigò con alcuni pastori e fu fatto precipitare in un burrone. Il suo corpo, si dice, fu trasferito a Ozegna, per consentire una migliore venerazione e fu costruita una Chiesa, quella appunto di S. Besso.
Negli ultimi anni del X secolo Arduino, marchese di Ivrea, entrò in lotta con l’imperatore Enrico II e il clero si schierò contro Arduino.
Nel tentativo di ottenere appoggio dal Vescovo di Ivrea, Arduino tentò un atto di riconciliazione e fece trasportare le spoglie di S.Besso nel duomo di Ivrea, mentre una reliquia del santo restava ad Ozegna.
Verso il 1100 Ozegna fu dato come feudo alla famiglia dei Sanmartino, che risiedeva ad Agliè.
Diverse furono le lotte e le guerre tra i diversi signori per spartire le terre piemontesi e anche Ozegna fu al centro di numerose battaglie, soprattutto fra i conti di Sanmartino (Guelfi) e quelli di Valperga (Ghibellini).
Fu in questo periodo che i Sanmartino fecero costruire il castello come difesa e un ricetto per conservare merci e animali.
Cento anni dopo, nel 1432, gli abitanti di Ozegna cercavano protezione presso i conti di Biandrate che già controllavano diversi paesi tra cui S.Giorgio, Ciconio e Caluso.
I Biandrate ingrandirono il castello, costruirono fortificazioni e trasformarono definitivamente il ricetto in un borgo abilitato civilmente. Nei decenni successivi Ozegna fu coinvolta nelle lotte tra i Biandrate e i Savoia e le sue mura di cinta vennero distrutte.
Successivamente, fatto atto di sottomissione ai Savoia, ottennero il permesso di ricostruire le mura.
Nel 1460 Ozegna venne ceduta dalla casa dei Savoia ai vecchi padroni, i Sanmartino di Agliè. Sotto il profilo economico Ozegna progredì moltissimo, tanto da rappresentare negli ultimi anni del secolo XVII una delle aree più redditizie dei Sanmartino.
Nel 1766 Ozegna e il suo castello furono trasmessi al duca di Chiablese della famiglia reale dei Savoia. Il paese cominciò intanto ad espandersi verso sud-est, le mura di recinzione non vennero abbattute, ma ridotte in altezza e successivamente incorporate in altre costruzioni. Dal 1600 si affermano le famiglie locali quali esponenti della borghesia e della piccola nobiltà.
Durante la campagna napoleonica ci fu lo spoglio del castello di Agliè e di quello di Ozegna e l’allontanamento dei frati dal Santuario. Nel 1814, dopo Napoleone, Ozegna tornava sotto i Savoia. Verso la metà-fine ottocento alle attività tradizionali se ne affiancarono alcune nuove: segheria, fabbrica della colla e concimi, filatura di canapa e seta, cardatura. Da non dimenticare che a partire dal 1887 Ozegna fu collegata con Torino tramite la linea ferroviaria canavesana, che rimase attiva fino all’inizio degli anni ‘80.
Nei primi anni del 900 e dopo la prima guerra mondiale, a causa della crisi economica, si assistette a una forte emigrazione da Ozegna verso l’estero.
Due sono stati gli eventi principali della prima metà del nostro secolo. In primo luogo la perdita dell’autonomia amministrativa del 1929, il secondo riguarda la riconquista dell’autonomia nel 1947 a prezzo di un forte impegno dei partiti nel C.L.N.
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