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NOLE. Tre pietre d'inciampo per i nolesi deportati a Mauthausen (VIDEO)

NOLE. Si chiamavano Paolo Baima, Pietro Baima e Carlo Noveri. I primi due, cugini, entrarono nella Resistenza partigiana all'indomani dell'8 settembre dopo un'esperienza nell'Esercito italiano. Il terzo, militante comunista, fu arrestato per motivi politici e deportato. A Mauthausen, esattamente come gli altri due. Erano di Nole, e proprio lì, sabato 21 maggio, l'Anpi locale, col patrocinio del Comune, ha organizzato la posa di tre pietre d'inciampo di fronte alle loro abitazioni. Le pietre d'inciampo sono blocchetti dalle dimensioni di un sanpietrino con sopra incisi i dati biografici essenziali di una persone che fu deportata nei campi di concentramento. L'iniziativa partì nel 1992, a Colonia, da un'idea dell'artista tedesco Gunter Demnig. L'obiettivo era rendere i tessuti urbani delle città e dei paesi europei dei luoghi di memoria diffusa, in grado di far "inciampare, per l'appunto, i passanti nei nomi e nelle coordinate biografiche di chi fu ucciso dalla barbarie nazifascista. Nel 2019 si contavano già 71mila pietre depositate in quasi tutti i paesi europei occupati dalle forze naziste o fasciste. In Piemonte ce ne sono diverse. A Lanzo, quattro anni fa, ne venne depositata una in ricordo di Moise Poggetto. La cerimonia di sabato è cominciata in piazza Vittorio Emanuele II con i saluto della presidente dell'Anpi di Nole, Valeria Castellar, e quelli del sindaco Luca Bertino. Dopodiché, il presidio di persone che assistevano, tra cui anche parenti stretti o lontani dei tre antifascisti, si è trasformato in un corteo che ha sfilato per le vie del paese seguendo i labari delle associazioni e del Comune. La prima tappa del corteo è stata di fronte alla casa di Paolo Baima. La sua storia era comparsa su La Voce in occasione della Festa della Liberazione. Attraverso le parole della figlia Maria Luisa avevamo raccontato la sua vicenda di vita. Di fronte al cancello dell'abitazione era posizionata, protetta da un vetro, la giacca a righe che venne consegnata a Paolo a Mauthausen. Di fronte a quella giacca, Maria Luisa Baima ha raccontato brevemente le vicende che portarono Paolo alla deportazione a Mauthausen, le stesse che abbiamo raccontato nella lunga intervista pubblicata qualche settimana fa. Sono state poi lette le parole, dolcissime, della nipote Stella, che attraverso una lettera ha raccontato alcuni stralci di quotidianità che hanno caratterizzato la vita semplice del nonno dal giorno dopo la Liberazione fino alla sua morte. "Questa vita semplice è stata il suo premio e il suo riposo - recitava la lettera della figlia -. Il riposo dei giusti, di chi ha fatto quello che doveva, quello che poteva, e l'ha fatto sempre al meglio, ma con umiltà. La casa e la famiglia hanno rappresentato la sua più grande vittoria". La commozione ha così lasciato spazio a un applauso, a cui è seguita la posa della pietra.  Il corteo è poi passato alla casa di Pietro Baima, cugino di Paolo. Furono catturati assieme a Martassina, assieme affrontarono il viaggio nei campi di concentramento. Ma Pietro, da Mauthausen, non farà più ritorno. Morì, probabilmente, per via di un'epidemia di tifo petecchiale. Dopo la posa della pietra d'inciampo per Pietro Baima, il corteo ha concluso gli spostamenti di fronte alla casa di Carlo Noveri. Quest'ultimo, a differenza degli altri due, era di vent'anni più vecchio (aveva circa quarant'anni quando fu deportato) e una storia di antifascismo alle spalle. Per questo, il 6 gennaio del 1944, fu catturato a due passi dalla propria abitazione nolese, fu portato alle Nuove di Torino, e proprio lì i due compaesani lo riconobbero mentre l'ufficiale nazista faceva l'appello di chi sarebbe dovuto andare a Mauthausen. Noveri entrò nella Resistenza con un passato di militante nel Partito Comunista Italiano, che, nonostante la clandestinità imposta dal regime fascista, continuava a organizzare le prime forme di resistenza interne, che esplosero poi dopo l'8 settembre del '43. A Mauthausen fu destinato allo scavo di gallerie sotterranee a Ebensee, un sottocampo di Mauthausen. Quando le sue condizioni di salute si aggravarono, la spietata logica del campo di sterminio lo relegò all'infermeria, dove trascorse gli ultimi giorni di vita, fino alla morte sopraggiunta il 2 dicembre 1944. A commemorarlo c'era la nipote, che lo ha ricordato come persona eccezionale in ambito familiare e fuori. Nelle sue parole non è mancato lo spazio per ricordare la gravità e la barbarie del conflitto tra Federazione Russa e Ucraina, i cui morti fanno eco in maniera inquietante e pericolosa ai troppi morti che le altre guerre hanno prodotto.
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