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TRAVES. Una giornata sui sentieri del paese tra le acque (VIDEO)

TRAVES. Sorge tra la Val di Viù e la Val Grande, lì dove si incontrano i due torrenti Stura di Viù e Stura di Lanzo. All’infinito scorrono le acque, all’infinito scorrono le vite delle genti di montagna che a Traves hanno trovato la loro casa, il loro posto nel mondo.

Traves e i travesini, per un paese legato a doppio filo ai fiumi delle Valli, a partire dal suo nome. «Secondo alcuni studiosi il nome di Traves potrebbe derivare da “travi” per  il ponte in legno che si utilizzava per superare il fiume - racconta il sindaco, Mario Cagliero -. Anche se a fine Ottocento vene poi realizzato un ponte in pietra per collegare le due parti del paese, quella alta con l’insediamento centrale storico e quella bassa».Secondo un’altra ipotesi, invece, il nome sembrerebbe derivare da “entraives”, paese tra due fiumi (letteralmente “tra le acque”). 

Qualunque sia il passato, oggi Traves è un presente che cerca di proiettarsi nel futuro. Un piccolo paese di poco più di 500 anime, un posto tranquillo, nel verde, che nella sua massima altitudine raggiunge quota 1.614 metri grazie a sentieri dai quali si possono ammirare panorami e paesaggi mozzafiato.

«Traves è un paese molto bello, è anche molto comodo perché vicino a Torino e a pochissimi chilometri da Lanzo - prosegue Cagliero -. Abbiamo una Chiesa principale, San Pietro in Vincoli, e borgate con le cappelle da San Rocco a Sant’Antonio, da Sant’Andrea a San Grato, dove si festeggiano ogni anno i santi con l’incanto, con la messa, con la distribuzione del pane benedetto. Una tradizione che non è mai andata persa, un modo per tenere vive le nostre borgate».

Ancora qualche attività tiene duro. C’è la farmacia Cavallero di Cristina Cavallero, che si è trasferita vent’anni fa a Traves con la sua famiglia. «Sono arrivata qui che mio figlio aveva nove mesi, ora è un adulto - racconta -. Questa è una realtà stupenda».    

C’è la posta. C’è il negozio di alimentari di Ornella Bergamino. «Lo gestisce la mia famiglia ormai da tre generazioni, fin dai miei nonni - sorride -. La qualità della vita a Traves è stupenda, si vive veramente bene e siamo a due passi da Torino».

Sempre nel capoluogo, a pochi metri dagli alimentari, c’è il bar ristorante “Da Luciana”, di Luciana Bergamino. «Lo aprì mio padre nel 1954, poi alla sua morte, nel 1981, feci l’errore di cederlo - racconta la donna -. Ma l’ho riaperto nel 1990 e adesso sono qui da 31 anni insieme a mio figlio Alberto». Fanno cucina casalinga, tipica del territorio. Mentre il figlio fa perfino il pesce. «L’altro giorno - sorride orgogliosa - sono venuti a mangiare dei signori che ci hanno detto che non merita andare al mare a mangiare pesce, perché in montagna da noi è molto buono!».

Ci sono anche altre attività, tra le quali la Trattoria degli Amici di Luciana Remani. «Abbiamo aperto nel 2004, lavoro con mio figlio.. Io sono nata e vissuta a Traves, non posso dire che qui non mi trovo bene. Anche se con l’età che ho - scherza - ormai non potrei neanche più scappare!».

Industrie non ve ne sono, se non nei paesi confinanti. Prolifica, fin dal Medioevo, era invece l’attività mineraria. Dalle miniere locali, di cui sono ancora ben visibili le tracce, si ricavavano ferro, rame e nichelio. Minatori quindi, ma anche chiodaioli, visto che gli abitanti di Traves si specializzarono nella produzione di oggetti in ferro di uso comune, in particolare chiodi per scarpe e da lavoro.

Il culmine di questa attività si ebbe intorno alla metà dell’ottocento, tanto che nel 1867 si contavano 120 chiodaioli su circa 150 famiglie residenti nel comune.   Non solo ogni casa aveva la sua fucina, esistevano anche alcuni edifici appositamente destinati alla fabbricazione dei chiodi, due dei quali sono tuttora visibili a Tese e a Villa.

La fabbricazione dei chiodi declinò a Traves dopo la prima guerra mondiale: molti chiodaioli trovarono occupazione nelle industrie, in valle o nel basso Canavese, oppure presero la via dell’estero, emigrando in Francia o negli Stati Uniti. Accanto ai chiodi, diffusa anche la lavorazione della pietra per i tetti in lose, caratteristici delle abitazioni di montagna.

«La nostra forza è data dai panorami, dalle meravigliose vallate nel verde, dall’aria buona e pura, dall’offerta enogastronomica con trattorie e ristoranti che offrono il meglio della cucina piemontese - sostiene il sindaco -. Abbiamo passeggiate molto belle e spazi dove la gente può rilassarsi e scaricare lo stress giornaliero. Il nostro è un paese a misura di famiglia».

Anche Traves è colpita dallo spopolamento, così come tutto il territorio montano, ma si cerca pian piano di invertire la tendenza. «Puntiamo sul turismo e cerchiamo di mantenere i giovani in paese, anche cercando di attrarre attività economiche sul territorio nonostante le terribili difficoltà di questo periodo». Per i bambini c’è anche la scuola elementare, due aule ricavate nella casa comunale.«I nostri piccoli travesini si fanno sentire fin nel mio ufficio, soprattutto durante l’intervallo - sorride Cagliero -. Speriamo che questi bambini, una volta cresciuti, decidano di rimanere a Traves!».

Con l’acqua, Traves ha ancora un ulteriore legame. Quello dell’acquedotto. Il paese, infatti, è uno dei pochi che ancora lo gestisce direttamente. Una delle vasche è situata a 800 metri circa, tappa fissa del sindaco che va su a controllare quasi ogni giorno. «È un nostro vanto, ci offre l’opportunità di avere costi relativamente bassi ma soprattutto un’acqua ancora pura che sgorga dalle nostre sorgenti - dice il sindaco -.

Ovviamente le normative sulla gestione dell’acqua ci sta dando qualche problema, ma noi portiamo avanti la nostra battaglia a livello giuridico, con tenacia, perché è ciò che la popolazione ci chiede. L’acquedotto è stato costruito dalla gente del posto, con piccone e pala, io non posso non tutelarlo, con un grosso impegno mio e di tutta la mia amministrazione».

Tra i posti di maggiore interesse in paese vi è di certo Pian Bracun. È raggiungibile da località Tese ma anche dal centro del paese e si tratta di un pianoro, all’altezza di circa 750 metri, con un bosco di betulle e un’area picnic.  «Qui le famiglie possono venire a fare un pic nic, oppure a pranzare al sacco  - conclude il sindaco -. Spesso vengo anche io per meditare un po’, per rilassarmi. Si tratta di luoghi silenziosi che ci aiutano a recuperare dallo stress che ogni giorni viviamo, e anche dalle malattie, come il Covid che ci sta toccando attualmente e che, personalmente, ho dovuto vivere in forma molto pesante. Pian Bracun ci aiuta a riprendere le forze, è il nostro biglietto da visita».

Tra gli itinerari escursionistici principali, quello verso Punta Lunelle partendo da Frazione Villa e quello dell’Uja di Calcante.

 
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