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Asl To4: sindaci riuniti per litigare con Icardi e Scarpetta

Era gremita, ieri, l'aula dell'Università di Scienze Infermieristiche di via Jervis di Ivrea dove si sono riuniti i sindaci dell'Asl To4. Tutti presenti, o quasi. Non succedeva dall'aprile scorso e questo ha creato non pochi malumori raccolti dall'intervento del sindaco di Bollengo, Luigi Sergio Ricca che ha sottolineato come otto mesi senza alcun confronto siano davvero troppi, mentre la sala rumoreggiava a sostegno. L'importanza dell'incontro è stata sottolineata dalla presenza dell'assessore alla sanità, Luigi Genesio Icardi che, insieme al direttore generale Stefano Scarpetta, ha affrontato due temi molto attesi: quello relativo al nuovo ospedale di Ivrea e quello in ordine alla riorganizzazione della sanità territoriale alla luce dei fondi del Pnrr.

Tre opzioni per il nuovo ospedale

Per quanto riguarda l'ospedale non è stata aperta alcuna discussione, ma il punto all'ordine del giorno si è tradotto in una comunicazione, piuttosto secca, data dal presidente dell'assemblea, il sindaco di Ivrea Stefano Sertoli: "Le aree individuate sono tre: l'ex Montefibre, l'area Ribes in prossimità del casello o Palazzo Uffici, come proposto dalla senatrice Virginia Tiraboschi. Se entro la primavera non saremo in grado di decidere, lo farà la Regione". Punto e basta, chiusa la discussione. L'assessore Icardi ha poi riportato lo studio dell'Ires alla base della decisione di fare un nuovo ospedale, anziché ammodernare quello esistente e ha garantito che l'opera è tra quelle previste dalla Regione.

Primi tagli ai fondi del Pnrr

Per quanto riguarda, invece, i Fondi del Pnrr destinati alla sanità piemontese, dovrebbero ammontare a 270 milioni di euro. Dovrebbero. Infatti è stato subito annunciato un primo taglio a questi trasferimenti: "A vantaggio delle regioni del Meridione" ha spiegato Icardi. E così il piano presentato una manciata di giorni fa è già cambiato. E in peggio. Delle 90 Case di Comunità previste previste in Piemonte ben 8 verranno tagliate. "Il taglio riguarderà anche questa Asl - ha annunciato l'assessore - e le case di comunità saranno dieci, non più le undici annunciate?". Quale verrà sacrificata? Quale sindaco resterà col cerino in mano? La risposta non è stata data ieri, davanti a quella platea pronta ad avanzare nuove richieste e non certo preparata all'annuncio di tagli. "Valuteremo" ha dichiarato Icardi. "Sarà l'Agenas a decidere" si è sfilato Scarpetta. Perplessi i sindaci: "Non fanno in tempo ad annunciare un'opera, che già arrivano i tagli" hanno commentato in molti.

Le preoccupazioni dei sindaci

Dove fare le 11 Case di Comunità, i 5 centri operativi e i 3 ospedali di comunità, Regione e Asl l'hanno deciso senza alcun coinvolgimenti dei territori. E non ha perso l'occasione di ribadirlo la sindaca di Nomaglio e presidente del Consorzio In.Re.Te., Ellade Peller: "La scelta è stata calata dall'alto. Le prime bozze hanno iniziato a circolare a settembre e noi abbiamo saputo quali fossero state le scelte solo il 3 di dicembre, a cose ormai fatte. Non avete voluto ascoltare le nostre proposte e le nostre osservazioni. La preoccupazione, nei piccoli centri montani e in quelli defilati, è tanta. Qui i medici di base e i pediatri di libera scelta non vogliono più venire. Aprono gli ambulatori in centri più comodi. La paura è che con l'apertura delle Case di Comunità a fondo valle, nei nostri paesi verrà a mancare totalmente l'assistenza". Ed è per questo che la scelta di dove realizzarle crea così tanta attesa. Ci sono sindaci, come Bruno Riva di Pont Canavese che ne vorrebbero una perché si sentono esclusi da questo progetto di riorganizzazione della salute territoriale e chi, invece, non la vorrebbe troppo vicino per il timore di perdere il servizio di medici di base. Ci sono, poi Comuni che hanno proposto uno scambio. Come Castellamonte pronto a rinunciare in favore di Cuorgnè. "Proponiamo sia la sede del presidio, che quella del poliamburatorio - ha spiegato l'assessore Politiche sociali Elisa Troglia. Bocciato il poliambulatorio per mancanza dei requisiti, l'assessore Icardi ha garantito che verranno fatte le opportune valutazioni relative allo scambio tra la sede di piazza Nenni 1 a Castellamonte e il presidio di Cuorgné. La frenata, però è arrivata da Scarpetta: "Noi possiamo anche fare questo cambio di sede, ma se poi Agenas contesta che non era quella la sede individuata e la cancella dall'elenco?". A decidere, infatti, sarà l'agenzia nazionale che in questa fase sta raccogliendo le proposte. Proposte, per l'appunto, per le quali è stato prorogato fino al 31 marzo il termine dell'invio. Non si capisce, dunque, il perché della frenata di Scarpetta dinnanzi alla proposta di valutare l'adeguatezza del presidio di Cuorgné.

Tina Assalto e le nubi sull'ospedale di Lanzo

Tra gli amministratori preoccupati, quelli di Lanzo Torinese preoccupata che l'ospedale della città, già messo mille volte in discussione, possa essere indebolito da questo progetto di riorganizzazione della sanità territoriale. Ad esprimere la preoccupazione della giunta, l'assessore Ernestina Assalto: "Uno dei propblemi più grandi per il nostro ospedale è trovare medici e infermieri disposti a venire a lavorare lì. Il timore è che queste nuove strutture possano assorbire le poche risorse ancora disponibili sul mercato. Stiamo facendo di tutto per rendere più appetibili i bandi. Ma la situazione è delicata. E i timori, molti". Ma l'assessore Icardi, sul punto è stato tranchant: "Lanzo non verrà chiuso. Sono in corso le trattative con la Fondazione dell'Ordine Mauriziano per l'acquisizione di questa struttura e di quella di Valenza". Quella della carenza di personale, invece, una nota dolente: "E' uno dei problemi più grandi che ci troviamo ad affrontare".

Un quarto ospedale di comunità a Settimo Torinese?

Totalmente aperta, invece, la questione relativa all'ospedale di Settimo Torinese. La città più grande dell'Asl To4, infatti, era stata in un primo momento esclusa dalle scelte regionali. Per l'ospedale di Comunità in quel distretto era stata scelta Crescentino. Solo grazie ad un passo indietro del sindaco di Crescentino era stata presa in considerazione la città di Settimo. Ieri però, la sindaca Elena Piastra ha rilanciato: "La proposta di sfilare un sito e metterne un altro non può arrivare da un sindaco. E allora rilancio proponendo un ospedale di comunità anche a Settimo, oltre i tre di Crescentino, Castellamonte e Ivrea. Qui già c'è. Non va costruito, né ammodernato. Basterebbe aggiungerne la destinazione realizzando, con quei fondi, una ventina di posti letto in più e le risorse per gestirli". Una proposta per la quale Elena Piastra ha ottenuto l'appoggio di mezza Asl: tutti i comuni del Consorzio Cisa, parte del ciriacese, tra cui Ciriè e Lanzo, tutta l'Unione Net e il chivassese. Perfino Quincinetto ha appoggiato la proposta della sindaca di Settimo che, in un colpo solo, è riuscita a farsi sostenere da un bacino di almeno 200mila abitanti.  

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