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05 Novembre 2021 - 15:37
CIRIÈ. Non se l’aspettava. Non si aspettava un attacco così forte dal Partito Democratico, dalle persone con le quali ha condiviso negli anni un lungo percorso politico e amministrativo fuori e dentro i banchi del consiglio comunale.
Lo dice chiaramente: «Sono dispiaciuto e amareggiato - sospira -. Non capisco perché tutto questo astio. Mi aspettavo le polemiche, ma non un attacco personale tanto duro da persone con cui ho condiviso stima politica e amicizia».
La seduta di insediamento del consiglio comunale non è stata facile per Beppe Lozito, 52 anni. Già consigliere, assessore e capogruppo nei mandati di Luigi Chiappero e Francesco Brizio, ex segretario della Margherita, vice del Partito Popolare e poi segretario del Pd fino al 2019, quando ha lasciato i dem per accasarsi in Italia Viva, Lozito alle ultime elezioni si è candidato nella lista Più Ciriè a sostegno di Loredana Devietti, portando a casa 84 preferenze e riuscendo a farsi eleggere.
Su di lui è ricaduta la scelta della maggioranza per il ruolo di presidente del consiglio. Una scelta che ha scatenato veementi polemiche da parte dell’intera minoranza e in primis, appunto, dei “vecchi amici” del Pd...
Beppe, ti aspettavi una seduta di insediamento così travagliata?
Non mi aspettavo una seduta così travagliata, in realtà. Ho compreso gli attacchi arrivati dall’opposizione ma francamente non me li aspettavo di quel tenore. Mi aspettavo una critica ma non così forte come è stata manifestata dalle componenti di opposizione, ed in particolare dal Partito Democratico.
Come mai secondo te il Pd ha avuto toni così accesi?
Francamente non lo so, la mia uscita dal Pd è avvenuta in tempi non sospetti, nel 2019. È trascorso più di un anno e mezzo dalla mia decisione di candidarmi con Loredana Devietti. Francamente non ho compreso questo atteggiamento, stante il fatto che comunque la mia è stata una carriera politica trascorsa all’interno del Pd. Pensavo di avere raccolto in tutti questi anni un certo rapporto di stima da parte di chi ha militato con me nel Pd. Francamente non mi sono ritrovato in quegli attacchi e mi sono spiaciuti, soprattutto perché ho vissuto per anni politicamente con alcune persone, ho visto Federico Ferrara fare politica fin da giovanissimo e sono stato al suo fianco per molto tempo. Non mi aspettavo un attacco così frontale da parte di persone con cui effettivamente ho sempre avuto un grande rapporto di stima politica e amicizia.
Cosa ti ha amareggiato?
Quello che mi ha un po’ amareggiato è l’attacco in alcuni interventi fatto in maniera molto molto pesante. Alcuni termini li ho poco compresi perché, ripeto, c’è la conoscenza di anni che viene prima del momento dell’elezione della presidenza del consiglio. Questo atteggiamento mi ha veramente molto stupito.
Forse si sono sentiti un po’ traditi dalla tua decisione di candidarti dalla parte opposta?
Traditi… Traditi più o meno, perché in qualche modo tutte le forze sedute oggi all’opposizione, eccetto i 5 Stelle, hanno corteggiato Devietti fino all’ultimo. Non capisco dove stia il tradimento. Se l’accordo tra Devietti e il Pd fosse stato stretto a fine luglio, ci saremmo ritrovati tutti dalla stessa parte. Non riesco proprio a comprendere le critiche. Non è stata, nell’ultima fase perlomeno, un’opposizione dura nei confronti del sindaco Devietti. Anzi, si è cercato di trovare un accordo sia da parte del centrosinistra sia da parte del centrodestra. Io l’accordo sono riuscito ad averlo, non schierando direttamente Italia Viva ma partecipando personalmente alla competizione elettorale. Quindi non vedo per quale motivo dovessi ricevere certe critiche, non ho fatto nient’altro che quello che hanno fatto tutte le altre forze politiche.
Perché hai deciso di entrare nelle liste della Devietti?
Perché alla mia uscita dal Pd, con l’ingresso in Italia Viva, si è aperto un dialogo con Loredana e l’attuale amministrazione. Un dialogo costruttivo, con scambi di opinioni e di idee. Ho ritenuto che ciò che si era impostato nei 5 anni di mandato e ciò che si stava costruendo per i futuri 5 anni fosse positivo per la città e quindi ho deciso di dare il mio contributo alla candidatura di Devietti e alla sua rielezione.
Una critica che ti si potrebbe muovere: è molto facile salire su carro del vincitore…
Io in realtà non sono salito sul carro del vincitore. La partita era aperta, molti ritenevano in città che Loredana Devietti avesse la forza per essere rieletta ma nulla è mai scontato. Quindi non sono salito sul carro del vincitore, ma di chi secondo me ha dato alla città cose positive e ha cercato di costruire il futuro dei prossimi 5 anni.
Era più facile immaginare un accordo tra Italia Viva ed il Pd, visti anche i precedenti della tua esperienza politica. Ci sono stati contatti di questo tipo in campagna elettorale?
Certamente ci sono stati contatti durante la campagna elettorale, anche prima. Ma Italia Viva non ha stretto in tutta Italia, in tutte le competizioni che ci sono state nell’ultima tornata elettorale, accordi solo con il Pd. A Roma ad esempio Italia Viva appoggiava Carlo Calenda, così come in altre situazioni Italia Viva non è andata con il Pd. Non era secondo me scontato. Detto questo, non è stato così improbabile un accordo con Devietti perché lei ha costruito il suo schieramento politico con tre liste civiche, senza colore politico, quindi con una collocazione che definirei centrale, alla quale senza difficoltà Italia Viva ha potuto avvicinarsi. Voglio però puntualizzare che sia la mia, sia quella di Valeria Astegiano - pur essendo due esponenti di Italia Viva - sono state candidature slegate dal simbolo di partito e dalla componente politica di partito.
Ti sei sentito un po’ “massacrato”, come abbiamo scritto sul giornale?
No, massacrato no. Io ho sempre accettato, nel corso di questi anni, rispetto ai ruoli ricoperti, la critica. La critica dev’essere accettata e non è un atteggiamento che va in nessun modo disconosciuto né tantomeno patito. Bisogna comprenderla e quando ci si mette in gioco in politica c’è anche questo passaggio, il poter essere criticati. Massacrati mai, messi in discussione sì. E questo ci può stare.
Più in generale, le minoranze hanno criticato il loro mancato coinvolgimento nella scelta del nome per la presidenza. Tu perché non hai parlato prima a tutti i gruppi?
Il passaggio non è una novità. Già negli scorsi mandati la maggioranza ha sempre portato la sua proposta sul nome del presidente, mai condividendola con le forze di opposizione. Questa volta francamente non si è fatto nulla di diverso rispetto alle altre volte. Da parte mia io non ho fatto nessuno passaggio con i gruppi consiliari perché diciamo che il proporsi non è mai stata la mia filosofia, anzi è sempre stata quella di essere accettati rispetto una proposta fatta da altri. Non ho mai avuto l’abitudine di farmi avanti per ricoprire dei ruoli, sono sempre stato coinvolto e ho accettato la proposta che mi veniva fatta.
Secondo te perché la scelta della maggioranza è ricaduta sul tuo nome?
Immagino per l’esperienza accumulata nel corso di questi anni, senza nulla togliere ai consiglieri comunali che comunque sono stati rieletti. Immagino che grossa parte della decisione sia stata portata da questo aspetto, ovvero l’avere alla guida del consiglio una persona che avesse negli anni maturato un’esperienza di gestione del consiglio o comunque dei gruppi consiliari. Questo mi ha onorato, mi ha fatto molto piacere, soprattutto considerando che conosco gli attuali consiglieri da pochissimo tempo. Per me è stata una manifestazione di grande stima averli conosciuti non più di tre mesi fa ed essere stato proposto e accettato da loro alla guida del consiglio. Mi è spiaciuto che la stessa condivisione non sia stata maturata anche dall’opposizione, ma tant’è: accettiamo quello che è stato il senso del dibattito in consiglio comunale.
Hai fatto un ottimo discorso di insediamento, apprezzato anche dalle minoranze. Come interpreterai il ruolo di presidente del consiglio?
Intanto cercando di coinvolgere il più possibile ogni singolo consigliere comunale, poi cercando di riportare la centralità del dibattito in consiglio. Noi sappiamo che la legge che regola il funzionamento della vita amministra di una città pone in secondo piano l’assemblea consiliare rispetto alla giunta e al sindaco, ma penso sia importante che il consiglio riprenda una sua centralità. Farò di tutto perché questo avvenga e perché ogni decisione portata in consiglio venga dibattuta prima all’interno delle commissioni preposte proprio a questo ruolo, cioè di preparazione ai lavori consiliari. Ma non solo, farò sì che il ruolo delle commissioni non venga espletato solo al fine della convocazione del consiglio. A me piacerebbe che le commissioni funzionassero e dibattessero per portare all’interno del consiglio le istanze della città. Non dev’essere soltanto un dibattito tra le decisioni prese dal sindaco e dalla giunta e poi portate in consiglio, ma il luogo in cui il consigliere - espressione del cittadino - porta il suo contributo in maniera positiva e collaborativa nei confronti dell’Amministrazione. Ovviamente sempre mantenendo i ruoli chiave all’interno del meccanismo di funzionamento del consiglio comunale, ovvero i ruoli di maggioranza e opposizione.
Hai già iniziato a lavorare con Devietti, immagino. Che tipo di sindaco è? E se dovessi confrontarla con Brizio e Chiappero?
Io ho avuto l’opportunità di poter lavorare con tre sindaci: Chiappero, Brizio e ora Devietti. In qualche modo ci sono delle similitudini, portate soprattutto da quello che oggi è il ruolo del sindaco, con un forte decisionismo, che consente appunto al sindaco di tenere in mano la complicata macchina amministrativa di una città come Ciriè. In tutti e tre ho trovato anche la disponibilità ad ascoltare. Sinceramente non vedo grandissime differenze fra i tre. Forse la differenza più importante la vede la città. Certamente Devietti è un sindaco molto presente in città, nella vita sociale ciriacese, così come lo era Gigi Chiappero. Francesco Brizio invece era meno presente sulla città ma molto più presente all’interno della macchina amministrativa. Ognuno dei tre ha caratteristiche diverse, ognuno dei tre ha caratteristiche positive. Io negatività vere nelle tre figure non le ho mai riscontrate.
Nonostante gli attacchi, i dispiaceri e le polemiche, credi comunque di riuscire a garantire imparzialità in consiglio?
Questo è il mio intento, farò di tutto perché questo avvenga. Sarò disponibile a confrontarmi sia con la maggioranza sia con le opposizioni tenendo sempre però un punto fermo, ovvero che il consiglio comunale è centrale rispetto a tutti i ruoli e dev’essere rispettato da tutti. Farò di tutto perché questo avvenga, sarà il mio obiettivo primario.
Cosa ti aspetti da questi 5 anni?
I cinque anni sono appena cominciati... Mi aspetto di vedere la città crescere, mi aspetto di vedere portate a compimento le progettualità messe in campo, mi aspetto di vedere nuovi progetti per Ciriè e mi aspetto di veder crescere la partecipazione del cittadino alla vita amministrativa.
Tenterai di riallacciare i rapporti con l’opposizione?
Assolutamente sì. Non c’è da parte mia nessun “rancore”. Come ho detto già durante il mio intervento di insediamento, ho accettato le critiche. Per me la questione si è chiusa in quel momento e spero che la stessa cosa avvenga da parte dell’opposizione, soprattutto per il bene del funzionamento della macchina amministrativa cittadina. Le contrapposizioni a prescindere non servono assolutamente a nulla, serve invece che tutti, nel rispetto dei ruoli, portino il proprio apporto positivo, magari anche critico ma positivo, nei confronti di Ciriè.
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