CHIVASSO. “Non sono un Evasore!”. Il direttivo dell’Ascom, guidato dal presidente Giovanni Campanino, s’è presentato in Consiglio comunale a Chivasso poco fa mostrando cartelli di condanna, ferma, delle pesanti parole pronunciate ieri sera sempre in Consiglio comunale dai consiglieri di maggioranza Antonio Marino (Pd) e Mimmo Scarano (Chivasso Solidale).
L’Ascom di Giovanni Campanino non ci sta alle accuse che, nel dibattito sul regolamento Tari e le agevolazioni per le utenze non domestiche, s’è tenuto ieri sera in Consiglio.
“Proporrei che i commercianti chivassesi, come si fece negli anni Settanta, esponessero sulle loro vetrine le loro dichiarazioni dei redditi: sarei curioso di vedere cosa hanno denunciato nel 2018 e nel 2019. E qual è stato il loro fatturato dichiarato…”.
A parlare Marino, collegato in streaming alla seduta. Dichiarazioni pesanti, quelle del consigliere di maggioranza, che fanno il paio con quelle pronunciate dal collega di maggioranza Mimmo Scarano, di Chivasso Solidale.
“Non sono un Evasore! Sono un cittadino. Ho rispettato tutte le regole durante la Pandemia per proteggere la mia famiglia e i miei clienti. Pretendo rispetto anche dai consiglieri comunali di Chivasso”, è il manifesto che il direttivo dell’Ascom ha portato in sala consiliare.
Né il sindaco Claudio Castello, nè i consiglieri comunali Marino e Scarano, hanno preso parola per spiegare le dichiarazioni di ieri. Non una parola, un cenno, un bah. Figurati le scuse.
L’opposizione tutta ha provato a chiedere l’apertura del Consiglio comunale al pubblico, affinché i commercianti potessero ricevere quei chiarimenti sulle pesanti accuse ricevute dagli amministratori chivassesi nella serata di ieri. Ma nulla. Il presidente del Consiglio comunale Gianni Pipino s’è aggrappato ai formalismi ed ha disposto la prosecuzione del Consiglio.
Animi accesi quando Doria ha mostrato un cartellone con su scritto: “Vergognatevi! I commercianti e le partite iva sono lavoratori, non evasori”. Il presidente del Consiglio comunale Pipino ha chiesto l’intervento di un vigile urbano per far rimuovere il cartello.
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