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CHIVASSO. "I commercianti mettano le dichiarazioni dei redditi sulle vetrine!": caos in Consiglio

CHIVASSO. "I commercianti mettano le dichiarazioni dei redditi sulle vetrine!": caos in Consiglio

Il dibattito in Consiglio dell'altra sera, con il consigliere Marino collegato da remoto

CHIVASSO. “Proporrei che i commercianti chivassesi, come si fece negli anni Settanta, esponessero sulle loro vetrine le loro dichiarazioni dei redditi: sarei curioso di vedere cosa hanno denunciato nel 2018 e nel 2019. E qual è stato il loro fatturato dichiarato…”.

Incredibile ma vero. A Chivasso due consiglieri di maggioranza si scagliano contro i commercianti della città. Un fatto "insolito", figurarsi nell'anno della pandemia, dei lockdown, delle chiusure e delle mancate riaperture. Degli incassi che non ci sono stati. Dei licenziamenti. Delle famiglie sempre più povere... A scatenare la tempesta, tra una sigaretta e l’altra fumata di fronte alla webcam del pc, collegato in streaming durante il Consiglio comunale, il consigliere del Pd Antonio Marino.

Dichiarazioni pesanti, quelle del consigliere di maggioranza, che fanno il paio con quelle pronunciate dal collega di maggioranza Mimmo Scarano, di Chivasso Solidale. “Non è che dobbiamo fare da balìa ai commercianti che non ci vogliono comunicare il loro calo di fatturato nell’anno della pandemia - ha puntualizzato Scarano -. Se non vogliono chiedere, non chiederanno. A me fa piacere che difendiate i commercianti - ha detto rivolgendosi all’opposizione -, ma sento parlare poco dei cittadini, delle persone in cassa integrazione, di chi lavorava in nero e ha perso l’occupazione per la pandemia: di queste persone non vi sento mai parlare. Il commerciante non è mai come l’operaio, l’impiegato, il pensionato, che dichiara fino all’ultimo centesimo. Io che sono un impiegato son tassato fino all’ultimo centesimo: il commerciante non so se è tassato fino all’ultimo centesimo”.

Tirava una brutta aria, ieri sera, in Consiglio comunale, durante il dibattito sul regolamento della Tari. In particolare, al centro delle discussioni, le agevolazioni previste per le utenze non domestiche nell’anno della pandemia e dei lockdown che si sono abbattuti ovunque in Italia. 

A Chivasso, l’amministrazione di centrosinistra del sindaco Claudio Castello (che anche ieri non ha aperto bocca nonostante le tre ore e più di Consiglio comunale, ndr) ha introdotto due scaglioni di riduzioni della Tari per i commercianti e le partite iva: l’85 per cento per chi è stato costretto a chiudere l’attività nel 2020 durante i vari lockdown (cinematografi e teatri, impianti sportivi, discoteche, night club, parrucchieri, barbieri, estetiste, ecc…ecc… ) e il 40 per cento per tutte le altre, tra cui negozi di abbigliamento e calzature, bar, ristoranti, caffetterie e pasticcerie. 

Agevolazioni cui le casse di Palazzo Santa Chiara hanno messo a disposizione un fondo di 100.000 euro (complessivi, ndr) di sostegni a chi potrà provare, con autocertificazione, il calo di fatturato patito nel 2020: seicento le possibili richieste che stima l’assessore al Bilancio. E se così fosse si parla di qualcosa come 160 euro e spiccioli ad attività. Briciole, insomma.

Ed è sull’autocertificazione per i cali di fatturato da produrre al Comune che si s’è scatenato il finimondo. In particolare, sulle dichiarazioni del consigliere Antonio Marino, collegato in streaming, che ha anche aggiunto: “Negli anni Settanta, quando ero in amministrazione, c’era il Consiglio tributario a Chivasso, in cui venivano prese ed esaminate per ogni commerciante, orefice, macellaio, tutte le dichiarazioni dei redditi. Le posso assicurare - ha detto rivolgendosi al consigliere di minoranza Doria - che qualcuno ha anche tremato in quel periodo”.

Anche “Chivasso Solidale” di Mimmo Scarano, che evidentemente con chi fa commercio è poco solidale, c’è andata giù pesante: “Se io devo fare l’isee, non è che aspetto che mi arrivi la lettera a casa per fare la detrazione: io so che devo farlo e basta. Non capisco perché tutta questa attenzione per i commercianti: mi viene da pensare che non tutti hanno veramente bisogno delle agevolazioni. Se non le hanno ancora richieste, ci sarà un perché”.

Le parole di Marino hanno suscitato la reazione sdegnata di Matteo Doria di “Amo Chivasso e le sue frazioni” che, prima di scusarsi, s’è lasciato andare al grido di “vergogna, siete peggio dei fascisti”, rivolgendosi alla maggioranza e al presidente del Consiglio comunale Gianni Pipino che lo invitava a lasciare l’aula. “Noi siamo garanti della democrazia!”, la replica di Alfonso Perfetto, Pd, in difesa di Marino. 

"Certe cose non si possono sentire - ha poi aggiunto Doria, che di professione è commerciante -. I commercianti, gli artigiani, le partite Iva, sono persone, sono cittadini come tutti gli altri. Cittadini che si alzano la mattina e devono lavorare, senza sapere cosa porteranno a casa la sera. Che non hanno mutua, ferie, malattia. Che non ricevono la cassa integrazione se perdono il lavoro ma, anzi, devono pure preoccuparsi di pagare tutte le spese e i debiti che hanno. Compresi quelli per i dipendenti.  Non si può accettare che consiglieri comunali si permettano di fare allusioni, anche esplicite, che queste persone siano farabutti, facciano evasioni, che siano persone che non dichiarano tutti i redditi. E’ questa la considerazione che l’amministrazione comunale ha per le partite iva? Lo Stato conosce la dichiarazione dei redditi dei commercianti, la Guardia di Finanza pure: perché dobbiamo mostrarla anche ai nostri vicini di casa? E poi, in un momento come quello che stiamo vivendo, con le chiusure e la pandemia, esprimere certi concetti è completamente fuori dal tempo…”.

Nel merito, il regolamento Tari è stato votato dalla sola maggioranza. “Misure inadeguate”, ha sbottato Doria. Idem ha sottolineato Marco Marocco del Movimento 5 Stelle: “Si potevano sparare tutte le cartucce per sostenere il commercio e non si è fatto”.

Critica anche Claudia Buo, ex consigliere di maggioranza, di Liberamente: “Le riduzioni Tari potevano essere portate all’85 per cento per tutte le categorie, non solo per alcune.  Questa amministrazione ha messo più o meno 900 mila euro di fondi per coprire la Tari, ma non basta, di cui 470 mila euro sono stati stanziati dallo Stato per agevolare le utenze non domestiche. Di suo il Comune di Chivasso ha messo solo 100 mila euro. In un anno come quello che il commercio ha vissuto, con negozianti che hanno comprato la merce senza poterla vendere, i bar e i ristoranti chiusi, serviva uno sforzo maggiore. Serviva per lo meno un confronto con le associazioni di categoria. Che non c’è stato”.

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