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SETTIMO TORINESE. In ricordo di Stefano Bianco, un melo nel parco Castelverde (VIDEO)

Difficile trattenere le lacrime di commozione davanti all’albero, un melo, piantumato nel parco Castelverde in memoria di Stefano Bianco, il campione di motociclismo che detiene ancora il record di essere stato il più giovane partecipante ad una gara del Motomondiale. Aveva 15 anni, compiuti il 27 ottobre 2000, giorno stesso delle prove del venerdì. Il settimese aveva poi partecipato ad altre quattro edizioni nella categoria 125cc, avrebbe meritato ben altra fortuna. Invece ha sempre dovuto lottare contro le moto “ufficiali”, quelle su cui i manager dei team innestavano tecnologie costose e soprattutto più cavalli. Eppure, tra mille difficoltà, aveva già conquistato il cuore di centinaia di fans. Le ragazze arrivavano da ogni parte del mondo pur di incontrarlo e a Settimo le sue coetanee avevano occhi soltanto per lui. E tanti altri aneddoti raccontati dalla sua famiglia, con papà Nicola, mamma Pina e il fratello Michele a descrivere il talento di quel campione prematuramente scomparso per un crudele scherzo del destino.

Disposti in cerchio intorno al melo, come attorno ad un focolare: al centro, il ricordo di Stefano Bianco rappresentato da una pianticella che crescerà al centro dell’area scelta per commemorare i giovani prematuramente scomparsi. “L’avevamo promesso ed eccoci qui - ha detto Daniele Volpatto, assessore allo sport - . Avremmo voluto sostenere il sogno di Stefano, quello di gestire una pista su cui insegnare ai ragazzi più giovani ad andare in moto, per evitare i pericoli della strada. Invece, ricordo ancora quel giorno in cui abbiamo letto la tragica notizia: ero nell’ufficio della sindaca Piastra, in quei giorni stavamo proprio parlando del progetto di Stefano. Siamo rimasti pietrificati”. 

La pianticella di melo sarà curata dall’associazione Carabinieri, rappresentati in questa breve cerimonia di commemorazione dal presidente Mario Arvat. Ad ultimare la piantumazione, ci ha pensato il vicesindaco Giancarlo Brino aiutato da Mauro Sarti. C’era anche Vincenzo Rignanese, consigliere comunale, esperto ed appassionato di motori e grande amico della famiglia Bianco. Tutti erano tifosi di Stefano. “Gli abbiamo sempre insegnato il rispetto per le persone, era davvero un bravo ragazzo - sottolineano mamma Pina e papà Nicola - . Quando correva nei circuiti del motomondiale, il cuore si fermava ma sapevamo che era la sua vita. Quando è arrivata la notizia della sua convocazione a Phillip Island, quasi faticavamo a crederci. E a Suzuka, sotto la pioggia, aveva fatto il record della pista. Ci ha regalato momenti indimenticabili”. I cronisti di Italia Uno saltarono sulla sedia, urlarono al miracolo, lo battezzarono lo “Squalo Bianco” per come aggrediva l’asfalto.

Guido Meda, il cronista televisivo che seguì le imprese dell’esordiente settimese, fu tra i primi a pubblicare un messaggio  di cordoglio e di affetto dopo il tragico incidente. Quella Honda su cui Bianco salì nel 2000, per il suo esordio nella competizione mondiale delle 125cc, è tornata a casa. Il fratello Michele la custodirà nel suo capannone, in un angolo trasformato in un museo dedicato alle imprese di suo fratello. Anche Michele correva e andava forte nelle minimoto “Abbiamo firmato con i nostri nomi nell’albo d’oro dell’Aprilia Challenge a Monza - ha raccontato Michele - . Prima di noi, c’è il nome di Michael Schumacher. Poi il circuito è stato modificato quindi quel tempo e i nostri nomi resteranno per sempre insieme”. 

Le nuvole hanno concesso una tregua per poter svolgere la cerimonia prima di ritornare a versare qualche goccia di pioggia: l’asfalto bagnato era proprio il pezzo forte di Stefano Bianco. Un segno dal cielo.

Una tragica fatalità: la moto di Stefano Bianco viaggiava entro i limiti di velocità sul rettilineo

L’albero che è stato piantumato in memoria di Stefano Bianco crescerà nei pressi del cippo commemorativo e di altri 13 alberi che ricordano anche Serena Saracino, la studentessa rimasta vittima di un incidente stradale mentre frequentava l’Erasmus in Spagna, e altre 12 giovani vite spezzate, tutte a bordo dello stesso pullman in cui viaggiava la settimese. 

Anche Stefano Bianco rimase vittima di un terribile incidente stradale, sul rettilineo tra Mappano e Leini. Aveva 34 anni. Era l’11 marzo 2020, in un pomeriggio di sole, quando l’Italia era a pochi giorni dalla chiusura più restrittiva per l’emergenza sanitaria per il coronavirus. Stefano aveva preso la sua moto, a quell’epoca era ancora possibile uscire di casa. Per evitare un autocarro, Stefano fu costretto ad una manovra disperata. I rilievi della Polizia municipale hanno sciolto ogni dubbio: Stefano Bianco viaggiava entro i limiti.

Carta canta: la moto dell’ex pilota non andava più dei 50 all’ora. E’ stato un camioncino a chiudergli la strada, con una svolta improvvisa. Nemmeno un campione come Stefano avrebbe potuto prevederla, eppure era uno di quelli che aveva messo a segno una pole position con un’Aprilia 125 senza tecnologie speciali, solo con il suo polso fatato. Ha provato ad evitare quel mezzo, ma non ci è riuscito. E invece di scivolare sotto le ruote di quell’ostacolo, la frenata lo ha sbalzato contro il mezzo. E non c’è stato più nulla da fare. Un destino crudele. E ora avrà un posto nella memoria della sua città, in mezzo al verde, a pochi chilometri dal luogo in cui lavorava lui con la sua amatissima famiglia. 

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