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18 Dicembre 2021 - 13:00
CHIVASSO. Yol Baldin e la sua arte sartoriale improntata al riutilizzo e al “no” allo spreco.
“Mi chiamo Yol Baldin e sono nata il 21 maggio 1988 vicino a Bergamo, ma non ho mai vissuto lì, infatti mi sono trasferita con la famiglia a Saluggia subito dopo. Da piccola ero un po’ rompiscatole - ride mentre lo racconta -, e mi piaceva tantissimo disegnare. Ero una bimba che non stava mai ferma e per farmi stare buona l’unica cosa utile era darmi pennarelli, matite e fogli. Negli stessi anni mia nonna mi ha anche insegnato un po’ a cucire”.
Al momento di scegliere il liceo si è iscritta all’Artistico e poi, all’università, ad Architettura con indirizzo Restauro. Quest’ultimo le piaceva molto, tanto da averlo scelto anche per il tirocinio pratico delle superiori. Neanche l’aver scoperto, in quell’occasione, di soffrire di vertigini e che il trabattello per lei era inutilizzabile, le ha fatto cambiare idea sulla scelta del percorso universitario. “Ho decisamente la testa dura” spiega. Dopo 2/3 anni ha però capito che quella facoltà non faceva per lei e così si è trasferita a Rimini, per due anni, per studiare Moda. “Mi sono portata dietro gli esami sostenuti ad Architettura e mi sono laureata con più esami in meno tempo. Nel 2015 ho finito il mio percorso di studi e sono tornata a Chivasso - spiega Yol -. Inizialmente sarei voluta diventare giornalista di moda, ma dopo aver cominciato a scrivere un po’ di articoli e aver visto che molte redazioni non assumevano, non pagavano, però mettevano la firma sotto i pezzi altrui, ho capito che l’ambiente non mi piaceva. Nel mentre sono andata da una sarta per imparare a cucire bene e fare un po’ di pratica manuale; questo di ambiente mi piaceva molto, inoltre ho una sorella che lavora in teatro e sono da sempre appassionata di costumi… a carnevale, ad esempio, mi piaceva realizzarli e indossarli. Così ho frequentato anche un corso di sartoria teatrale a Pisa” racconta. Dopo aver fatto stage in negozi ed aver visto che più di quello non offrivano a chi era in cerca di lavoro, Yol Baldin ha deciso di aprire un’attività sua, focalizzando in particolare sul rimodernare abiti vecchi, più che sul realizzarne ex novo, e sulle riparazioni di ogni tipo. Un anno e mezzo fa, rinviando a giugno a causa del lockdown, ha aperto la sua “Sartoria Yol Baldin” in via Eugenio Clara 4. “Nel mio lavoro mischio un po’ tutte le mie passioni e mi invento sempre qualcosa di nuovo, visto che mi piace sperimentare e provare un po’ tutto. Non mi fossilizzo mai sullo stesso progetto. La prossima primavera, insieme ad una ragazza neo laureata allo IED, vorrei presentare una linea di abiti usati rivisitata, ad esempio. In ciò che faccio c’è sempre l’idea del riutilizzo, del recupero e del ‘no’ allo spreco… è un fil rouge costante nella mia vita - racconta -. Fra le altre cose faccio anche dei corsi per permettere alle persone interessate di imparare a realizzare dei piccoli manufatti fatti a mano, ma anche dei corsi per imparare in maniera più approfondita l’arte del cucito. Ci sono lezioni per adulti, ma anche per bambini e ragazzi. Questo dicembre ho dedicato dei sabati pomeriggio ad alcune lezioni per creare articoli regalo natalizi o per la propria casa, c’è stata poi una parentesi di fashion design per i più piccoli e a gennaio 2022 ho in programma dei corsi di cucito base, di cucito vintage, ma anche dei corsi per chi parte da meno di zero in questa materia. E’ possibile contattarmi e pre-iscriversi già ora a queste lezioni”.
Yol Baldin ci racconta che è soddisfatta dei risultati raggiunti… la sua attività è riuscita ad ingranare quasi senza aver fatto pubblicità, perché i clienti sono arrivati, per lo più, grazie al passaparola e lei di questo ne è felicissima. “Non c’è niente di più bello dei complimenti delle persone che sono felici di ciò che hai realizzato per loro, ti danno la carica e ti stimolano a migliorarti sempre. In futuro spero di potermi ingrandire con la mia attività e di poter dare lavoro anche ad un’altra persona, o magari anche a più di una. So come si sta quando si è alla ricerca di un lavoro e conosco bene la sensazione che si prova quando vedi che ti propongono solo stage dove ti sfruttano… se ne avrò la possibilità sarò contenta di offrire un lavoro vero ad altri” afferma in conclusione.
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