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08 Agosto 2021 - 18:39
CHIVASSO. “Quell’epoca lì non esiste più. Adesso con le macchine digitali i fotografi vedono subito cosa è venuto, cosa hanno fotografato, se la fotografia è riuscita. Alla mia epoca, non era così: fin che non la sviluppavi, e non avevi in mano il negativo sviluppato, non sapevi se la foto era riuscita. Quindi stavi con l’ansia tutto il tempo...”.
Seduta nel salotto di casa sua, al secondo piano di un’elegante palazzina in centro a Chivasso, Leonarda Mescia Fatibene, “Leo” per tutti i chivassesi, sfoglia il suo ultimo lavoro e ripercorre, con la memoria, gli anni d’oro del secolo scorso.
“Testimone di un’epoca - Fotografa in Chivasso (1972 - 2001)” è il titolo del libro, edito dalla Pro loco l’Agricola di Davide Chiolerio, che verrà presentato martedì 24 agosto, dalle ore 18, a Palazzo Einaudi, prologo della mostra che nelle sale dell’ex Caserma Giordana di via Lungo Piazza d’Armi, fino al 19 settembre, ospiterà gli scatti più belli di questa fotografa chivassese che va verso i 79 anni (è nata il 25 gennaio 1943) ma che nella verve, nella vitalità, nella voglia di fare ne dimostra almeno venti di meno.
Circondata dalle fotografie di Carnevali, eventi pubblici e religiosi, feste, passerelle, manifestazioni, “Leo” ripercorre quei 29 anni di lavoro duro e faticoso, ma immensamente gratificante, fatto con le sue Koni Omega, Hasselblad o Rolleiflex sempre al collo o nelle borsa.
Originaria di Orsara, in provincia di Foggia, Leonarda Mesca Fatibene ha dedicato la sua vita alla famiglia - il marito Pietro Fatibene, anche lui orsarese, recentemente scomparso, e i figli Rocco e Mario - e alla fotografia, la sua grande passione.
Trasferitasi a Chivasso adolescente con la famiglia, “Leo” trova la sua prima occupazione a soli 14 anni nel negozio del fotografo Martoglio come apprendista di studio: con lo storico fotografo chivassese impara i rudimenti di arte fotografica, che saranno l’improinta della sua vita. In particolare, diventa una specialista dello sviluppo e del ritocco fotografico eseguito a mano.
Diciottenne, viene assunta in un negozio di ottica e fotografia a Torino e, due anni dopo, a vent’anni, la chiama Angelo Lovazzano, altro storico fotografo della nostra città.
Nel suo negozio di via Torino, Lovazzano le affida il compito dello sviluppo delle fotografie in bianco e nero e di quelle nascenti a colori.
Nello stesso periodo si sposa con Pietro Fatibene che qualche anno dopo si licenzierà dalla Fiat e diventerà suo collaboratore nell’attività fotografica.
“Leo” da Lovazzano rimane per otto anni e lì affina la sua conoscenza della fotografia, fino a mettersi in proprio nel 1972.
Il suo primo Carnevale è quello del ‘73, Bela Tolera Maura Limido e Abbà Nino Giacoletti: i servizi fotografici all’epoca vengono affidati dal Comitato Carnevalesco ai due fotografi principali della città a cui, da quell’edizione della festa, s’aggiunge anche lei.
Da lì e per molti anni, “Leo” è la fotografa ufficiale del Carnevale: nel tempo ha catturato tutti i momenti salienti della festa, come le sfilate del Carnevalone ed alcune figure del passato come il “Notaro della Tolla”, che ha sempre ricoperto un ruolo importante nelle cerimonie di incoronazione della Bela Tolera.
“Per una piccola città come Chivasso - scrive nella prefazione al libro Giancarlo Francone - era quasi un rito commentare le foto del Carnevale esposte nelle vetrine”.
“Ad ogni Carnevale facevo sempre tremila scatti almeno - ricorda “Leo” -. Quella chivassese era una festa speciale perché era fatta di tanti momenti: da quelli goliardici alle visite nelle scuole, nelle case di riposo, ai ragazzi meno fortunati. Si vivevano e si vivono tutt’ora tante cose: io non me ne perdevo una”.
Nel lavoro di “Leo” e nella sua ultima e unica raccolta, nel libro e nella mostra, non c’è solo il Carnevale: ci sono infatti tanti scatti di altri importanti eventi avvenuti a Chivasso e nella vicina Torino, di tipo religioso, politico, sociale e sportivo.
Come la visita del Santo Padre Giovanni Paolo II alla nostra città., la posa della prima pietra della Chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario, il crollo del ponte sul Po durante l’alluvione, lo studio di Radio Chivasso ‘94, ecc... ecc...
“Leo” ha fotografato nel corso degli anni personaggi come Pertini, Colombo, Amato, Enrietti, Agnelli, Actis Dato, e una giovanissima Simona Ventura, immortalata appena 17enne vestita con l’abito delle debuttanti per il Gran Ballo al Circolo Ufficiali.
“L’Agricola ha accolto favorevolmente questa iniziativa (del libro “Testimone di un’epoca”, ndr) perché traspare, dai suoi scatti, la chivassesità”, si legge nella presentazione del volume.
“Oggi il mio lavoro, quel lavoro dev’essere cambiato molto - conclude “Leo” -. Personalmente, non possiedo una macchina digitale: mi sono rifiutata di comprarla, tanto non lavoravo più. Dietro una digitale dal mio punto di vista non c’è un fotografo come lo intendo io: la macchina fa tutto da sola. Mentre alla mia epoca si doveva lavorare col diaframma, la luce, i tempi di otturazione, ecc... ecc...”.
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