Il suo sogno di bimba era di insegnare danza e coreografare, fin da piccolissima disegnava le formazioni dei danzatori e giocava con la musica nella sua cameretta… sognava di far muovere i corpi… e questo è quello che Alessandra Rota fa oggi.
“Sono nata il 26 dicembre 1975 e sono sempre stata molto sportiva, attiva e felice di muovermi. A otto anni ho iniziato a praticare ginnastica ritmica, poi artistica e, successivamente, sono stata agonista di twirling per quattordici anni. Durante gli ultimi in cui ho praticato questa disciplina ho avuto come preparatore atletico un danzatore classico, maestro dell’‘Opéra’ di Parigi, e ho studiato teoria e pratica della danza classica. A vent’anni circa ho smesso con la ginnastica, perché lavorando non riuscivo più a star dietro a tutto, ma ho continuato a studiare danza alla sera in una scuola italiana, appoggiandomi ad una scuola inglese e andando due volte all’anno, per cinque anni, a dare gli esami a Londra” con queste parole Alessandra Rota comincia a raccontarsi.
Ma la protagonista della nostra intervista è anche fotografa, ha studiato all’Istituto Bodoni, e quello è stato il suo primo lavoro: sei anni da fotoreporter e fotolitista. Ha poi iniziato l’Isef, ma ha dovuto abbandonarlo visti i numerosi impegni. “Oggi sono iscritta al Dams, non ho scelto il Suism perché non riuscirei fisicamente a seguire, ma voglio laurearmi - spiega -. Non ho però mai smesso di studiare danza in giro per l’Italia, ovviamente… la danza contemporanea non consente che il suo studio si fermi. Nasco come insegnante e sono oggi, sempre più, coreografa”.
Nel 2003 Alessandra Rota ha aperto la sua scuola di danza a Chivasso e attualmente ha uno staff di docenti che prepara i corpi, li “piazza”, dandogli le basi per fare le coreografie… lì arriva poi lei. Per gli allievi sopra i dieci anni delega la preparazione tecnica, mentre insegna ancora ai più piccoli, ma la coreografia è sempre più il “suo”. “Il mio lavoro, di cui vivo, è anche la mia passione più grande - afferma sorridente -. I primi tempi insegnavo a Brandizzo, ma una volta finiti gli studi ho capito di volere una scuola di danza tutta mia. Abito a Castiglione Torinese, ma sono innamorata di Chivasso, mi piace la sua luce e ha una bella energia. Ho voluto qui la mia scuola”. In tutti questi anni Alessandra è rimasta fedele ai suoi canoni di danza, infatti il suo è un centro di arti coreutiche e lei non ha mai voluto farlo diventare un qualcosa di commerciale. Nella sua scuola si praticano danza classica, moderna, contemporanea, hip hop e pilates. Quest’ultimo lo insegna sempre Alessandra che ha studiato anche ginnastica posturale. “Non faccio tutto, faccio il mio, preferisco fare poche cose ma fatte bene. Altro aspetto a cui tengo molto sono le lezioni a numero chiuso, e questo da sempre, perché non mi piace l’idea che gli allievi non riescano a seguire bene. Nonostante le difficoltà, pre e post Covid, sono qui e ho la mia scuola che porto avanti con amore e ho tanti progetti per il futuro. Sono soddisfatta, ma vorrei sempre di più e questa penso sia un po’ la caratteristica di chi lavora a contatto con le persone, perché vorrebbe dar loro ogni giorno di più ” spiega.
Da gennaio scorso Alessandra Rota ha spostato la sede della sua scuola in via Demetrio Cosola 30/A e le ha dato un nuovo nome: “Oltredanza” è diventato “Outline Dance Factory”. “Desideravo avvicinarmi al centro città e questo locale mi è piaciuto un sacco. Qui ho due sale, una più grande e una più piccola, e nel 2022 vorrei ampliarmi, di modo da avere una sala aggiuntiva per la danza contemporanea. Mi piacerebbe creare un centro di arti performative dove possa trovare posto anche il disegnatore, piuttosto che il musicista e non solo. Vorrei anche ospitare compagnie di danza, di attori… una specie di centro di coworking per creare spettacolo e arte, in pratica. E questa cosa la farò!” afferma decisa.
La sua “Oltredanza” era il suo amore, simboleggiava la danza, la passione e la determinazione “oltre al passo”, inteso come passo di danza in sé. “Outline Dance Factory” è ancora nuovamente amore… “‘Outline’ era il titolo di una coreografia di una mia figlia d’arte e questo pezzo ha vinto un sacco di concorsi. Sono legatissima a quella composizione. “Outline” significa poi “fuori linea” e mi rappresenta, identifica bene il nostro ambiente famigliare dove si predilige la qualità. Questa scuola è una fabbrica di movimento tecnico di livello. Mi serviva darle una nuova veste, ne sentivo il bisogno e mi andava così, quindi è nata “Outline” che è un ‘marchio’ a tutti gli effetti - racconta -. Questo è ciò che è la mia scuola a livello concettuale, ma ha anche un’immagine associata che arriva da un’altra mia figlia d’arte che oggi è ballerina professionista nella più famosa compagnia italiana di danza, quella di Mauro Astolfi. Il suo corpo rappresenta “Outline”, solo il corpo, non il viso, e lui esprime le linee della mia danza. La mia scuola è il mio messaggio di amore sia a livello di nome, che di immagine, che di contenuto”.Alessandra Rota ha anche altre due passioni: mangiare e viaggiare. Le piace mangiare bene, cercando le piccole trattorie e osterie a conduzione famigliare; adora i viaggi e parte per studiare danza e coreografia almeno due volte al mese, unendo così lo studio alla visita e scoperta di posti nuovi.
Tanto lavoro, ma anche vita privata, infatti è sposata da undici anni con Maurizio, un produttore di birra artigianale. E anche lui, come lei, ha fatto della sua passione il suo lavoro.
“Lavoro per mantenere il mio lavoro e ne sono felice, non lo faccio per soldi. Vedo ovunque linee che si muovono e che posso far riprodurre ai miei ballerini. Danza vuol dire qualità tecnica e libertà di respirare… quando i ragazzi si muovono devono sentire la sensazione di libertà, divertendosi ma essendo consapevoli di ciò che sentono. Lavoro molto sull’improvvisazione e sul respiro a lezione, è un modo alternativo di parlare. Spero di trasmettere il messaggio di vivere la vita con positività, perché eccetto la morte tutto è risolvibile, con fatica ma lo si fa - spiega Alessandra -. La danza è un’ancora di salvezza, la speranza che le generazioni future abbiano anche profondità morale. Credo che sia bello appassionarsi alla vita e a qualcosa nella vita, non a tutto indistintamente per farlo male. L’arte in generale rappresenta un’ancora di salvezza e va coltivata nel tempo. E’ anche un modo per stare uniti. E’ uno stile di vita, fatto di sacrifici, fatica e gioie e il trucco è ‘non bastarsi mai’, inteso in senso buono ovviamente, per spronarsi a fare sempre meglio” afferma in conclusione.
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