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CHIVASSO. Barbara Vaira: “Con ‘La Tola’ ho vinto la mia sfida personale”

Barbara Vaira è la titolare de “La Tola” di via Orti 40 e il rilevare questo locale per lei ha rappresentato una sfida personale che ha vinto con successo. Ma facciamo un salto indietro… Barbara è nata il 3 novembre del 1969 a Cuorgnè. La sua famiglia era composta da mamma, papà ed un fratello. “Oggi papà, purtroppo, non c’è più e siamo rimasti noi. La nostra è una piccola famiglia - racconta -. Da piccola ero molto timida ma col tempo ho acquisito sicurezza. Lavorava solo papà, non ho avuto grandi possibilità di studiare e, dopo le medie, mi sono iscritta ad una scuola professionale di taglio e cucito. Nei fine settimana lavoravo a Belmonte, servendo a tavola, e questa esperienza mi è servita molto. Mi sono resa conto di quanto mi piacesse come lavoro ed è grazie alla famiglia Bianchetta, titolare del locale dove collaboravo, che ho compreso che sarebbe stato quello il mio mestiere nella vita. Mi hanno insegnato tanto, senza scuola, e gliene sarò sempre riconoscente”. Barbara Vaira ci racconta che questa gavetta le è servita parecchio anche a livello psicologico, oltre che per imparare il mestiere nella pratica e saper gestire un locale e il suo entourage. Dopo aver seguito diversi locali, sempre con successo, nel 2014 le si è presentata l’occasione di prendere in mano la bocciofila “La Tola” di Chivasso. “La partenza non è stata delle migliori, la definirei a singhiozzo, ma poi c’è stata una bella ripresa. L’ho inaugurata il primo aprile: una giornata stupenda con un sacco di gente, ma poi per 2/ 3 mesi zero lavoro. Ho pianto parecchio, arrivavo da un’altra bocciofila dove c’era sempre il pienone e mi ha spiazzata non vedere clienti - racconta -. Ho scelto di avere un locale a Chivasso perché è un paese che mi piace tanto e poi anche perché per me rappresentava una sfida. Questa era una fra le bocciofile più rinomate e volevo fosse mia e ci tenevo che andasse bene”. E’ poi arrivato il momento della svolta: la classica manifestazione di agosto, dove si gioca a bocce per 22 giorni consecutivi, ha portato un sacco di gente al locale. ‘La Tola’ ha cominciato così ad ingranare e a prendere il giro. “Le persone hanno iniziato a conoscerci e ho vinto la mia sfida. Ne sono davvero contenta, era ciò che desideravo - spiega Barbara -. ‘La Tola’ è diventato un vero e proprio punto di ritrovo e non solo per l’ambiente bocciofilo. Ad esempio da noi si svolgono anche manifestazioni della pallavolo dato che abbiamo lo spazio oltre che il buon cibo, i raduni degli alpini, le feste latine dove si balla e tanto altro ancora. Ovviamente anche i singoli cittadini possono venire a gustare la nostra cucina casalinga”. Un lavoro che è amore allo stato puro, passione, per Barbara. Molto impegnativo, ma appagante e che permette di conoscere un’infinità di persone. “Ci tengo a ringraziare tutti quelli che nel tempo hanno collaborato e collaborano con me, perché grazie alla loro serietà e professionalità, abbiamo creato una bella squadra capace di ottenere risultati di un certo livello - afferma -. L’emergenza sanitaria ci ha dato una bella batosta, ma questo un po’ a tutti, e i ristoranti sono stati parecchio penalizzati dalle chiusure. La situazione non è rosea e credo che non abbiano fatto delle scelte così azzeccate imponendoci certe restrizioni. Non è stando seduti ad un tavolo e rispettando le norme di sicurezza che ci si contagia. Le persone sono molto più controllate nei locali che altrove. Ora si spera di tornare alla normalità, un po’ per volta”. Il lavoro non è l’unica passione di Barbara Vaira, infatti ama molto gli animali e ha tre cani, e le piace viaggiare anche se ci confessa che il tempo per farlo è sempre stato poco. “Sono felice della mia vita; ho mia zia e il mio nipotino, con il resto della famiglia e gli amici più cari, sempre al mio fianco e faccio un lavoro che mi piace e mi appaga. Mi piacerebbe aprire un ristorante al mare in posto turistico, ma per il resto sono contenta di ciò che la vita mi ha offerto. Mi alzo sempre con il sorriso e questo è anche un po’ il mio motto, perché penso che sia il sorriso a farci andare avanti anche quando è meno facile farlo e bisogna tenere duro” afferma in conclusione.
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