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Ivrea
12 Maggio 2024 - 16:11
E poi ad un certo punto, intorno alle 18, arrivi a Ivrea, allo Zac!, di sabato, e ti ritrovi con un centinaio di persone che se ne sono state lì tutto il pomeriggio a parlare di ambiente, di sviluppo sostenibile, di un pianeta terra che non ce la fa più, di terreni che potrebbero tornare all’uomo e invece se ne stanno lì, incolti e silenti, abbandonati e dimenticati, a volte pericolosi.
In provincia di Torino solo in questa città può capitare tutto questo. Uomini e donne che ancora trasudano di spirito Olivettiano con tanta voglia di parlare, di confrontarsi, guardare al proprio futuro e a quello delle generazioni che verranno.
In questo caso il merito va ad un’associazione nata da poco ma già diventata grande, le "Officine del terzo Settore", in collaborazione con Legambiente, Zac!, Labsus e CREA.
"Terre di Comunità – L'Uso Sociale del Territorio” (questo il titolo) è stato molto di più di un semplice incontro. Una vera e propria chiamata all'azione per riscoprire il ruolo cruciale dell'economia sociale agricola nell'erogazione di servizi alla persona e nella cura dell'ambiente.

Tre i tavoli di lavoro organizzati: sul welfare, sulla didattica ed educazione, e sul recupero di terreni abbandonati.
Obiettivo dichiarato della giornata che s'inseriva nel più ampio contesto del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2024, quello di esplorare e approfondire l'interazione tra agricoltura e sociale con particolare riferimento “al recupero dei terreni abbandonati e silenti” attraverso la promozione di un dialogo attivo tra i diversi attori coinvolti, dai produttori agricoli alle istituzioni, dalle organizzazioni non profit ai cittadini, tutti impegnati in un obiettivo comune: riqualificare e rivitalizzare il territorio attraverso pratiche sostenibili ed inclusive. Un fatto non di poco conto in una società sempre più tecnologica in cui troppo spesso ci si dimentica del valore del territorio e delle risorse naturali che ci circondano.
Le conclusioni sono state affidate, tra gli altri, a Nevio Perna che è proprio partito dalla legislazione nazionale che c’è e di quella regionale che s’è stratificata nel corso dei decenni e avrebbe bisogno di una bella risistemata.
Tra i partecipanti anche Patrizia Borsotto, ricercatrice presso il CREA e Pasquale Bonasora, Presidente di LABSUS, che hanno introdotto le discussioni e guidato i partecipanti attraverso le complessità e le potenzialità dell'economia sociale agricola.
E alla domanda c’è un futuro per il pianeta terra… Bonasora non ha dubbi: “Non possiamo arrenderci. Al centro di Labsus ci sono gli obiettivi dell’agenda 23 con le Comunità protagoniste….”
Un altro pilastro fondamentale dell'evento sono state la “didattica e l’educazione” con l'obiettivo di promuovere la consapevolezza ambientale tra le nuove generazioni. “Attraverso le collaborazioni tra scuola, famiglie, insegnanti, aziende agricole didattiche - ha specificato Barbara Manucci in chiusura - con programmi educativi che legano strettamente l'apprendimento all'ambiente naturale e agricolo…”.
Resta la domanda: Cosa si può fare per salvare il mondo?
“ Parlare, comunicare, evitare di vivere in isole separate…- ci dice Laura Morezzi delle Officine del Terzo Settore - Qui allo Zac! abbiamo provato a mettere insieme persone che arrivano da esperienze molto diverse per dare un contributo tutti insieme ad un’idea di sviluppo sostenibile. ”.
Le fa eco Enrico Capirone: “Ci siamo concentrati sull’utilizzo dei terreni abbandonati e sui soggetti che possono trarre un vantaggio. Alla ricerca di un equilibrio tra sostenibilità ambientale, economica e sociale….”.
Perchè come diceva Ernest Hemingway “La terra è un bel posto e per essa vale la pena di lottare…”.
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