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04 Maggio 2024 - 07:00
Si chiamava Gino Doné. Dopo la Resistenza, intraprese una seconda battaglia a Cuba al fianco di Fidel Castro. A raccontare la sua storia sabato pomeriggio, in un incontro raccolto e fuori dagli schemi nella sede della CGIL in via Miniere, organizzato in occasione della visita del Console Generale della Repubblica di Cuba a Milano, Marcos Hernández Sosa, è stato il presidente dell’ANPI, Mario Beiletti.
“Cresciuto in una famiglia di braccianti, dopo l’annuncio dell’armistizio Gino non esitò a schierarsi”, ha raccontato Beiletti. “Il ragazzo, entrato nella Resistenza come partigiano della ‘Missione Nelson’, guadagnandosi un encomio solenne, opererà sino alla fine della guerra nell’area della laguna veneta. Dopo la Liberazione, senza lavoro ma pieno di speranza, emigra in Canada. Nemmeno qui Doné riesce a trovare un’occupazione soddisfacente e decide di trasferirsi a Cuba nel 1951…”.
Nella capitale cubana conosce Ernest Hemingway e inizia a sentir parlare dei ribelli. L’anno seguente si stabilisce a Trinidad dove sposa Norma Turino Guerra, sostenitrice del partito di Fidel Castro. Cuba a quei tempi era governata dal dittatore Fulgencio Batista.

Nel cerchio: Gino Doné
“Quando Castro - racconta Beiletti - seppe che a Trinidad c’era un ex-partigiano italiano, lo coinvolse nel suo Movimento 26 Luglio. In quanto ex-combattente, Gino addestrò i ribelli cubani e, grazie al suo passaporto italiano, fece da collegamento con le loro basi in Messico. È così che Gino finirà per essere l’unico italiano ad aver combattuto nella Resistenza in Italia e nella rivoluzione cubana…”.
Il 25 novembre 1956, Doné fu tra gli 82 volontari imbarcati sul Granma, che salparono dal porto messicano di Tuxpan per sbarcare nell’Oriente Cubano. Gino era il più anziano e aveva il grado di tenente nel Terzo Plotone comandato da Raúl Castro, fratello di Fidel. Il 2 dicembre 1956 venne mandato a cercare Che Guevara, in preda a un forte attacco di asma. Venne scelto lui perché avrebbe saputo come intervenire, in quanto sua moglie Norma era asmatica. Gli praticò un energico massaggio e gli salvò la vita. Il 5 dicembre 1956, dopo il primo imprevisto combattimento ad Alegria de Pio e dopo il massacro della metà dei compagni granmisti, Gino tornò clandestinamente nella città di Trinidad dalla moglie Norma. Ricercato dalla polizia batistiana lasciarono Cuba e non riuscì a tornarvi che dopo molti anni. Gino rivendicò questa scelta.
“Rientrato in Italia nel 2003 - ha concluso Beiletti - dopo un periodo passato negli Stati Uniti, tornò nel suo Veneto e ritrovò gli anziani amici della Resistenza. Qui visse con una nipote, Silvana, a Noventa di Piave, in provincia di Venezia…”.
Gino Doné, registrato a Cuba come Gino Doné Paro, è morto nel 2008 in una Casa di cura di San Donà. Al suo funerale parteciparono centinaia di compagni provenienti da tutta Italia e funzionari dell’Ambasciata cubana con grandi corone di rose rosse da parte di Fidel e Raul Castro.
Fine del racconto di una gran bella storia, di coraggio, di valori, di resistenza e di passione.
Una storia che Beiletti ha fatto trascrivere in una pergamena che ha poi regalato al Console. Una storia che Marcos Hernández Sosa conosce molto bene.
“Due anni fa - ha replicato - le ceneri di ‘Paro’ sono state traslate all’Avana, ed ora riposano nel Pantheon delle forze armate cubane all’interno del cimitero di Cuba, assieme a quelle degli altri 78 compagni di spedizione deceduti mentre 4 sono ancora in vita, inserendo l’urna funeraria in una bara di legno uguale a quella di Che Guevara e Fidel Castro... Lo ricordiamo come un grande amico del nostro paese ...”. Marcos Hernández Sosa si è poi concentrato sul miracolo di Cuba: “esistere”.
“Esistere - ha detto - con una proposta diversa da quella che ci propone il mondo bipolare. Un mondo pericoloso, insicuro. Un mondo ipocrita che parla di valori umani e nello stesso tempo rifornisce Israele con bombe e armi per ammazzare i palestinesi...”.
E poi del Covid e degli americani.
“Loro realmente volevano che noi morissimo. Ci hanno negato i respiratori polmonari e l’ossigeno. La rivoluzione non è finita. La realtà di Cuba cambia ma a Cuba ancora si crede in un nuovo mondo possibile. I principi sono gli stessi...”.
Parole belle, ricche di ideali a cui è seguito un ricordo di Franco Giorgio, di quando era segretario cittadino del PCI e invitò Carlos Tablada a presentare il libro “Il pensiero economico di Che Guevara”.

Una foto con gli organizzatori. Da sinistra: Davide Trapella di Nuovi Equilibri Sociali, Jacopi Pitti di Novi Equilibri Sociali, il Console cubano e Blerim Licaj
“Varrebbe la pena riprendere alcuni concetti e ricominciare a ragionare sui valori di una società”, ha dato il suo contributo al dibattito. “Ancor di più oggi con le destre che avanzano. Oggi in Italia siamo governati da un partito che il vecchio Movimento Sociale Italiano...”.
Gli ha fatto eco Giovanni Ambrosio della CGIL sottolineando la “fratellanza che unisce il popolo italiano a quello cubano”.
“Durante il Covid i primi a venirci in soccorso sono stati i medici della brigata cubana e noi in un loro momento di difficoltà grazie all’impegno dei compagni e delle compagne nel giro di 10 giorni abbiamo raccolto 280 mila euro con i quali abbiamo acquistato respiratori, farmaci salvavita e mascherine. Ho dato una mano a caricare quei camion. Li ho visti partire dall’aeroporto di Malpensa. Cuba per me rimane l’esempio di una rivoluzione compiuta che nonostante tutto e tutti si oppone alla politica imperialista americana...”.
Infine il segretario dello SPI CGIL, Alfredo Ghella.
“Io sono vecchio e la mia generazione ha il mito di Cuba. L’esempio di come un popolo è riuscito a liberarsi da una dittatura feroce. La rivoluzione l’abbiamo vissuta come la possibilità di cambiare le cose anche da noi...”.
Per Marcos Hernández Sosa la serata è proseguita con un convegno in Santa Marta dal titolo “Cuba, America Latina e nuovo mondo multipolare, per il socialismo nel XXI secolo” organizzata da Nuovi Equilibri Sociali, insieme a Cuba Va e al Movimento per la Rinascita del Comunismo.
Si è parlato di giustizia sociale e resistenza alle pressioni imperialiste, temi caldi e attuali che toccano direttamente i principi della sovranità nazionale.
A dialogare con lui Max Lioce, alla guida del Collettivo Cuba Va, e Gianni Favaro, esponente del Movimento per la Rinascita del Comunismo.
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