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Strambino

Cento anni di storia per la Selleria nata dalla passione di un musicista

Era il 1930 quando Giuseppe Moirano, appassionato di cavalli, iniziò a cucire finimenti

Non si può parlare di cavalli e attacchi, senza parlare dei Moirano.

E non solo in Canavese. I finimenti realizzati da quasi cento anni in questa bottega artigianale di via Somis a Strambino, sono noti in tutto il mondo e si dice che siano arrivati fino alla Regina Elisabetta II d’Inghilterra.

Una domanda che i Moirano schivano con eleganza: “La sovrana ormai non c’è più. Non siamo autorizzati a dire nulla”.

Quello che però confermano è l’amore di suo marito, Filippo di Edimbugo, per gli attacchi: “Senza di lui questa disciplina non esisterebbe. Noi non esisteremmo. Tutto nasce da lui e dalla riscoperto di questa antica tradizione ottocentesca”.

Tra i racconti dei Moirano ci sono mille storie di cavalli, di carrozze, di passione.

Uno dei titolari, Giacomo, è stato anche oltreoceano  per realizzare un importante lavoro per una facoltosa imprenditrice americana del settore cosmetico, appassionatissima di cavalli e attacchi: “Voleva addirittura che mi trasferissi lì - racconta sorridendo Giacomo Moirano. Le ho risposto che avevo famiglia e lei ha rilanciato l’offerta di trasferirmi con tutti quanti loro. Ma terminato quel lavoro, sono tornato alla mia vita, alla bottega, al nostro bel Canavese. Lontano da qui non avrei mai potuto vivere”.

La Selleria Moirano nasce nel 1930. A fondarla era stato Giuseppe Moirano, uomo eclettico.

“Era un musicista - racconta il figlio Giacomo - un fisarmonicista molto apprezzato. In tempo di guerra ha suonato a Roma anche davanti ad Duce e ad Hitler”.

Le traversie della guerra lo portarono poi a dover cambiare lavoro: “Serviva nelle cascine dei nobili, nei castelli e qui ha iniziato ad appassionarsi ai finimenti. Per passione ha iniziato ad aggiustare quelli vecchi dei nobili per cui lavorava. Poi è nata la Selleria. Nostro papà è stato un autodidatta”.

Giuseppe Moirano ha tramandato l’attività al figlio maggiore Felice e in seguito al secondogenito Giacomo.

Felice aveva 11 anni quando ha iniziato a lavorare con il padre. Giacomo, che ha sette anni in meno di lui, inizia dopo.

Felice Morirano è colui che si occupa di preparare il materiale: “Faccio anche le ricerche di tipo storico. E’ un lavoro di continua ricerca e di studio, il nostro. La mia scuola l’ho fatta disfacendo la roba vecchia antica, imparando da modelli esistenti. La mia gioia, quando faccio un pezzo, che sembri quello vecchio. Il risultato finale dev’essere quello lì. Non dev’essere brillante, moderno. Qui la modernità non esiste. l’epoca di riferimento è la metà dell’Ottocento. E’ stata l’epoca d’oro di queste cose”.

Felice Moirano mentre taglia

Ora, con Chiara, la figlia di Felice, la Selleria va verso la terza generazione, mantenendosi saldamente ancorata alla tradizione.

I titolari dell’azienda sono Giacomo e la nipote Chiara:“Felice, mio papà è un coadiuvante - spiga Chiara - ma è ancora indispensabile. Qui tutti abbiamo bisogno di tutti perché le cose da fare sono talmente tante che tramandarle non è neppure così facile. Partiamo dalla scelta del cuoio. Poi lo tagliamo, facciamo i modelli, cuciamo, prepariamo e realizziamo anche le fibbie e la parte meccanica”.

Guardandoli tutti e tre al lavoro viene da dire che sono degli artisti. Felice Moirano, ormai in pensione, ma ancora guida dell’attività, scuote il capo: “No, siamo semplici artigiani” dice sorridendo.

“Qui facciamo tutto a mano, il nostro è un prodotto artigianale” ci spiega Chiara. E’ una ragazza giovane, una gran lavoratrice, un’appassionata di cavalli e di attacchi.

Ho sempre seguito mio papà in tutto quello che faceva. Non potrei immaginare di fare un altro lavoro”.

I punti di cucito che rendono unico ogni finimento che esce da questo laboratorio, è lei a darli. Con una sapiente alchimia tra determinazione, precisione e lentezza nei gesti, cuce il cuoio trasformando le strisce in autentici gioielli per appassionati.

Con grossi aghi, fora per far passare il filo alla luce di una lampada che l’aiuta a farsi strada: “Cucio un metro l’ora. Le fibbie sono tutte cucite a mano. E poi anche le parti più in vista, se sono cucite a mano sono di maggior pregio. E’ con le cuciture che il lavoro prende valore”.

Le altre parti vengono cucite con macchine speciali tedesche molto costose. Si programmano con un computer.

“Certo, si può cucire anche tutto a mano - precisa Giacomo - ma non devi chiedere quanto costa... il tempo ci vuole”.

Chiara ci racconta di aver imparato a cucire dal papà: “Mi ha insegnato lui. Ho imparato guardando. Ma è solo con il tempo e con la pratica che si migliora”.

Ha iniziato fin da piccola: “Ero fissata. Ho sempre amato i cavalli e per me tutto ciò che li riguarda è bello”.

I CLIENTI

In Canavese non c’è appassionato di attacchi che non conosca la Selleria Moirano e che non abbia acquistato (o sognato di farlo) gli attacchi e i finimenti realizzati da loro.

Abbiamo molti clienti qui in zona. Per la maggior parte sono quelli che attaccano a Carnevale. Il 90 percento di coloro che partecipa al Carnevale, è nostro cliente. E non sono mica tutti industriali  o persone facoltose. Sono amanti dei nostri prodotti e fanno molti sacrifici per acquistare i nostri lavori. Sono orgogliosi di avere la nostra roba. Per loro si tratta di un gioiello”.

Con orgoglio ci mostrano i finimenti che quest’anno hanno vinto il primo premio a Carnevale. Li hanno realizzati loro.

Gli altri clienti arrivano da un po’ tutta Italia e da mezza Europa: “Normalmente si tratta di appassionati collezionisti. All’estero sono più facoltosi. Il potere d’acquisto è maggiore. Il costo della manodopera artigianale come la nostra, per loro non è un problema. Arrivano con le idee già chiare e quando scelgono non perdono tempo. Per loro non è mai un problema il costo”.

I finimenti che hano vinto il primo premio del Carnevale 2024

Quando il cliente arriva, ci dice cosa vorrebbe e che cavalli ha - spiega Chiara -. Noi allora gli presentiamo il nostro catalogo con tutti i disegni dei finimenti per individuare il modello che può piacere”.

Appesi sulle pareti del laboratorio, poi ci sono i modelli. “Alcuni modelli - puntualizza Chiara -. Altri sono riposti nelle scatole”.

Quel che i Moirano ci tengono a spiegare è che, per quanto i loro finimenti siano considerati belli e pregevoli, non è solo una questione estetica, ma di sicurezza: “Non bisogna far male al cavallo. Non bisogna fiaccarlo. E’ necessario garantire robustezza e sicurezza. Con i nostri lavori non capita nulla. Il cavallo non è un motorino. Ha molta forza e servono materiali che garantiscano stabilità”.

Della parte di metallo degli attacchi è Giacomo ad occuparsene.

Una grossa vetrine espone tutti i modelli di fibbie, i monogrammi con le iniziali del nome del committente, gli stemmi: “Per la realizzazione - spiega Giacomo -, partiamo dalla carta, dal disegno. Una volto scelto, realizzo tutti i pezzi necessari e poi li porto in fonderia a Milano. Un’azienda di nicchia, tra le uniche specializzate in questa lavorazione. Qui, con la gomma vulcanizzata e la fusione a cera, realizzano i pezzi in metallo che poi, nella mia officina andrò a rifinire a mano”.

“Se è vero che i clienti sono esigenti - spiega Chiara - è anche vero che i cavalli sono animali molto sensibili e se una cosa non va se ne accorgono subito”.

I lavori dei Moirano sono unici: “Li potete confrontare con tutti quelli realizzati dai sellai di tutto il mondo: non c’è nessuno che li batta”.

In commercio ci sono anche quelli provenienti dall’India o dal Pakistan: “Sono quelli a basso prezzo - spiega Giacomo - e quelli non garantiscano affatto la sicurezza per i cavalli, per i proprietari e per le persone che assistono”.

LA CARROZZA DI CARLO ALBERTO

La Sellerie Moirano è molto nota anche per i lavori di restauro delle carrozze. Presto arriverà nel loro laboratorio la carrozza appartenuta a Carlo Alberto.

La carrozza di Carlo Albero verrà restaurata dai Moirano, si trova nel palazzo reale di Genova

Si trattava della carrozza dell’ambasciata italiana in Inghilterra. E’ arrivata in Italia nel 1930 sulla Leonardo Da Vinci e da 92 anni è ubicata nel Palazzo Reale di Genova. Dovremo occuparci dei restauri, pittura e tessuti. Tutto.”.

Il problema è il trasporto.

E’ una pratica burocratica che va avanti da un anno e mezzo  - spiega Giacomo Moirano -. Resterà da noi circa due anni per i lavori”.

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