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Ivrea

"Mi butto giù dal balcone". Case popolari da vergogna! L'appello al sindaco: "Perchè non si fa vedere?"

Ilaria Aragona ha 47 anni e da tre anni è inabile al cento per cento. Vive attaccata ad una bombola di ossigeno. La sua migliore amica è Margot... Costretti a vivere come animali in una casa senza finestre.

“Ci sono delle notti in cui vorrei buttarmi giù dal balcone che non ho.  Mi butto giù dalla finestra. Non ce la faccio più. Sto veramente male. Ho anche la febbre.... Mi rivolgo a lei signor sindaco. E’ venuta la vicesindaca. E’ venuto il presidente del consiglio.... Lei quando viene?”.

Lei è Ilaria Aragona. Ha 46 anni e abita al civico 3 di via Saudino in un alloggio di circa 30 metri quadrati gestito dall’Atc ma di proprietà del Comune. Pochi metri in cui si gira e si rigira, portandosi dietro tutta la sua disperazione e frustrazione.

Ex ballerina. Ex professoressa di spagnolo. Mai fumato in vita sua, ha tante foto attaccate alle pareti a testimonianza, di una bella gioventù e della sua prestanza fisica.

Ilaria Aragona

Ilaria Aragona prima del Covid

Ilaria Aragona prima del Covid

E poi? Poi la catastrofe. Nel 2020 Ilaria è stata una delle prime a “beccarsi” il famigerato Covid.  Si è ammalata. E’ stata ricoverata per parecchi mesi negli ospedali di Ivrea e Cuorgnè ed è cominciato un lento calvario. Non si è più rimessa. E’ ingrassata. Pesava poco meno di 50 kg, oggi più del doppio, con l’aggravante di stare attaccata ad una bombola di ossigeno. 

Per questo piange, si dispera. Per questo vuole parlare. Urlare al mondo che non è così che ci si comporta con chi è messo male come lei, dichiarata inabile al lavoro al 100 per cento.

“Mi trovo in questa situazione per colpa del Covid -  ci racconta - Non sono stata curata bene. Devo viaggiare con l’ossigeno 24 ore su 24. E’ vero che i Comune mi ha dato una casa popolare ma non riesco a farmi una doccia, non riesco a passare con il girello, non riesco a camminare bene. Sono tre anni che sto chiedendo aiuto e sono tre anni che il Comune mi ride in faccia... Sto vivendo una situazione da incubo. ..”.

Ilaria è aiutata da una Oss  (Operatrice socio sanitaria) e da un’altra donna per le faccende domestiche.

Quel che chiede è una nuova casa.

“Per la mia dignità - si intristisce, inizia a tossire e piange - Non ce la faccio più a stare qui…”

L’appartamento in cui abita non è stato evidentemente costruito  per essere abitazione permanente, al massimo temporaneo. 

Per lei che deambula a fatica, peraltro si aggiunge il problema delle scale. 

Dovesse star male sarebbe quasi impossibile portarla fuori in barella utilizzando quella esterna. Ce n’è una interna ma è stata “murata”. E poi c’è un ascensore che quando si rompe trasforma l’intero edificio in una vera e propria prigione.

“Cosa faccio? Sto chiusa in casa... - ci racconta -   E’ già successo e non mi sono mossa per 15 giorni. Quando sono stata male hanno dovuto portarmi via avvolta in un lenzuolo. Un’altra volta mi hanno portato giù in braccio. ..”.

Ilaria, manco a dirlo, pur vivendo nel nostro mondo, fa parte di quell’altro mondo, quello che non si vuole vedere. Eppure sta lì, alla periferia di una città che si considera moderna, turistica, solidale e non v’è dubbio che lo sia...

A darle una mano. Ad ascoltare ogni richiesta di aiuto. Se vogliamo anche un po’ ad accudirla e a farle compagnia, oltre alla cagnetta “Margot”, c’è un vicino di casa, anche lui invalido, che fa quel che può quando può. E’ Ciriaco Impieri, 67 anni.

“Nel 2014 ho avuto un’operazione brutta: un tumore al cervello ...  - si lascia andare -  L’occhio destro è bruciato e sto perdendo la vista anche dall’altro occhio. Me lo hanno già detto: non mi rinnoveranno più la patente e io non so cosa potrò fare? Abitare qui significa spostarsi con la macchina... C’è un autobus che a volte viene a volte no ...”.

E poi la denuncia.

Le Istituzioni di noi se ne fregano. Un geometra ci ha detto che questa casa non va bene per Ilaria ma alle politiche sociali non hanno umanità. Abbiamo chiesto al sindaco di venire a vedere in che condizioni si trova questa ragazza. Si sono girati tutti dall’alta parte. Qui siamo tutti anziani e viviamo con pensioni povere da 60/700 euro mese. E’ una vergogna! Siamo costretti a vivere come degli animali in una casa senza finestre. Sembra di stare in carcere. E dire che  il vicesindaco ci aveva detto che avrebbe preso dei provvedimenti. Cosa bisogna fare? Non hanno coscienza. Hanno un pelo lungo tre metri. Vogliono che passiamo sotto (nella casa di riposo ndr) a morire, com’è morta mia madre…”.

E sulla scala che una volta c’era e poi è stata “murata”, Ciriaco un’idea se l’è fatta. 

“L’han chiusa per non disturbare chi lavora nei locali del piano terreno utilizzati dalla “neuropsichiatria” dell’Asl To4 e nel seminterrato, dove han trovato spazio la camera mortuaria e gli spogliatoi della RSA Saudino...”.

Per capire se una scala esterna fosse sufficiente e non invece il limite per trasformare l’edificio da agibile in “inagibile” Ciriaco, qualche tempo fa, aveva chiamato i vigili del fuoco ma non ha saputo più nulla. 

Ciriaco Impieri

“C’erano degli estintori mai controllati - denuncia - e qualcuno si è portato via pure quelli. Non oso immaginare cosa potrebbe accadere semmai qui scoppiasse un incendio...”.  

Tant’è!

Pochi giorni prima di Natale Ilaria aveva espresso su queste pagine un desiderio: riuscire a farsi una doccia.   

“Sarebbe un bel regalo… ” si era commossa. 

“Lì dentro - ci aveva spiegato - non riesco a fare nulla. La OSS mi lava a pezzi con l’acqua di una bacinella..”.

A guardarlo da vicino l’alloggio è qualcosa che si presterebbe bene per un film dell’horror, ai limiti dell’agibilità, con finestre vasistas che si aprono solo dalla parte superiore, finestra, nessun balcone, nessuna persiana o tapparella. In ogni caso troppo piccolo per consentire a Ilaria di muoversi da un punto all’altro.

Tra i suoi interlocutori in Municipio c’è Paola Garattini.

“Le telefono ma non mi sta ad ascoltare. In questi mesi ho fatto tante battaglie ma la situazione è sempre peggiorata…”.

A farle visita sono venuti la vicesindaca Paola Del Santo e il presidente del consiglio Luca Spitale. Dalla prima solo parole, tante parole, soprattutto con noi, sui "tanti" problemi che affliggono la città e che non le consentono di dare priorità alle denunce sui giornali.... Il secondo le avrebbe suggerito di accontentarsi di quel che ha, perchè sarebbe bastato spostare qualcosa di qua e di là...

A dicembre Ciriaco Impieri, preso dallo sconforto, ha chiamato Paolo Cominetto che non si è fatto desiderare. Si è recato di persona a constatare la situazione per poi lasciarsi andare ad un post sui social. A trovarla per rendersi conto della situazione sono anche stati i consiglieri comunali Massimiliano De Stefano e Paolo Noascone.

“Lo stato di degrado in cui versano le case ATC  - stigmatizzavano - è da ritenersi un’ emergenza sociale. Non si possono lasciare le persone abbandonate a loro stesse. La responsabilità è imputabile all’ ATC, ma esistono anche quelle politiche…”.

Di loro Ilaria si ricorda molto bene...

“Mi hanno guardata… Si sono commossi  - ricorda Ilaria -  Avevano le lacrime agli occhi. Mi hanno detto: tu devi avere una casa con un balcone e degli infissi. Devi poter uscire all’aria aperta…”.

Ci fossero almeno dei parenti. Purtroppo neanche quelli. La mamma di Ilaria non sta bene e il papà non vive più ad Ivrea…

“Ho qualche amica - piange Ilaria - poi ci sono i vicini di casa che sono più vecchi di me ma fanno di tutto per aiutarmi…”.

E di fronte a tutto questo. Di fronte ad una donna che, pur giovane, si trascina avanti come può ci si chiede cos’è che non sta funzionando. Chiaro a tutti che una società che si rispetti ad una persona così dovrebbe prestare attenzioni fin che ce n’è.

“L’ex sindaco Stefano Sertoli era venuto una ventina di volte. Ci diceva che non dovevamo vivere qua ma allo stesso tempo che non poteva aiutarci….”, commenta Ciriaco Impieri.

“Però almeno veniva. Ci dava conforto. Ci ha dimostrato di avere un cuore...!”.

Impieri qualche mese fa si era candidato in lista con Stefano Sertoli. 

Il condominio Saudino

“L’avevo fatto per accendere un faro su questi problemi e su Ilaria la ragazza della porta accanto. L’Amministrazione comunale deve trovare una soluzione per lei...”.

La verità su quei 12 alloggi di via Saudino, perlopiù monolocali e bilocali di proprietà del Comune ma gestiti da Atc...?

Non sono fatti per viverci stabilmente. Sarebbe il caso di venderli o di darli in gestione alla Caritas o alla Casa delle donne limitatamente alle emergenze di due giorni, dieci giorni, un mese.

La buonanima che li ha “regalati” solo una cosa si era preoccupata di far scrivere nero su bianco: che si sarebbero potuti locare  esclusivamente a cittadini di età superiore ai 65. 

“Questo ha sempre creato numerosi problemi nell’assegnazione curata dall’Atc in base alle graduatorie - spiegò  nel 2013, in consiglio comunale, l’assessore Augusto Vino - Gli anziani preferiscono vivere in città. Nel 2008 abbiamo registrato più di 23 rinunce. Nel 2009 ben 7 e 9 nel 2010...” 

Stessa cosa capita oggi e qui, manco a dirlo, ci vengono a vivere solo i figli di un Dio minore o chi si trova in una condizione che non gli consente di dire “no” e, infatti, di alloggi sfitti ce ne sono addirittura quattro. Un inquilino è morto. Altri due sono finiti in una casa di riposo, infine  un ragazzo è stato arrestato e nessuno lo ha più visto.

Quattro alloggi vuoti da mesi in un condominio di due piani, situato in una zona che possiamo definire residenziale, ma ha il limite di essere troppo lontana dal centro abitato.

Da qui a far diventare il condominio di via Saudino un vero e proprio ghetto, il passo è stato breve. 

Cosa si chiede a sindaco e assessori? Di guardare le cose per quello che sono, con la verità in faccia, e di risolvere questo dramma prima che si può e con tutte le armi a disposizione.

Perchè non si può tenere al primo piano di un condominio una donna che ha bisogno dell’ossigeno 24 ore al giorno e se l’ascensore non funziona rischia di morire.

Perchè non si può permettere di far vivere le persone in alloggi che al posto delle finestre hanno dei lucernari.

Perchè la galera è una cosa meritata, la civile abitazione è “civile” non per niente. 

SU ILARIA E CIRIACO

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