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Ivrea

Adriano Olivetti ci ha insegnato che i sogni possono diventare realtà!

Un sabato con le spille d'oro a Ivrea

Se c’è una ricorrenza da non perdere a Ivrea è il saluto alla tomba di Adriano Olivetti organizzato tutti gli anni dalle Spille d’oro, più di mille associati.

Sabato scorso si sono ritrovati presso il cimitero, nell’ala sinistra della parte vecchia, dove è sepolto, in mezzo al verde, in un angolo carico di suggestione insieme a Grazia Galletti la moglie sposata in seconde nozze nel 1950, sotto l’ombra della statua dedicata a San Francesco opera dell’italo americano Beniamino Bufano, detto Benny.

Tra i presenti, oltre al presidente dell’associazione Laura Salvetti e all’ex segretario Luigi Fundarò, anche il sindaco Matteo Chiantore e il presidente del consiglio Luca Spitale.  

Salvetti ha ringraziato tutti, sopratutto Lara Cavagnetto per l’omaggio floreale e Rita Munari per la costante manutenzione del giardino e la passione che gli dedica. Non in ultima Davide Motto Tos per la sistemazione puntuale della croce in legno. A sua volta Rita Munari ha ringraziato i tre operatori dell’impresa Berlor che ha in gestione il cimitero, per l’aiuto che le danno.

“Siamo qui - ha sottolineato Salvetti - per ricordare un uomo, una persona che ha permesso, nel secolo scorso, di vivere dignitosamente a qualche decina di migliaia di persone, Questo territorio ha avuto la fortuna grazie ad Adriano Olivetti di avere un lavoro e uno stipendio equo, un’assistenza sanitaria e una formazione accessibile a tutti. Il diritto alla cultura che non è banale. Sembrano cose scontate e acquisite, ma non è così in altre parti d’Italia e nel resto del mondo. Abbiamo avuto questo privilegio e ne abbiamo beneficiato tutti. Abbiamo il dovere di non dimenticare e di far tesoro di questi valori e farli vivere nel tempo....” 

Emozionanti anche le parole del sindaco..

“Mi sono trovato diverse volte a parlare in pubblico di Adriano Olivetti e vi confesso che ho sempre trovato un certo imbarazzo - ha puntualizzato - Avevo paura di dire troppo poco. Di non sapere esprimere la grandezza di questo uomo del 900. Di dire troppo poco e quel poco di dirlo male. Oggi quella paura non ce l’ho più. Non ce l’ho oggi davanti a persone che hanno contribuito a costruire questa storia importante per la nostra città e per il nostro paese. Sento forte la responsabilità di raccontare Adriano Olivetti e di raccontarlo alle nuove generazioni. Di raccontare un uomo che ci ha insegnato a costruire una comunità intorno a una fabbrica e una fabbrica intorno ad una comunità. Ci ha insegnato che se ci credi veramente, metti da parte gli interessi personali, i sogni di una comunità possono diventare realtà...”.

E se è vero  che Ivrea non è più la città industriale di un tempo e si deve guardare oltre e anche vero (e questo lo ha detto Spitale) “che non dobbiamo dimenticare che Ivrea è una città diversa e migliore rispetto ad altre...”.

La giornata delle Spille è proseguita con la foto di rito alla fontana di Camillo Olivetti, quindi con la santa messa e infine con il pranzo.

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