AGGIORNAMENTI
Cerca
Pride di Ciriè - L'intervista
25 Giugno 2023 - 21:44
Al Pride di Ciriè, svoltosi oggi e che ha radunato decine di ragazzi e ragazze del territorio, abbiamo incontrato Matteo Filippin, consigliere di minoranza a Lanzo Torinese. Vicino al mondo politico di centrodestra, ci ha lanciato un messaggio chiaro: "Essere liberale significa essere pragmatico e laico". E quindi aperto ai diritti delle persone di disporre di sé e del proprio corpo come vogliono. Mill e Locke ringraziano.
Di centrodestra eppure aperto ai diritti delle persone lgbt. Uno come Filippin è un'eccezione in questo momento storico. In Italia siamo stati infatti capaci di inventarci un centrodestra retrivo, asserragliato dietro la difesa di presunti valori cattolici nazionalpopolari, incapace di aprirsi e di farsi portavoce delle rivendicazioni politiche delle minoranze, conservatore e addirittura post- o neo- fascista.
A dire il vero il fenomeno non è solo italiano. Non mancano, sullo scacchiere europeo e oltre, esempi di "liberali illiberali". Eppure si fa sempre più strada l'idea che le cose possano cambiare. Che un liberale possa esserlo fino in fondo, e non solo quando si tratta di abbassare le tasse o di togliere lacci e lacciuoli all'attività economica.
Chi l'aveva capito erano i radicali italiani, "ala sinistra" dei liberali con quel rivoluzionario di Marco Pannella che portò avanti istanze talmente innovative su cui neanche la maggiore forza progressista del Ventesimo secolo, il Partito Comunista Italiano, riuscì a "mettere il cappello". Si pensi al referendum sul divorzo del '74 o a quello sull'aborto dell'81.
Più recentemente hanno fatto scalpore le parole di Luca Zaia, ultra-presidente (perché a ogni elezione piglia il 70%) della Regione Veneto in quota Lega che ha affermato a più riprese come "non esiste che l’aborto sia un tema di destra o di sinistra, che il fine vita sia un tema di destra o di sinistra, o che altri temi etici siano di destra o di sinistra" (Vanity Fair).
Sempre Zaia ha affermato come "sui diritti serve una no fly zone". Ma si guardi pure a una come Roberta Metsola, presidente conservatrice del Parlamento europeo, e alla sua attenzione per i diritti della comunità lgbt. O a uno come Elio Vito, ex parlamentare di Forza Italia oggi in rotta di collisione col governo Meloni anche per questo motivo.
Matteo Filippin, come mai oggi qui?
Questa scelta è venuta fuori principalmente perché ho sentito un cambio di tendenza a livello nazionale: tutti sanno che sono sempre stato di centrodestra, ma mi sono sempre riconosciuto in una figura, quella di Silvio Berlusconi, che aveva un atteggiamento aperto e liberale anche nei confronti delle coppie omogenitoriali e della comunità lgbt. In questo momento sento di esprimere solidarietà e vicinanza alle famiglie omogenitoriali, soprattutto nel momento in cui una parte della maggioranza a livello nazionale fa una raccolta firme per rendere reato universale quella che io definisco 'maternità esterna' alla coppia, perché non amo l'aggettivo 'surrogata'. È una battaglia strumentalizzata dal punto di vista politico che dimentica che al centro ci sono dei bambini, e chi ha avuto occasione di conoscere le situazioni reali in cui vivono i bambini delle coppie omogenitoriali non può non pensare che questo non sia nient'altro che un gesto d'amore consapevole e responsabile, quindi da sostenere e da non colpevolizzare.
Mi hai anticipato, volevo chiederti proprio questo: secondo te il centrodestra deve ammodernarsi su questi temi?
Essere di centrodestra per me ha sempre significato adottare un atteggiamento liberale, aperto, pragmatico e laico. Tutto questo non significa negare le mie radici cattoliche, ma credo nel rispetto e nell'accoglienza e nell'apertura intesa come arricchimento. Il mondo è meraviglioso nella sua ricchezza e nella sua varietà. L'arcobaleno della bandiera e i colori del pride rappresentano la differenza come ricchezza. Colors is life!
Oltre a te ci sono pochi amministratori a questo Pride: come te lo spieghi?
Queste sono posizioni molto delicate, soprattutto in una realtà come quella di provincia, dove è difficile chiedere solidarietà e vicinanza da parte della popolazione. Per di più prendere posizioni su queste cose può diventare complesso. Io ho deciso di farlo, perché ho sofferto, ho subito discriminazioni e sono stato insultato in molte fasi della mia vita per presunti atteggiamenti che non ricadevano in certi modelli. So quanto si soffre, so quanto queste situazioni portino sofferenza nella persona oggetto dell'attacco e nelle famiglie. Ritengo dunque importante la vicinanza e la solidarietà con chi sta combattendo e può farlo in maniera pubblica.
Cosa può fare un amministratore locale per diffondere una cultura della tolleranza?
Prima di tutto bisogna evitare di discriminare: qui la discriminazione c'è ancora, è sottile ma esiste. Continuano a esistere dimostrazioni di un'evoluzione e di un'apertura su certe questioni, ma ancora troppe persone vengono discriminate anche sulla base dell'orientamento sessuale. Anche un'amministrazione comunale può fare qualcosa contro questi fenomeni.
Avevi già partecipato a un pride?
Sì, a Boston, nel 1998, ed ero tra gli animatori. Mi occupavo di un carro bar dove ho servito da bere a centinaia di persone. È una festa e va vissuta come tale, e certi atteggiamenti più spesso servono per reagire alla negazione.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.