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06 Luglio 2021 - 17:24
Matteo Filippin, candidato sindaco di "Lanzo per Noi"
S’inserisce anche Matteo Filippin, candidato sindaco di Lanzo Torinese, nella polemica tutta valligiana tra gli esponenti delle due Unioni Montane (l’una la Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, l’altra l’Alpi Graie) scatenata dopo l’uscita del Comune di Mezzenile dalla prima per il successivo ingresso nella seconda.
Polemiche ed astio tra sindaci, con il presidente dell’Unione Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone Gianluca Togliatti - primo cittadino di Pessinetto - che aveva annunciato di voler convocare una riunione con tutti i sindaci del territorio per tornare ad un’unica Unione riuscendo però ad ottenere, al momento, solo un secco “no” da alcuni colleghi, in primis la viucese Daniela Majrano (vice presidente Unione Alpi Graie) e il ceresino Davide Eboli. La situazione, insomma, è incandescente.
«La lettura della stampa locale ha evidenziato nelle ultime settimane un clima di incertezza ed instabilità politica sul nostro territorio - interviene Filippin -. I rapporti tra due Unioni mettono in luce un disagio presente dai tempi della vecchia Comunità Montana istituita nel 1974: un dibattito, quello tra alta valle e bassa valle, governato attraverso mediazioni politiche e compromessi per tutti i territori comunali coinvolti.La riforma delle comunità montane in Piemonte del 2009, ha indebolito la matrice politica ed il principio di rappresentatività unitaria che aveva ispirato la governace per oltre quarant’anni ed è formalmente saltata con la nascita della Unione dei Comuni Montani Alpi Graie».
Un ente al quale, negli ultimi anni, hanno aderito diversi Comuni, a partire da Ceres per arrivare a Traves e, appunto, Mezzenile.
«Sono convinto che il territorio montano ampio ed articolato che a partire dalla città di Lanzo si estende lungo il sistema valligiano, nonostante le differenze intrinseche, necessiterebbe di una direzione amministrativa univoca e riconoscibile - sottolinea Filippin -.La prossima fase di programmazione dei fondi europei, il prospettato ulteriore sviluppo della SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne), acquedotto, linea ferroviaria, sanità territoriale e la stessa vicenda pandemica da Covid-19, costituiscono ragioni in più per un dialogo politico strategico nuovo e richiederebbero un territorio unito intorno ad obiettivi ed interessi condivisi. Purtroppo, di fronte ad un problema reale e concreto, Togliatti propone una soluzione all’insegna della “restaurazione”, ma il congresso di Vienna insegna dal 1814... L’appello all’unità ha assunto il sapore di una strumentale mossa di contenimento della espansione di Alpi Graie e le risposte secche e risentite dalla controparte, erano scontate: non si sta giocando a Risiko. Se Togliatti crede nell’idea di una unità amministrativa, dovrebbe avviare un dialogo aperto e fattivo, che accolga la tutela delle specificità, guardi avanti ed proponga anche un processo di “dimagramento“ dell’Unione Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, in confronto con le Unioni di Comuni che stanno al di sotto di Lanzo. L’unità amministrativa delle Valli è la premessa ad uno sviluppo coerente di un territorio ancora ricco di potenzialità ed in grado di guardare non solo al proprio interno, ma con ambizioni estese in una dimensione regionale ed europea. Bisogna prendere atto della specificità delle esigenze dei Comuni delle Terre Alte, e valutare sul piano politico ed amministrativo soluzioni coerenti, aperte e lungimiranti. Un simile passaggio, non si realizzerà certo in tempi brevi, richiederà fasi e lavori intermedi, e dovrebbe essere ispirato dal senso di responsabilità politica e dall’amore per i propri cittadini».
Poi una promessa da piena campagna elettorale: «Se sarò eletto sindaco questo sarà uno dei miei obiettivi: aprire a Lanzo un tavolo di confronto fra tutti i Comuni, per individuare una visione strategica condivisa ed una gestione unitaria per le Valli - conclude Filippin -. Abdicare ad un tale compito vuol dire non comprendere la direzione del futuro, condannarsi ad una silenziosa quanto inesorabile marginalizzazione che colpirà tutti, chiudendo ai giovani che vorrebbero riconoscersi in un territorio forte e riconoscibile».
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