Il Comune di Torrazza ci ha finalmente mandato il nuovo progetto di messa a deposito dello smarino nella grande cava sulla strada per Rondissone. Per la precisione delle terre e rocce di scavo della Valle di Susa. Il progetto è stato elaborato da TELT, la società costruttrice dell’alta velocità Torino – Lione, e reca la data dell’11 settembre 2019.
Ci voleva tanto a mandarcelo? Non è nemmeno troppo lungo né troppo pesante: 42 pagine e 14 megabyte di peso. Ora ce l’abbiamo e possiamo riproporre, con l’aggiunta di una novità poco gradevole, le domande che da alcune settimane stiamo sottoponendo al sindaco Massimo Rozzino, e ai membri del consiglio comunale che il 27 dicembre 2019 hanno espresso parere favorevole al progetto.
Primo. La lettura del progetto conferma ciò che abbiamo sempre sostenuto: lo smarino arriverà a Torrazza esattamente nella stessa quantità già prevista nelle precedenti versioni del progetto medesimo, e cioè 850.000 metri cubi. Nell’elaborato si legge infatti che il progetto definitivo della nuova linea ferroviaria Torino – Lione prevede la realizzazione di “un sito di deposito per il conferimento delle Terre e Rocce di Scavo … ubicato nel Comune di Torrazza Piemonte all’interno dell’area di cava gestita dalla società Cogefa e di proprietà della società FI.FA, già società Goretta”. In quantità “pari a 850.000 metri cubi”. Perché, allora, il sindaco dichiara ai giornali di non avere cambiato idea e di non avere affatto assentito al conferimento dello smarino?
Secondo. Perché il sindaco e sette consiglieri su dieci hanno mutato idea così rapidamente? Nel maggio 2019 avevano promesso nel programma elettorale di opporsi alla “scellerata eventualità di deponia dello smarino”. Frase ripetuta con qualche variazione in consiglio comunale un mese dopo e nel DUP in ottobre. Perché due mesi dopo, nel consiglio comunale del 27 dicembre, il sindaco e la sua maggioranza cambiano idea ed esprimono “parere favorevole”?
Terzo. Le modifiche introdotte da TELT giustificano il cambiamento della posizione del sindaco? No, perché Rozzino e i suoi si sono sempre opposti proprio all’arrivo dello smarino in sé, non al modo in cui sarebbe arrivato e alle tecniche impiegate per portarlo nella cava.
Quarto. Le modifiche oltretutto forse riducono l’impatto ambientale ma mica tanto. Il nuovo progetto contempla solo la sostituzione del binario tra la ferrovia Torino – Milano e la cava con un sistema di nastri trasportatori, e lo spostamento del luogo del deposito nel lato Est della cava. E ribadisce che le emissioni in atmosfera peggioreranno la qualità dell’aria, che le acque superficiali e quelle sotterranee potrebbe venire contaminate anche a causa di incidenti come lo sversamento accidentale di carburante e oli da parte dei mezzi di cantiere, che le acque dell’impianto saranno convogliate nella roggia dei Mulini che irriga la campagna di Torrazza e di Rondissone, che sarà perso del terreno agricolo, ecc.
Quinto. Dal progetto si ricava che il Comune di Torrazza interloquiva con TELT fin dall’autunno del 2018 per ottenere un cambiamento del progetto. Ne chiedeva modifiche. Dunque non si opponeva già più all’arrivo dello smarino. Perché allora – lo ripetiamo - nel maggio dell’anno dopo, in campagna elettorale, Rozzino prometteva ai cittadini una dura opposizione allo smarino?
Sesto. Forse il sindaco aveva le sue buone ragioni. Ad esempio la scelta del male minore. Allora perché, fin dall’autunno 2018, non ha esposto pubblicamente ai cittadini queste eventuali buone ragioni? In un incontro o più incontri in cui la cittadinanza avrebbe potuto manifestare le proprie opinioni? Perché ha tenuto nel cassetto le lettere scambiate con TELT? Per non compromettere la sua rielezione?
Settimo. Sullo smarino c’è stata poca trasparenza. La stessa poca trasparenza mostrata nel caso del nuovo impianto di produzione del bitume. Quello che la società TRAMA del gruppo Cogefa intende trasferire dall’area di cava al sito dell’ex fornace Pautasso in strada Cascina Rossa. TRAMA ha presentato il progetto in Città Metropolitana nel maggio 2019. Il progetto è all’esame dei tecnici dell’ex Provincia. Ha già superato positivamente un primo esame: i tecnici hanno già escluso la necessità della Valutazione di Impatto Ambientale e hanno passato le carte ai colleghi dell’Area Risorse Idriche e Qualità dell’Aria, ai quali spetta rilasciare l’autorizzazione definitiva. Il 19 dicembre il Comune ha concesso a TRAMA il permesso di costruire.
Ebbene, quanti torrazzesi sono a conoscenza del progetto bitume? Il Comune li ha adeguatamente informati? Quanti sapevano che dal 29 maggio, da quando Città Metropolitana ha messo in pubblicazione nel proprio sito il progetto, tutti i torrazzesi avevano la possibilità presentare le loro “osservazioni” entro 45 giorni? Osservazioni che comprendono anche un “no, non lo vogliamo perché il posto è troppo vicino”. Gli stessi progettisti riconoscono che l’impianto produrrà molestie odorigene, cioè puzza, che farà rumore e che emetterà in atmosfera delle polveri. Sorpresa delle sorprese, il Comune non ha presentato nemmeno un’osservazione. Una sorpresa, perché anche i Comuni più favorevoli qualche richiesta la fanno: tenete l’impianto più lontano dalle case, garantiteci che impiegherete tutte le misure adeguate a ridurre il fastidio e a tutelare la salute dei residenti, ecc. Il Comune di Torrazza invece ha incassato senza fiatare. Perché?
Ottavo. Pare che stia per esplodere un’altra bomba: un nuovo ampliamento della discarica La Torrazza. Cioè la costruzione della “cella 9”. Non abbiamo ancora la documentazione, ma in Città Metropolitana ci hanno confermato che il procedimento è in corso. L’ente sta tuttora esaminando la domanda di ampliamento presentata nel 2017. Nell’aprile del 2018 il sindaco Rozzino, accompagnato dai colleghi di Verolengo e Rondissone, si presentò trionfante nella nostra redazione a comunicare che il progetto di ampliamento era stato definitivamente bocciato da Città Metropolitana. Ma a quanto abbiamo saputo in questi giorni non è per niente finita. Nella relazione finanziaria del giugno 2019 la società ribadisce l’intenzione di realizzare la “cella 9”. Il Comune di Torrazza non ne sa nulla? Il sindaco non sa niente? I consiglieri di maggioranza ignorano tutto?
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