La destra vince e spazza via (per ora) Draghi. L’élite Europea, le agenzie americane, i giornali italiani, si affrettano a cambiare tutto per non cambiare nulla. Tutti sanno che i problemi che affliggono l’Italia (servizi scadenti, tasse alte, caro energia, indebitamento alto e improduttivo, evasione fiscale, ecc.) non saranno risolti. Tuttavia ancora una volta il voto popolare ha espresso una generica ma forte volontà di cambiamento.
Come un topolino impazzito perché costretto in una gabbia, ancora una volta il popolo italiano ha espresso con il suo voto, in forme diverse, la propria insoddisfazione e rottura con le sue élites e con la politica che di queste rappresenta il volto più sfacciato, presuntuoso ed inutile.
Contemporaneamente il popolo italiano, secondo i sondaggi, applaudiva Draghi e Meloni e poi in buona parte dichiarava di non voler votare. La contraddizione è stata solo apparente: l’applauso a Draghi era motivato da un istinto di conservazione che non si estendeva ai partiti che sostenevano Draghi, e quello a Meloni (a cui in parte si è poi aggiunto quello a Conte) l’espressione di un disagio (tendente allo schifo) per una classe politica dedita principalmente alla menzogna e alla ricerca di posizionamenti personali.
Chi non ha votato (almeno per metà) era parte dello stesso sentimento. Adesso, il rituale prevede un periodo di analisi del voto. C’è chi, come la Sindaca di Settimo, dice di aver capito tutto e chi, come il suo Segretario Letta tira conseguenze forti (ritorno a Parigi) ma continua a rimestare la minestra vecchia. A destra, aiuta certamente la prospettiva di governo e potere (poltrone per dirla con il linguaggio di Salvini) a mascherare disperazioni personali e terremoti negli equilibri precedenti. I 5 stelle avevano già scontate le perdite nelle precedenti consultazioni elettorali e quindi ora sembrano più vivaci e pronti e sostenere il nuovo ruolo di opposizione intransigente (speriamo che duri).
La premier in pectore si gode la scarica di adrenalina che le vittorie donano. Sprizza felicità da tutti i pori e giù con selfie da far impallidire la Sindaca di Settimo e i suoi assessori più fotogenici. Il suo servizio d’ordine le ha piazzato accanto due palestrati alti il triplo e larghi il doppio, che la fanno sembrare Alice nel paese delle meraviglie. Poi però, quando deve parlare di cose serie sembra un Draghi con l’inflessione ciociara. Evoca l’Europa madre e non più matrigna, giura fedeltà eterna alla NATO e agli Stati Uniti d’America, appare persino risparmiosa nei suoi propositi di rientro dal folle debito pubblico generato in questi anni di bonus e di PNRR. L’unica differenza che si percepisce e che ti aggredisce è l’ossessivo richiamo all’Italia nazione. Il paradosso è che gli italiani che sono il popolo europeo con il minor senso dello Stato (basta guardare i dati dell’evasione fiscale e dei mille sotterfugi creati per non rispettare le leggi) dovrebbero, secondo questa nuova retorica, essere il popolo con il maggior senso della nazione (tutto patria, famiglia, confini, e comunità chiusa).
Stato democratico, inteso come costruzione politica e territoriale, casa comune governata da rappresentanti del popolo per la salvaguardia dei diritti e dei doveri di tutti oppure Nazione, intesa come unione di individui simili per razza, cultura, storia e identità ? Sembra una differenza da poco, ma è quella che in buona parte ha segnato la tragica storia del ‘900.
Negli anni 70 si parlava di internazionalismo, terzo mondismo, quali espressioni di giovani generazioni che volevano superare i confini, gli eserciti, le nazioni, a favore di un mondo unico fondato su fratellanza e libertà.
Personalmente vorrei che le parole ricominciassero ad avere un senso e che si tornasse a parlare, discutere, lottare per un nuovo internazionalismo, per il disarmo progressivo e totale, per la libertà di movimento e di espressione, per i diritti delle minoranze, contro lo sfruttamento delle popolazioni dei paesi più deboli. La Meloni continuerà a parlare di nazione ma, senza sciocche ed anacronistiche guerre di religione, vorrei che qualcuno cominciasse con forza e sentimento a parlare di Unione di Stati Europei, di superamento della NATO, di demilitarizzazione del territorio russo ed europeo. Vorrei che la più grande non nazione al mondo (gli Stati uniti d’America) patria di mille etnie, razze, credi diversi, religioni, dove le minoranze reclamano ogni giorno i propri diritti, la smettesse di fomentare lo spirito nazionalista nel mondo.Infine, per tornare a Settimo, vorrei che i buoni intenti e i richiami all’unità, espressi dalla Sindaca nelle sue dichiarazioni post voto fossero sinceri e soprattutto che venissero seguiti da azioni conseguenti e credibili.
Purtroppo devo dire che non vedo nessun segno di apertura e di disponibilità al dialogo da parte dell’attuale gruppo dirigente del PD settimese totalmente immerso nelle logiche di corrente e di occupazione del potere oggi descritte come responsabili della sconfitta del 25 settembre 2022.
Purtroppo non vedo neppure a livello nazionale un PD pronto a un cambiamento vero che non sia solo di facciata (o di segretario). Piuttosto si assiste a Roma come a Settimo all’ennesimo assalto ai posti disponibili o in via di rilascio. In un ridicolo gioco autodistruttivo c’è già chi opera per le candidature alle regionali o per i futuri assetti di Giunta.
Chi semina vento raccoglie tempesta. Ed è successo.
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