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SAN BENIGNO.A dicembre il 40esimo della scoperta dell’Abbazia del Mille

A dicembre 2019 l’abbazia di Fruttuaria celebra il 40esimo anniversario della scoperta dell’abbazia del Mille e soprattutto degli splendidi mosaici. Le celebrazioni saranno avviate dal concerto che si terrà domenica 1 dicembre in Abbazia, alle 15. Durante il mese vi saranno varie iniziative per le visite guidate, oltre a manifestazioni organizzate dai borghi (come i presepi monumentali nelle cappelle) e dal Comune.

L’avventura degli scavi e della riscoperta della prima Fruttuaria comincia il 14 dicembre 1979, durante i lavori di un gruppo di cittadini volontari per la posa di un impianto di riscaldamento. 

L’idea era partita dal giovane e attivo abate-parroco don Pier Giorgio Debernardi, il direttore dei lavori era l’architetto Luciano Viola e la manodopera veniva offerta appunto da alcuni cittadini.

«Il cantiere ormai stava per chiudere quando una specie di capitello e alcune tessere di mosaico attirarono l’attenzione – racconta Marco Notario, presidente Amici di fruttaria -.  La chiesa venne chiusa per dieci anni. Il cantiere di scavo per il recupero architettonico fu finanziato dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici del Piemonte, sotto la direzione dell’architetto Giorgio Fea, con la partecipazione della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, sotto la conduzione scientifica della dott.ssa Luisella Pejrani Baricco, coadiuvata da Silvia Gallesio.

Il restauro degli intonaci e dei mosaici spettò alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte, a cura della prof.ssa Michela di Macco. Fu per la cittadinanza un periodo molto problematico, a causa della chiusura della chiesa, e anche di polemiche per le poche notizie che si avevano sui lavori. Lavori che comunque alla fine si rivelarono veramente degni di “tanto di cappello” e che suscitano ancora oggi meraviglia nei visitatori».

Al 1984 il più del recupero era completato, con la riscoperta della struttura  dell’abbazia di Fruttuaria eretta da Guglielmo nel 1003 (che poi, per quel che ne rimaneva, era stata definitivamente coperta dalla basilica cardinalizia nel 1770) e si erano soprattutto riportati alla luce i mosaici e gli affreschi parietali.

«Il lavoro più serio però doveva ancora venire – prosegue Notario – rimettere il pavimento della basilica in modo da poter utilizzare di nuovo la chiesa e al contempo lasciare un percorso sotterraneo per la visione dei reperti. Fu fatto un lavoro ciclopico, con una soletta sospesa in ferrocemento, ideata dall’ingegner Giulio Vallacqua, realizzata dalla ditta Giovanni Antoniono di Agliè e collaudata dai professori Rossetti e Goffi del Politecnico di Torino. Altri nomi meritevoli di essere ricordati in tutto questo lavoro sono quelli di Daniela Biancolini, Giovanni Abrardi, Gianfranco Vinardi, Rolando Perino, Caterina Motta, Claudio Bertolotto, Franco Crescenzi, Andrea e Stefano Pulga, Francesco Aschieri, Giacomo Gallarate, Ennio Matassi, Ditta Goia, Ditta Iemma-Rizza, il prof. Mallegni dell’Università di Pisa, Museo di Antropologia di Firenze, Museo di Antichità di Torino, Comune di San Benigno, Diocesi d’Ivrea, Regione e Ministero. Il 19 marzo 1990 tutto era finito e Giovanni Paolo II celebrò messa proprio in questa “duplice” abbazia di Fruttuaria. Un’appendice di scavi si ha nel 1991, sul sagrato, con la scoperta di altre strutture architettoniche che aiutano a capire meglio la mappa di chiesa e monastero. E ancora, altre scoperte romaniche avverranno nel chiostro, casualmente, nel 2007. Purtroppo occorsero altri 14 anni di burocrazia prima che la fruizione al pubblico, con un accesso completo e coordinato, potesse essere effettuato. Ciò avvenne il 25 maggio 2004 grazie all’impegno della nuova direttrice Giuse Scalva e all’apporto volontario degli Amici di Fruttuaria. Ormai le visite hanno superato le 100mila unità (gestite appunto dagli Amici di Fruttuaria in collaborazione con il Polo Museale, dottoressa Valentina Barberis), cui si devono aggiungere contatti tramite riprese tv nazionali (Rai1, Rai3, Rai Storia), private (Sereno Variabile, TV2000) e locali, nonché pubblicazioni, convegni, iniziative di ogni genere».

Tra le ulteriori varie scoperte (rotonda del Santo Sepolcro, tombe, forni delle campane, galilea) è venuto alla luce anche l’altare di San Giovanni, dove il 14 dicembre del 1015 fu sepolto (secondo il Chronicon Fructuariense) re Arduino.

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