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Pagine di storia
01 Novembre 2023 - 16:08
IN FOTO Antichi farmaci (foto di Luca Fassio, L’Angolo della Foto, Pont Canavese).
Un manoscritto anonimo di medicina, datato 1911, è stato ritrovato a Pont Canavese. Si tratta di un quaderno di appunti di ottanta pagine, probabilmente scritte da un medico, nel quale sono descritte decine di cure mediche allora in uso; sono quindi nate spontanee la curiosità di leggerlo e la volontà di renderne note le prescrizioni più significative.
* * *
A quel tempo la lotta contro le malattie si basava più su metodi empirici che non su vere e proprie nozioni scientifiche. Oggi la medicina non è ancora una scienza esatta, ma i grandi progressi compiuti negli ultimi decenni permettono di curare quasi tutti i mali che minacciano la nostra salute. Ci aiutano a capire meglio la sua evoluzione, nell’ultimo secolo, alcune tappe importanti della farmacologia.
Nel 1853 il chimico francese Charles Frédérich Gerhardt scopre l’acido acetilsalicilico e il 6 marzo 1899 la ditta tedesca Bayer lo brevetta e lo mette in commercio col nome di Aspirin. Ancora oggi, dopo più di cento anni, l’Aspirina è usata come analgesico (per dolori lievi), antipiretico, antinfiammatorio e fluidificante del sangue. Sicuramente è il farmaco di sintesi usato da più lungo tempo. Si deve invece attendere sino agli anni Quaranta del secolo scorso per vedere sperimentati con successo gli antibiotici.
Le ricerche erano iniziate nel 1928 con la scoperta casuale della penicillina da parte di Alexander Fleming, ma solo con lo scoppio della Seconda guerra mondiale crebbe enormemente la necessità di usare tale composto per curare le truppe ed i civili colpiti da infezioni batteriche.
è poi del 1956 un altro farmaco comune e molto usato: il paracetamolo (Tachipirina). Ben tollerato ed efficace nei casi di dolore e febbre. Va infine ricordata la cimetidina, commercializzata per la prima volta in Gran Bretagna nel 1976. Essa è stata il capostipite dei gastroprotettori; ampia categoria di farmaci grazie ai quali, negli ultimi anni, sono state curate gastriti e ulcere senza più dover ricorrere ad interventi chirurgici.
Nel 1911, non essendoci gli antibiotici, per combattere le infezioni si usavano, come risulta dal manoscritto, unicamente dei disinfettanti. Tra essi si possono citare l’argento nitrato, il permanganato di potassio, il clorato di potassio, la tintura di iodio e composti a base di mercurio come l’unguento mercuriale, il calomelano e il sublimato corrosivo. L’argento nitrato serviva a cauterizzare, in fondo alla gola, sia le placche bianche che si formano durante attacchi di angina (1) sia la crescita di pseudomembrane nei casi di difterite (2).
Contro le infezioni si sfruttò anche il potere ossidante di alcuni composti quali il permanganato di potassio e il clorato di potassio. Il primo a contatto con le sostanze organiche svolge ossigeno nascente e diventa un energico ossidante. Con iniezioni uretrali o vescicali di una soluzione di permanganato di potassio all’uno per cento si otteneva così un effetto antimicrobico utile a combattere la blenorragia (3) e la cistite (4).
L’azione antisettica e astringente di soluzioni di clorato di potassio (clorato di potassio g 6, acqua g 100, miele rosato g 25) veniva poi impiegata, mediante gargarismi e pennellature con penna di gallina, per alleviare infiammazioni della bocca causate da stomatiti, gengiviti, angina e scarlattina. Pennellature, mattino e sera, di tintura di iodio venivano invece impiegate non solo nelle ferite, ma per risolvere casi di polmonite, pleurite, idrocele (5) e reumatismo articolare acuto. Lo iodio infatti ha un’azione antisettica e revulsiva (6) e quindi facilita il riassorbimento di essudati. Sorge però il dubbio di quanto fossero efficaci per la risoluzione completa della malattia.

Spesso si ricorreva anche a composti a base di mercurio. Ad esempio l’unguento mercuriale serviva a curare i paterecci mentre il calomelano (cloruro mercuroso) veniva impiegato nelle infezioni intestinali e nel tifo (calomelano grammi uno, in cinque cartine (7). Una ogni sei ore) e il sublimato corrosivo (cloruro mercurico) per guarire ferite (sublimato corrosivo grammi uno, acqua un litro). Il cloruro mercurico è un antisettico potente e in soluzione all’uno per mille uccide la maggior parte dei batteri. è però molto tossico e può dare avvelenamenti gravi (si ricorda che negli ultimi anni il mercurio non compare più nelle specialità farmaceutiche ed è stato tolto anche negli articoli sanitari come i termometri).
Il calomelano trovava impiego anche come purgante e vermifugo. L’associazione vermicida-purgante veniva usata nelle parassitosi intestinali, molto frequenti date le scarse condizioni igieniche. Nei «vermi» dei bambini si somministrava la santonina, vermicida assai attivo contro i più comuni elminti intestinali (8), in forma di pillole o cioccolatini seguita da una purga di olio di ricino o calomelano. Questa era la formula:
- Santonina centigrammi venti (g 0,200). In quattro cartine. Una ogni 4 ore. Poi si dà mezza oncia (g 12,5) di olio ricino.
Per la tenia (verme solitario) si ricorreva all’estratto etereo di felce maschio perché, in questo caso, la santonina è completamente inattiva. Il veleno del felce maschio, la filicina, ha un’azione paralizzante sulla muscolatura della tenia, la quale non riuscendo più ad aderire alle pareti dell’intestino può essere facilmente espulsa con un purgante.
Alle dosi normali la filicina è pochissimo assorbita e non risulta tossica. I grassi e gli oli, però, ne facilitano l’assorbimento e da qui l’avvelenamento. è giusto, come indicato nel manuale, assumere il felce maschio dopo aver preso una purga e osservato un giorno di digiuno, ma per espellere la tenia era da evitare l’assunzione con olio di ricino. Utilizzando la santonina e soprattutto l’estratto etereo di felce maschio è invece corretto abbinare un purgante salino come il calomelano o il sale inglese (magnesio solfato).
Oltre ai citati olio di ricino e calomelano, altri lassativi utilizzati erano la mannite, l’infuso di senna e clisteri con acqua e schiuma di sapone. Il loro uso, un secolo fa, era così diffuso che come inizio cura di una malattia il medico somministrava subito una purga. Diciamo per «alleggerire» l’organismo. Ecco alcuni esempi riportati nel manoscritto:
- Infuso di senna g 100; manna g 25 in due volte nei casi di angina, polmonite, sindrome reumatica, vaiolo e erisipela (9).
- Olio di ricino g 25 nel dolore di ventre da troppo cibo, nei bambini con varicella.
- Calomelano g uno, in quattro cartine nell’emorragia cerebrale, nell’itterizia, nella tabe (10) e anche nel bambino con febbre o varicella (0,4 g in quattro cartine).
A inizio Novecento, il medico disponeva anche di altri farmaci. Ad esempio, il dolore veniva curato in modi diversi a seconda della sua localizzazione. Un forte mal di denti si calmava tenendo in bocca una mezza cucchiaiata di una soluzione di morfina (Solfato di morfina centigrammi cinque, acqua g 50) mentre per l’emicrania si usavano il piramidone o la fenacetina (grammi uno. In tre cartine); farmaci che svolgono un’azione antinevralgica. I crampi allo stomaco si trattavano con polvere di oppio alla dose unitaria di 0,02 grammi e il dolore di ventre, non dovuto a troppo cibo, con laudano liquido (11) grammi due in 100 grammi di acqua di camomilla. In quest’ultimo caso si applicavano anche cataplasmi (12) di farina di semi di lino e unzioni con olio di giusquiamo (antispasmodico). L’aspirina veniva invece somministrata alle persone colpite da reumatismi e da lombaggine in particolare.
Curiosi sono l’indicazione che si dà della causa di quest’ultima e il rimedio consigliato come cura:
- Lombaggine. è causata da soppresso sudore. Si dia: Pr. Aspirina g uno. In due cartine. Andare a letto; prendere una cartina; poi mezza ora dopo prendere tazza vino caldo; e sudare bene.
A completamento della cura della lombaggine si consigliava di frizionare il dorso con linimento ammoniacale canforato o in alternativa di applicare un cataplasma di farina di lino cosparso con un cucchiaino di polvere di pepe o di senape per accentuarne l’azione revulsiva. L’aspirina veniva inoltre usata per combattere la febbre nella dose giornaliera di un grammo in due volte (due cartine). Altro rimedio per la febbre con debolezza era la seguente prescrizione (13):
- Caffeina centigrammi 50, Bisolfato di chinino g uno
dividi in N° sei cartine. Una ogni 4 ore.
La caffeina essendo un eccitante serviva a dare un po’ di tono al malato prostrato, mentre il bisolfato di chinino, che ha un’azione specifica contro la febbre malarica ma non sulle febbri in generale, poteva avere qualche influsso benefico, ma non il potere di abbassare immediatamente la temperatura corporea.
Per dare ancora qualche informazione sulla medicina in uso nel 1911 si possono brevemente ricordare alcuni rimedi per patologie molto comuni come tosse, catarro bronchiale, cattiva digestione, epistassi, emorroidi, malattie dell’infanzia e cardiopatie. La tosse veniva calmata con: Eroina oppure Codeina centigrammi cinque, acqua g 100. Un cucchiaio ogni 4 ore, lontano dal cibo.
Entrambi i farmaci inibiscono il riflesso della tosse per azione centrale. L’uso dell’eroina è stato però abbandonato per la sua tossicità e perché dà dipendenza. Oggi si usa ancora la codeina che, a differenza dell’eroina, è molto meno tossica e non dà assuefazione. Nel catarro bronchiale si dava l’infuso di poligala che è un ottimo fluidificante ed espettorante e nella cattiva digestione la pepsina cloridrica e il rabarbaro polvere. La pepsina è un enzima digestivo, presente nel nostro stomaco, mentre il rabarbaro, a piccole dosi, stimola l’appetito, le secrezioni e soprattutto la motilità gastrica.
L’epistassi (emorragia nasale) si bloccava introducendo nelle narici batuffoli di cotone impregnati di una soluzione di percloruro ferrico al 5% che ha un’azione coagulante. Pomate e supposte a base di adrenalina cloridrato, estratto alcolico di amamelide e cloridrato di cocaina venivano usate nella cura delle emorroidi.
L’adrenalina e l’amamelide inducono vasocostrizione e di conseguenza si ha una benefica riduzione delle dimensioni dell’emorroide mentre la cocaina cloridrato svolge un’efficace azione anestetica. Tali principi attivi sono sempre validi e, a tutt’oggi, sono ancora in commercio preparati similari.
Nei piccoli mali dell’infanzia come ad esempio morbillo, scarlattina e varicella, il medico, in attesa della manifestazione cutanea della malattia (all’epoca denominata «espulsione»), raccomandava di tenere il bambino a letto, in stanza abbastanza calda e non lasciar prendere freddo e prescriveva: Sciroppo di china g 50. Un cucchiaio ogni 4 ore.
Ordinava poi di isolare il bambino, perché la malattia era contagiosa, e non permetteva il suo ritorno a scuola prima di 30 giorni dalla guarigione. Avvisava anche il sindaco del contagio.
Per finire si fa ancora un breve cenno sulla cura delle cardiopatie. Allora come oggi, la trinitrina (nitroglicerina), per la sua azione vasodilatatrice delle arterie e delle coronarie, era il farmaco di prima scelta per la cura d’attacco dell’angina pectoris (14) (Soluzione alcolica di trinitrina 1% gocce due, acqua g 100. Un cucchiaino ogni due o tre ore), mentre altri disturbi cardiaci si curavano, genericamente, con la tintura di digitale e la tintura di strofanto. Queste tinture contengono principi attivi (digossina – ancora in uso – digitossina e strofantina) molto efficaci nell’insufficienza cardiaca scompensata. Infatti causano una riduzione delle contrazioni cardiache e nello stesso tempo diventano più energiche e regolari. Il loro dosaggio, però, deve essere preciso e ben controllato per avere l’effetto desiderato perché facilmente danno accumulo con gravi danni. Quindi, a giudizio dello scrivente, un secolo fa tale cura poteva andare bene in una fase acuta della malattia, ma non certamente per una terapia continuativa.
Il manoscritto riflette la realtà della campagna, verosimilmente canavesana. Ciò si deduce leggendo il capitolo dei soccorsi urgenti quando si parla di come intervenire su una persona assiderata: Si freghi tosto il corpo in due o più persone; con neve, con pezzetti di ghiaccio, … Si versino in gola cucchiaiate di caffè caldo… Si seppellisca il paziente nel fieno, nel letame, nella paglia… Non mancano poi indicazioni che fanno sorridere come nel caso di ubriachezza. In conclusione, dall’esame del manoscritto, si può pensare ad un medico generico scrupoloso che ha cercato di sintetizzare il suo arsenale terapeutico.
Principalmente si impiegano rimedi galenici (preparati in farmacia), ma in alcuni casi vengono anche usati prodotti dell’industria farmaceutica, indicati con nome commerciale e dei quali, in assenza di ulteriori informazioni, non ci siamo occupati.
Questo tipo di procedimento terapeutico può essere anche spiegato con un costo più elevato dei medicinali dell’industria, in un’epoca che non ha sistema mutualistico e in cui molte persone non possono affrontare costose terapie. Pare riconducibile, almeno in parte, a questo aspetto anche il fatto che le terapie sono proposte per episodi acuti di malattia e mancano le terapie croniche, da attuare per lunghi periodi, come sottolineato a proposito della cura delle cardiopatie. Parlavamo di un medico scrupoloso: purtroppo la mancanza di indicazioni sul quaderno non ci permette di identificare questo personaggio e di proiettare concretamente le sue indicazioni terapeutiche nella realtà canavesana del 1911.
L’autore ringrazia Milo Julini per i preziosi consigli.
Note
1. Angina faringea: è un’infezione contagiosa, di origine virale o batterica che causa un’infiammazione acuta della faringe.
2. Difterite: fortissima infiammazione provocata da un’infezione batterica molto contagiosa. Colpisce le prime vie aeree: naso e gola. Nel corso della malattia si sviluppa, nella parte posteriore della gola, una massa grigia e spessa (pseudomembrana) che rende difficoltosa la deglutizione e la respirazione.
3. Blenorragia o gonorrea o scolo: infezione della mucosa dell’apparato uro-genitale a trasmissione sessuale.
4. Cistite: infiammazione della mucosa vescicale urinaria.
5. Idrocele: versamento sieroso nella membrana che avvolge il testicolo.
6. Revulsivo: sostanza in grado di aumentare l’afflusso di sangue nei tessuti superficiali.
7. Cartina: dose unitaria di un farmaco allo stato di polvere racchiusa in un involucro di carta.
8. Elminti: vermi parassiti dell’uomo che infestano principalmente l’apparato gastrointestinale
9. Erisipela: malattia infettiva e contagiosa, circoscritta a zone cutanee localizzate, caratterizzata da chiazze rosse e da gonfiore. Zona più facilmente colpita è la faccia.
10. Tabe dorsale: malattia del sistema nervoso di natura luetica.
11. Laudano: preparazione farmaceutica costituita da un estratto alcolico di oppio associato a droghe aromatiche (cannella, zafferano, garofano ecc.).
12. Cataplasmo: impiastro caldo umido da applicarsi sulla cute a scopo emolliente, sedativo o revulsivo.
13. Anche questa prescrizione, come quasi tutte le altre, è una ricetta magistrale per il farmacista il quale provvedeva a preparare il farmaco.
14. Angina pectoris: insufficiente irrorazione sanguigna del tessuto muscolare cardiaco.
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