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L’amianto della ditta Fratelli Perotti e Brauns di Nole 1898, l’esposizione generale italiana a Torino

Un articolo di Adele Ventosi per la rivista Canavèis di Baima e Ronchetti

L’amianto della ditta Fratelli Perotti e Brauns di Nole 1898, l’esposizione generale italiana a Torino

IN FOTO La mostra di amianto della Fratelli Perotti e Brauns, all’interno della galleria dei prodotti manifatturieri all’esposizione di Torino

Nel 2011 si è festeggiato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Nel 1898 si celebrava il 50° anniversario dello Statuto Albertino, promulgato a Torino il 4 marzo 1848; questa Costituzione sarà estesa, dopo l’Unità, a tutta l’Italia e restò in vigore fino al 1948, anno in cui fu sostituita dalla Costituzione della Repubblica Italiana, la quale vi si ispirò.

E proprio nel 1848 a Torino venne allestita una grande Esposizione Generale Italiana allo scopo di celebrare, con una solenne rassegna del lavoro, il 50° anniversario dello Statuto. Questo evento trasformò il volto del parco del Valentino con i suoi numerosi padiglioni ed i grandiosi, talvolta bizzarri, edifici. Tre i complessi più imponenti: il Salone dei Concerti, pentagono curvilineo a due anelli, del diametro di circa 45 metri, per un’elevazione sino ai 40 metri del cupolino; tutto affrescato, poteva contenere 4000 persone, delle quali 2500 sedute, parte nella platea e parte nell’immensa galleria. Collegato al precedente vi era l’Ottagono della Ceramica, posto all’incrocio di sei gallerie; imponente salone di 62 metri di diametro a pianta ottagona perfetta, pure a doppio anello, la cui cupola saliva a 40 metri sino alla lanterna finale tutta di vetro e ferro. Da questo edificio, percorrendo la Galleria della Guerra e della Marina, si giungeva alla Galleria del Lavoro in stile arabo; lunga 210 metri e larga 25 metri, era affiancata da altre due navate minori a due piani della stessa lunghezza e larghe 10 metri, cui si accedeva tramite scale ed ascensori. All’esterno, verso il Po, la facciata tripla (Trifronte) tutta in stile arabo e coronata da quattro minareti alti 50 metri offriva spazi di quiete per il pubblico nelle sue logge e balconate.

Dal 1° maggio al 20 novembre 1898 furono circa 3 milioni i visitatori dell’Esposizione Generale di Torino. Due giornali illustrati raccontarono all’epoca l’evento nel dettaglio: “L’Esposizione Nazionale del 1898” (40 numeri) e “L’Arte all’Esposizione” (40 numeri) per le Edizioni Roux Frassati e C° - Torino. Per l’occasione fu pure coniata una medaglia commemorativa.

Anche alcune ditte canavesane presero parte all’Esposizione; citiamo ad esempio le Manifatture Tessili. Da Ciriè: L. Casalegno con i suoi filati tinti; G. Colombatti e C. con nastri e trecce di organzino, di cotone, di lana e misti, lisci ed operati, galloni elastici, cordoni e stringhe; Remmert e C. con nastri e spinette, elastici e stringhe e nastrini operati. Da Agliè  Blumer F. Jenny e C. esponeva “percalli, indiane, tessuti operati e marezzati, ed un bell’assortimento di filati tinti in tutti i colori e loro gradazioni…”.

Pessione e Patetta di Settimo Torinese e Montanaro presentavano “tessuti in crine animale, lisci ed operati in colori, per mobili e vetture di ferrovia… pure campioni della materia prima da essi operata”. Le manifatture di Rivarolo e di San Giorgio si proponevano come “telerie per fazzoletti, tende, pantaloni, scozzesi, flanelle cotone e stoffe fantasia per abiti muliebri”. Sempre a titolo di esempio la ditta Venturino e Tartaglia, presente all’Esposizione di Torino con uno stand di 200 mq, costruiva velocipedi nelle due fabbriche di Caluso e Forno Rivara. Anche Marchetti Enrico di Cuorgnè ed il suo allievo Marengo-Rinaldi avevano allestito una mostra nella Galleria degli Strumenti Musicali. 

Ma ora soffermiamoci in particolare sulla Ditta Perotti e Brauns di Nole che, nella Galleria delle Industrie Manifatturiere, presentò i suoi prodotti entro una cava di roccia amiantifera. In essa erano esposti campioni di tutto quanto si fabbricava con le fibre di questa pietra: carte e cartoni, filati, trecce e corde, tessuti ed abiti interi. Un lungo articolo apparso sul numero 17 del giornale illustrato “L’Esposizione nazionale” trattava l’argomento in modo dettagliato. Nel 1898 lo si magnificava quale prodotto prodigioso e innovativo da utilizzare in vari campi industriali. Oggi un processo che si sta svolgendo a Torino pone d’innanzi a tutti la tragica sorte di oltre 2000 vittime colpite da mesotelioma e asbestosi e le responsabilità di chi nei decenni passati forse ormai sapeva, ma non si è adoperato a sufficienza perché tutto ciò non avvenisse.

Più di un secolo fa si ignorava del tutto il rischio esposizione all’amianto.

La mostra di amianto della Ditta Fratelli Perotti e Brauns

L’amianto-asbesto è un minerale per lo più filamentoso , disposto a strati fra le roccie dei monti; esso si escava a dadi od a masse filamentose informi, a seconda della natura di roccia in cui si trova, ed è aggregato a materiale calcareo, silice, talcoso, od altro; la sua fibra piglia gradazioni differenti di colore dalla composizione della roccia stessa.

Dell’amianto filamentoso ve n’ha coi filamenti lunghi o corti, di forte o debole resistenza alla tensione, facile a liberare dalle materie che lo inquinano quanto queste sono calcaree; e difficile quando queste materie sono poco friabili; senza dire che vi influisce altresì lo stato di pietrificazione e conservazione del minerale.

L’amianto viene trasformato in materia tessile o non tessile, come consentono la lunghezza e la resistenza della fibra, e la più o meno facile segregazione delle materie estranee.

L’incombustibilità dell’amianto è nota fin dai remoti tempi, ma l’impiego di esso si limitava dapprima alla confezione di alcuni indumenti incombustibili e di oggetti rari d’economia domestica; entrò poi nel campo della chimica industriale e di altre ben più estese applicazioni da quando si è riusciti a filarlo meccanicamente come il cotone.

(..) Per rendere più efficace il confronto fra la materia giacente in natura ed i prodotti che ne ricava l’industria, la ditta fratelli Perotti e Brauns ha presentato i prodotti stessi nella galleria delle industrie manufatturiere entro una cava di roccia amiantifera, sulle pareti della quale il minerale amianto si mostra nelle sue diverse maniere di giacimento, e, per le principali origini sue, nelle diverse qualità del Canadà, delle Valli di Lanzo e di Aosta: una specie di monte della cuccagna amiantifero!

(..) La manifattura della ditta Fratelli Perotti e Brauns, che offre un così completo e ricco campionario di questa industria, fu costrutta sovra un corso costante d’acqua che la fornisce di forza idraulica bastante per le macchine e la illuminazione elettrica, ed è situata a circa 400 metri di distanza dalla stazione ferroviaria di Nole, sulla linea Torino-Ciriè-Lanzo.

Al visitatore, che con la scorta di questo cenno, si interesserà alla mostra della ditta Perotti e Brauns, non parrà dunque inopportuna l’idea, che la ditta stessa ha avuto di colpire coi suoi sassi l’attenzione altrui.

L’amianto e la sua utilizzazione sono degne dell’attenzione del pubblico che assiste agli sforzi dell’industria nazionale e ne trae patriottiche speranze.

Articolo tratto dalla rivista Canvèis dell’editore Baima e Ronchetti

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