Cerca

Terza Pagina

Storie di emigranti: i canavesani di Calumet, Michigan

Un prezioso e approfondito articolo di Franco Miglio. Tratto dalla rivista Canavèis

IN FOTO Interno di una miniera, i carrelli spinti dai “trammer” ad inizio ‘900

IN FOTO Interno di una miniera, i carrelli spinti dai “trammer” ad inizio ‘900

Negli anni tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’emigrazione dall’Italia verso gli Stati Uniti assunse proporzioni gigantesche. All’interno di questo complesso fenomeno, l’emigrazione verso la Copper Country, il bacino minerario del Michigan, assume un carattere decisamente particolare. Gli italiani che arrivarono in questa  regione provenivano – quasi esclusivamente – da due sole province delle 103 che contava l’Italia di allora: Lucca e Torino.

Da molte località del Canavese nord-occidentale, in molti partirono per Calumet, Red Jacket, Laurium. Ancora oggi non sono pochi coloro che ricordano una nonna, un bisnonno,  padre o madre vissuti, od addirittura nati, laggiù (o lassù).

Mia nonna – di famiglia originaria di San Giorgio – era nata a Calumet, come pure le sue tre sorelle; così nei ricordi della mia fanciullezza, ci sono molti oggetti (più che racconti, la nonna era tornata ancora bambina)  arrivavati d’an Merica, oggetti che suscitavano la mia curiosità e popolavano la mia fantasia.

Di recente, il ritrovamento fortuito di alcuni documenti ha risvegliato la mia curiosità.

Due studi fondamentali.

Il primo. In uno studio della Michigan Technological University (nel capitolo Keweenaw Etnic Groups – Italians) ho trovato molte risposte ai miei interrogativi e la seguente preziosa indicazione per proseguire nella ricerca.

IN FOTO Un villaggio in costruzione nell’anno 1908

«La comprensione della comunità italiana nella Copper Country si è grandemente avvantaggiata dalle conoscenze di Russel Magnaghi, e, più recentemente dalla Master Thesis di Cristina Menghini: “Examining Patterns of Italian Immigration to Michigan’s Houghton County, 1860 – 1930”. Lo studio di Cristina Menghini, il più dettagliato di ogni studio relativo ai gruppi immigrati nella Copper Country, svela la specifica catena migratoria che collega “le comunità che inviano” dal Nord Italia, e le “comunità che ricevono” nella Houghton County”.

IN FOTO The Italian Hall Dramatic Group, 1910

Il secondo. La tesi di Cristina Menghini. I sei capitoli che compongono la tesi vera e propria, nei quali il fenomeno migratorio viene esaminato con metodo scientifico, costituiscono un mezzo di grande utilità per studiosi e ricercatori. 

La tesi è stata uno stimolo per intensificare la ricerca sul nostro territorio. è nato perciò il sito www.calumetcanavese.org con lo scopo di diffondere l’interesse per questo aspetto della storia canavesana, reperire documenti ed informazioni, ma, soprattutto, acquisire nuovi adepti e collaboratori.

Evoluzione degli insediamenti canavesani.

La colonia italiana della Upper Peninsula è una delle più vecchie colonie degli stati degli US. I primissimi Italiani raggiunsero la Upper Peninsula del Michigan durante gli anni 60 del 1800. Essi arrivarono per lavorare nelle miniere di rame e di ferro, nelle Regioni di Houghton, Marquette, Gogebic, e Menominee. Dopo il 1880 essi iniziarono a costituire comunità significative nella regione del Lake Superior (1).

Infatti il censimento del 1860 elenca quattro Italiani: Joseph Gatan, Joseph Coppo, Vital Coppo e Bart Quello.

Si può essere quasi certi che furono questi i primi Italiani della Copper Country.

È difficile collocare questo Joseph Gatan, ma Coppo e Quello (probabilmente una storpiatura di Coello), sono cognomi prettamente canavesani, particolarmente diffusi a Locana.

Avvalendoci dei dati censiti degli anni 1870, 1880, 1900, 1910, 1920 e 1930 (manca il censimento del 1890, andato perso) seguiamo l’evolversi della comunità italiana.

IN FOTO 1890. Discesa in miniera sul “Man car”

Dai 21 Italiani del 1870, si sale ai 220 del 1880 per arrivare addirittura a 2789 nel 1900. I dati di quell’anno mostrano che su 2789 italiani, ben 1489 (53,4%) provenivano dalla provincia di Torino. 

Anche in questo caso ci sono informazioni circa i paesi di provenienza della gran parte degli immigrati della provincia di Torino, e così come nel 1880, questi paesi sono tutti nell’area del Canavese. Su un totale di 1.489 persone provenienti dalla provincia di Torino, almeno 996 provengono da 38 differenti paesi dall’area del Canavese. I restanti 523  probabilmente provenivano dagli stessi paesi, ma le informazioni disponibili non aiutano a confermarlo.

Esaminando i cognomi censiti (i censimenti sono allegati alla tesi), non sarebbe difficile confermare che i 523 “torinesi” sono in realtà canavesani. 

Ad esempio, quando vengono riportati come provenienti da Torino i vari Marta, Cuffia, Gedda, Ceretto... ecc. (sono i primi nomi che ho trovato, sfogliando a caso, i dati del 1900),  possiamo essere ragionevolmente certi che queste persone arrivassero da San Martino, Cuceglio, Agliè, e Cuorgnè, rispettivamente.

I dati degli archivi comunali o parrocchiali, se non la semplice testimonianza degli omonimi che conosciamo, potrebbero confermare tale ipotesi. 

Nel 1910 la comunità italiana raggiunge il picco massimo di 4384 persone, e la provincia di Torino con il 50,2% si pone, come sempre, al primo posto. 

Anche in questo caso, Cristina Menghini ci conferma che su un totale di 2.201 immigranti della provincia di Torino, sicuramente 1.703 provengono da paesi del  Canavese. Probabilmente anche i restanti 498 sono della stessa zona, ma non abbiamo una diretta evidenza.

Nel 1920  la comunità italiana resta pressoché invariata, e conta 4.379 persone. 

La provincia di Torino, pur restando al primo posto, scende a 1.902 immigrati.

Nel 1930 il numero di Italiani si riduce drasticamente a 2.839. La provincia di Torino si conferma al primo posto con 1.240 immigrati, di cui 835 sicuramente canavesani. 

Come al solito, l’esame dei cognomi ci aiuta a collocare in Canavese anche gran parte dei restanti 405. 

In tutti gli anni esaminati Pont Canavese, San Giorgio Canavese,e San Martino Canavese furono i villaggi dai quali arrivò, nella Houghton County, la gran parte degli immigrati.

In totale i comuni canavesani rappresentati sono ben 47, con presenze numerose, oltre che dai comuni già citati, anche da Agliè, Cuorgnè, Locana, Perosa, San Benigno, San Martino e Vialfrè.

Perché proprio la Houghton County?

Le ragioni per cui, soprattutto a quei tempi, si  lasciava la propria terra sono abbastanza ovvie ed immaginabili. Ma perché emigrare proprio in un luogo in cui gli inverni sono lunghi e freddissimi, per affrontare il duro e pericoloso lavoro della miniera? La risposta non è immediatamente chiara. 

Una spiegazione plausibile ci viene da alcuni discendenti degli stessi immigrati che ancora vivono nella Houghton County o nei dintorni. Il dottor John B. Marta, i cui nonni furono tra i primi arrivati dalla provincia di Torino, ci propone una interessante storia. Egli dice di non conoscere completamente le ragioni per cui i Torinesi andavano nella Houghton County, ma dice che la nonna gli raccontò che il Console Italiano, Attilio Castiglione, aveva informato delle persone in Italia, che vi erano circa 300 posti di lavoro. Egli aveva preso contatto con persone del Canavese, perchè egli era nato in questa zona, ed era stato tra i primi emigrati della Houghton County. Questi emigranti s’imbarcarono per New York, da dove presero il treno per raggiungere la Upper Peninsula. In seguito molti Torinesi arrivarono per raggiungere i loro parenti.

Un’altra ipotesi, davvero poco probabile, ma piuttosto divertente vorrebbe che gli Italiani arrivarono qui solamente perché il treno non andava oltre Keweenaw, ed essi non potevano proseguire ulteriormente. 

La casa e il lavoro.

Nel 1870, il primo sparuto gruppo di italiani era costituito da sei famiglie, per un totale di 21 persone. Sono così pochi che possiamo esaminarli uno per uno.

Troviamo Gaetano Coppo, 46 anni, boscaiolo, residente a Baraga. C’è poi la famiglia di Bartolomeo Coppo, 30 anni, operaio, che risiede a Franklin con la moglie Kate arrivata dall’Irlanda, ed i figli Kate di 6 anni, John di 4, Mary di 2, e Michael di un anno.

Un’altra famiglia Coppo fa capo a Gitan (Gitan? Qualcosa non convince in questo nome), 38 anni, operaio, sposato con Catherine di 34 anni, arrivata dal Canada. Hanno un figlio, John di 9 anni, e vivono a Franklin. A Franklin vive anche Paul Coppo, 36 anni.

Tutti questi sono certamente canavesani, ma, a Franklin, ci sono anche i Lucchesi.

Joseph Pantera, 34 anni, fa il calzolaio, vive con la moglie Lucinda, 35 anni, nata a New York ed una numerosa prole: Eugene 13 anni, Charles 7 anni, Frances 5 anni, Maria T.  un anno. 

John Adams, 38 anni, gestore di un saloon, risulta, secondo il censimento, essere nato in Italia (?) mentre la moglie Angelina, 23 anni è francese. Hanno due figli, Richard di 5 anni, e Ida di un anno. Abitano ad Hancock.

È curioso il fatto che nessun italiano lavorasse in miniera. A meno che non vi lavorassero i tre operai, di cui non è specificato il tipo di lavoro svolto.

Nel 1880 gli italiani sono 220, e svolgono svariati lavori.

In miniera e nelle attività correlate lavorano sessanta persone, i muratori sono solo tre (sorprendentemente pochi), c’è un solo contadino, mentre sono otto i venditori di alimentari e bevande. Gli artigiani sono quattro, i commessi due, e ventiquattro sono domestiche / domestici. Rimangono sessantadue operai generici, e dato interessante, nove studenti. 

A Calumet si stabiliscono 159 italiani, di questi 86 sono canavesani, 31 sono lucchesi. 

A Franklin vivono invece 10 canavesani, 29 lucchesi ed altri 15 italiani provenienti da varie regioni  

Si delinea con precisione la tendenza, che sarà confermata negli anni successivi, per cui i canavesani si stabiliscono quasi tutti a Calumet, concentrandosi nel sobborgo di Red Jacket. Infatti ancor oggi in Canavese, Calumet è – per antonomasia – il nome dell’intera regione.  

Nel decennio successivo la comunità italiana ha una rilevante crescita, sicché il censimento del 1900 registra 2789 italiani, 1680 dei quali hanno un’occupazione.

La maggioranza lavora nelle miniere e nelle attività ad esse strettamente correlate (1097 lavoratori pari al 65,3%). 

Nella vendita di alimentari e bevande trovano lavoro 45 persone, ed altre 23 sono occupate nel commercio in genere.

Svolgono generici lavori d’ufficio nove persone, mentre sono 45 gli artigiani e coloro che svolgono altre professioni. Tra questi ultimi troviamo due poliziotti, un insegnante, due vigili del fuoco, un orologiaio, un prete. 

Un importante dato da considerare nella categoria del commercio di alimentari e bevande, è il numero di gestori di saloon. Secondo precedenti studi ed i racconti  di molti discendenti dei primi immigrati, la vendita di liquori era un’attività preminente tra gli Italiani della Houghton County. In questo caso, tuttavia, essi non sembrano essere così numerosi: quattordici gestori di saloon, e due venditori di liquori. Lo stesso vale per i muratori, solo trentasette, i quali, secondo i discendenti intervistati dal professor Magnaghi, avrebbero dovuto essere veramente numerosi.

Sorprende anche ci siano solo due contadini, considerato che gli emigranti italiani erano per la maggior parte contadini.

Per quanto riguarda le donne, il censimento indica che 43 avevano un lavoro al di fuori dell’ambito familiare. Ventitre erano persone di servizio, cinque gestivano una pensione, cinque erano domestiche, quattro commesse, due sarte, una modista,due droghiere, ed una lavandaia.

Il censimento del 1900 conferma la grande concentrazione di canavesani a Calumet, ben 1215 persone, praticamente un paese. Altri 125 canavesani a Franklin e nove ad Adams.

Arriviamo così al 1910 periodo della più alta presenza di italiani.

Nel 1910 alla grande crescita della comunità italiana  corrisponde solo in parte l’aumento del numero di lavoratori. Infatti nel 1900 la popolazione attiva – esclusi gli studenti non censiti nel 1910 - raggiungeva il 48,5% della comunità, mentre nel 1910 essi rappresentano il 42,1%.  Ciò dipende dal fatto che vi erano molte più famiglie che singoli individui rispetto al 1900, ed in molte famiglie vi erano bambini.

La distribuzione tra le varie attività, sinteticamente, è la seguente: 1.347 persone lavorano in miniera e nelle attività correlate, 16 si occupano di trasporti, 18 gestiscono pensioni, 29 sono contadini, e pure 29 sono attivi nell’edilizia. Troviamo poi 169 commercianti di commestibili e bevande, 57 tra artigiani ed addetti a varie professioni, 20 addetti a generici lavori d’ufficio, 30 impiegati nel commercio. Infine vengono censiti 91 operai generici, e 42 lavoratori la cui occupazione non viene specificata.

Spulciando tra i dettagli più interessanti troviamo: un pastore protestante, un deputato (o forse delegato), un ingegnere, un medico, un banchiere, tre musicisti, un ombrellaio, uno sceriffo/ maresciallo (marshal nel testo), e ben undici sarte e quattordici sarti.

A Calumet, aumenta ancora il numero dei canavesani, che sono ora 1308, mentre 155 risiedono a Franklin, 57 ad Hancock, e 56 ad Osceola.

Nel 1920 la comunità italiana rimane pressoché stabile, attestandosi su 4379 presenze.

Diminuisce invece la percentuale di coloro che hanno un lavoro, che scende al 37,1%, rispetto al 42,1% del 1910. La ragione di ciò risiede nel crescente numero di bambini congiuntamente alla diminuzione dei nuovi arrivati.

Un rapido excursus tra le varie occupazioni: lavorano in miniera 1084 persone, 57 sono nei trasporti, 20 nell’edilizia, 11 gestiscono pensioni. I contadini sono 42, i commercianti di alimentari e bevande sono ben 149,  il commercio in generale occupa 51 persone.     

Svolgono attività artigianale e varie professioni 71 persone, altre 33 svolgono generici lavori d’ufficio, gli operai generici sono 66. Di altri 40 lavoratori non è specificata l’attività; tra questi ultimi sono compresi 14 studenti: un numero incredibilmente basso, che meriterebbe di essere indagato.

Curiosando tra le varie specializzazioni troviamo due tranvieri, sei macchinisti ferroviari, dieci panettieri, un produttore di pasta (macaroni nel testo), due riparatori di automobili, un tornitore – fresatore, un missionario, un avvocato, sette contabili.

Nel 1920 Calumet è sempre più Calumet Canavese (senza virgola): sono infatti ben 1346 i canavesani (Torinesi nel testo) ivi residenti. Altri 225 vivono ad Adams, 134 a Franklin, 134, 85 ad Hancock, 44 a Osceola.

Il censimento del 1930 evidenzia una drastica riduzione della comunità italiana: 2839 persone, 1540 in meno rispetto al 1920. La Grande Crisi del 1929 può essere una delle cause.

L’attività mineraria occupa 545 lavoratori, nei trasporti sono impiegate 42 persone, 4 gestiscono pensioni, 23 sono occupati nell’edilizia, e 39 sono i contadini.

I commercianti di alimentari e bevande sono 169,  esercitano un mestiere o una professione 79 persone, altre 61 svolgono generici lavori di ufficio, mentre nel commercio in generale troviamo 51 addetti. Infine troviamo 74 operai generici, e 14 persone la cui  attività non è specificata.

Entrando nel dettaglio tra le varie attività troviamo tre tecnici, sei elettricisti in miniera, ben 14 autisti di autocarri o bus, un tassista, 19 panettieri, 15 pasticceri, 11 meccanici automobilisti, 18 contabili, due  proprietari di stazioni di rifornimento carburanti e sei addetti alle stazioni stesse. 

La maggioranza dei canavesani si stabilisce a Calumet, dove risiedono 902 persone, mentre 145 vivono ad Adams, 76  Franklin, 49 ad Hancock e 25 ad Osceola.

L’organizzazione sociale.

Scrive Cristina Menghini: nonostante lo stanziamento fosse basato sulla provenienza regionale e provinciale, gli Italiani nella  Houghton County furono capaci di creare organizzazioni che raggruppavano molte persone. Essi restarono senza dubbio legati ai villaggi ed alle province di origine; infatti le primissime organizzazioni avevano il villaggio o la provincia di origine come denominatore comune per i loro membri. Comunque, essi furono capaci di riunirsi in più ampie organizzazioni quando ciò fu necessario.

È molto interessante scoprire come gli Italiani si inserirono nella vita della Copper Country.

Essi non furono solo lavoratori di miniera, ma diedero vita ad attività commerciali ed artigianali, avviarono esercizi pubblici, fondarono società di mutuo soccorso, circoli ricrearivi e culturali, pubblicarono giornali e, addirittura, edificarono le Italian Hall.

Furono questi degli edifici  ragguardevoli, che svolsero una importante funzione come luoghi di incontro e di aggregazione.  

Alla Italian Hall è legato un luttuoso avvenimento, successo durante il grande sciopero del 1913, noto come Italian Hall disaster nel quale persero la vita 73 persone, per la maggior parte bambini.

In questa sede non approfondiamo questo argomento, che richiederebbe ampio spazio, contando di fare ciò in una prossima occasione. Quello che segue sarà dunque poco più che un succinto elenco.

La primissima società italiana nella Houghton County, fondata a Red Jacket nel 1875, fu la Società Italiana di Mutua Beneficenza. La società fu fondata con lo scopo di assistere i soci ed i loro compaesani in ogni modo possibile. Come il numero dei soci crebbe e la società ebbe denaro  a sufficienza fu deciso di costruire un luogo di ritrovo... (la Italian Hall, ndr).

Da quel momento le società si moltiplicarono con grande rapidità, assumendo i nomi più disparati e spesso francamente curiosi.

Nel 1895 nacquero a Calumet la Società Giuseppe Garibaldi e la Guardia Cristoforo Colombo No.4.

Nel 1897 furono organizzate la Società Donne della Chiesa Italiana di Santa Maria e la Loggia Italiana dei Moderni Maccabei.

La Società Toscana Giuseppe Giusti, ed il Club Repubblicano Italiano vennero fondate nel 1807 e nel 1908, rispettivamente.

Nel 1909 sorsero tre nuove società: la Società Carlo Botta di San Giorgio, la Società Bersaglieri Italiani, e la Società Italiana di Beneficenza Duca degli Abruzzi.

Nel 1910 fu la volta della  Società Giuseppe Garibaldi Celibi, del Club Alpino Italiano tra i residenti di Pont Canavese e Locana Canavese, e della Legione Suprema dei Cavalieri di Romolo.

Nel 1912 nasce la Loggia Subordinata dei Cavalieri di Romolo No.1 mentre nel 1915 e nel 1917 furono fondate la Società di Mutuo Soccorso figli d’Italia e la Figlie o Signore della Città Eterna.

Tutte queste società avevano sede a Calumet, numerose altre sorsero a South Helca, a Franklin, ad Adams, a Laurium dove nel 1908 fu fondata la Società Ettore Perrone tra i residenti di San Martino Canavese.

Tutto questo fervore associativo sembra francamente eccessivo, infatti col passare del tempo, si verificò la tendenza all’accorpamento di varie società, in modo da mantenere un numero di soci sufficientemente grande. 

L’organizzazione culturale.

Tra gli scopi della pubblicazione «Pro Nobis» (un mensile, ndr) vi era quello di promuovere la cultura italiana e mostrare che contrariamente ai diffusi pregiudizi, gli Italiani non erano ignoranti.

Bisogna ricordare che gli Italiani, a quei tempi, erano vittime di gravi pregiudizi e di pesanti discriminazioni. 

La pubblicazione di numerosi giornali fu il mezzo più importante attraverso il quale i  nostri connazionali della Houghton County riuscirono a sfatare ogni pregiudizio, acquistando stima e prestigio presso la comunità in cui vivevano.

Nella tesi troviamo una circostanziata descrizione di questa attività, di cui diamo un stringato sunto.

La rivista mensile «Pro Nobis», organo ufficiale della Legione dei Cavalieri di Romolo, svolge un’attività di diffusione della cultura italiana. 

«Il minatore italiano», fondato nel 1896, uscì quotidianamente fino al 1919. Divenne poi trisettimanale sicuramente fino al 1930, non si sa con certezza quando cessò la pubblicazione.  

Risale probabilmente al 1896 anche la nascita de «La Sentinella», che, almeno negli ultimi anni ebbe una posizione d’ispirazione socialista. 

«L’indipendente», fondato nel 1917, il cui sottotitolo Ultime notizie dirette da tutte le parti del mondo, dice chiaramente quale fosse l’impegno di questo organo di stampa.  

Il «Miners’ Bulletin», pubblicazione ufficiale della Western Federation of Miners, ebbe un’edizione in italiano. Durate il grande sciopero del 1913-1914, questo giornale tirava un quarto delle copie in lingua italiana. Non si sa quando e chi diede vita a «La Democrazia Italiana», pubblicato a Calumet e che ebbe vita brevissima.

Un gruppo di appassionati filodrammatici diede vita a «The Italian Hall Dramatic Group», una compagnia teatrale che fu molto attiva a Calumet attorno al 1910.

A South Range vi era una compagnia che rappresentava spettacoli di marionette.

L’organizzazione religiosa.

Gli italiani, quasi tutti cattolici, nel 1897 fondarono la St. Mary’s Church. Questa parrocchia fu attiva fino al 1966, e vi fu sempre un prete italiano. Poiché molti italiani ritornarono ai paesi di origine, nelle nostre parrocchie si trovano numerose trascrizioni di atti di matrimonio, di battesimo celebrati in St. Mary’s Church.

Le attività imprenditoriali.

Oltre alle attività commerciali, professionali ed artigianali elencate nei capitoli precedenti, è interessante rilevare l’esistenza della Italian Mutual Fire Insurance Company fondata nel 1898 a Laurium da Michael Richetta. Questa compagnia di assicurazioni era ancora attiva nel 2000, seppur con altra denominazione.

Esistevano pure due associazioni, la Italian Businnesmen Association e l’Italian Commercial Club, nate con l’intento di rafforzare la collaborazione tra gli italiani della Copper Country, promuovendo sia gli interessi morali che quelli materiali, legati al mondo degli affari.

Conclusioni.

Nel complesso questo lavoro rivela le svariate tendenze di vita degli Italiani nella Houghton County  tra fine ottocento ed inizio novecento. Ogni piccola nuova scoperta, comunque, rappresenta un prezioso dettaglio del passato di qualche  persona, utile per coloro che fanno ricerche e/o per i discendenti italiani. La speranza è che questo studio possa servire da punto di partenza ad altri studenti per investigare l’argomento su più larga scala.

Per esempio un futuro lavoro potrebbe approfondire le relazioni tra  il trend degli impieghi degli Italiani nelle tre maggiori compagnie minerarie Calumet & Helca, Quincy e Copper Range, nonché l’insediamento degli Italiani nelle città di Calumet, Quincy ed Adams. Infatti sarebbe interessante conoscere se le diverse compagnie incoraggiavano o scoraggiavano i lavoratori italiani, e possibilmente individuare il cambiamento delle loro preferenze nel corso degli anni. I dati della comunità italiana negli anni 1870, 1880, 1900, 1910,1920, e 1930 – inclusi in appendice – rappresentano anche una valida sorgente di informazioni per chiunque sarà interessato allo studio della demografia familiare e della genealogia. Un altro interessante lavoro sarebbe comparare gli Italiani ad  altri gruppi etnici per vedere come essi differiscono per lavori, occupazioni, luoghi di residenza ed organizzazione.

È quanto scrive Cristina Menghini in conclusione alla sua tesi. 

Per noi suona come una speranza ed un augurio, che qualcuno, tra i nostri studenti universitari, venga coinvolto e voglia approfondire lo studio di questa che fu davvero una affascinante, epica avventura. 

Note 

1. La parte di testo in corsivo è tratta dalla tesi, così come tutti i dati numerici comunque riportati. I dati relativi alle varie attività lavorative riguardano gli Italiani in generale, senza distinzione di provenienza. Invece, riguardo al luogo di residenza, i dati riguardano i canavesani. Ho arbitrariamente sostituito l’appellativo torinesi con canavesani.

Informazioni

Per ulteriori informazioni scrivere a calumetcanavese@gmail.com oppure visitare il sito www.calumetcanavese.org. Per coloro che sono interessati a ricerche genealogiche disponiamo di  molti dati.

Altre informazioni ricercando Calumet Mi su Google, o altro motore di ricerca.

TESTO TRATTO DALLA

RIVISTA IL CANAVEIS

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori