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Settimo Torinese
28 Agosto 2023 - 11:32
Patronale di Settimo (foto di repertorio)
La storia della festa patronale di Settimo Torinese è ancora da scrivere. Ed è un vero peccato perché, attraverso le vicende plurisecolari della ricorrenza, si può leggere la storia di un’intera comunità che si trasforma e si rinnova, ridefinendo continuamente la propria identità.
Le origini della festa risalgono al lontano 1681. Ovviamente l’Italia non era ancora unificata. Sul trono, a Torino, col titolo di duca, sedeva il quindicenne Vittorio Amedeo II di Savoia, ma le redini del potere erano saldamente in mano alla madre, Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours. Settimo contava all’incirca settecento abitanti. Proprio quell’anno, grazie alla sollecitudine dei gesuiti torinesi, proprietari della estesa tenuta agricola di San Giorgio, la comunità di Settimo ottenne in dono due reliquiari contenenti i resti di alcuni martiri cristiani che erano stati rinvenuti a Roma, nelle catacombe. La traslazione avvenne il 31 agosto.
Stando alle fonti documentarie, quel giorno di 342 anni or sono fu a dir poco memorabile. Il Comune invitò predicatori e confessori dai paesi vicini, sostenne le spese per la cera, gli ornamenti della chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli, i cantori, i mortaretti e tutto quanto parve opportuno al fine di solennizzare meglio l’avvenimento. Dotti sacerdoti si erano nel frattempo prodigati a preparare spiritualmente i fedeli, spiegando che il culto delle reliquie non si ferma a pochi frammenti d’ossa, ma è diretto alle persone venerate e, dunque, a Dio, a cui i martiri avevano reso testimonianza col sangue. Dalla basilica romana di Santa Maria Maggiore, il pontefice Innocenzo XI (il comasco Benedetto Odescalchi) concesse un’indulgenza plenaria ai fedeli che si fossero recati a pregare nella chiesa parrocchiale, accostandosi ai Sacramenti.
I Santi Martiri o «Còrp Sant», come tuttora li chiamano familiarmente i vecchi settimesi, furono proclamati patroni della comunità locale, di fatto scalzando San Pietro, a cui è dedicata la parrocchia del centro, l’unica allora esistente. Dal 1681 ad oggi, i festeggiamenti in onore dei Santi Martiri hanno segnato l’avvicendarsi di eventi ora lieti ora carichi di apprensione e di dolore.
Il cuore della ricorrenza fu sempre costituito dalla processione con le reliquie dei patroni. Per secoli, la ricorrenza religiosa costituì un momento unificante nella vita della collettività. Tutti si riconoscevano nel comune patrimonio di fede, nei valori, nelle tradizioni e nei simboli a esso intimamente legati. A tale proposito, significativa è una vecchia deliberazione del consiglio comunale. I rappresentanti della comunità dichiararono che non si dovevano assolutamente «minuire li apparati alla chiesa et altre decorose funzioni in onore de Santi Martiri», tanto più che, quell’anno, il territorio di Settimo aveva «ricevuto particolarissima grazia [...] di una copiosa pioggia miracolosamente caduta [...] in tempo di siccità immensa». Pertanto, al fine di «impegnar detti Santi Martiri a continuare la di loro propensione verso» i settimesi, era opportuno «accrescere et abbondare a tutta forza nella solennizzazione» della festa. Correva l’anno 1739.
A chi appartengono i frammenti ossei che sono custoditi in un altare laterale della chiesa di San Pietro in Vincoli? La questione è complessa e presenta aspetti che occorrerebbe approfondire con metodo e rigore. Premesso che le attuali urne non sono quelle secentesche, i documenti del 1681 menzionano i santi Reparato, Lucido, Modesto, Vittoria, Teodora e Onorata. In seguito alla ricognizione voluta dal canonico Guglielmo Pistone, parroco dal 1963 al 1987, decifrando i cartoncini coi nomi dei martiri, si appurò che la prima urna conteneva reliquie dei santi Teodoro, Claudio, Vittorio, Vito, Marino, Reparata, Setudiano, Lucido, Feliciano, Marino e Celestino. Nella seconda vi erano ossa dei santi Amanzio, Modesto, Onorato, Lucido, Benedetto, Pancrazio, Teodora, Vittoria, Floriano o Floro.
I cartellini furono correttamente trascritti? Quelli originali, corrosi dall’umidità, vennero eliminati? In entrambi i reliquiari si trovano altresì ossa di martiri il cui cartiglio risultava illeggibile. Il canonico Pistone vi fece apporre la dicitura «cuius nomen soli Deo notum» (il cui nome è noto soltanto a Dio). Sino al 1990 la festa in onore dei patroni si tenne l’ultima domenica di agosto poiché il giorno in cui le reliquie giunsero a Settimo era l’ultima domenica di agosto. Nel 1991, a motivo della stagione estiva, la ricorrenza fu posticipata di una settimana, alla prima domenica di settembre.
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