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Radio Caterina

Radio Caterina

radio e cuffia

  In diversi momenti ho avuto l’occasione di raccontare a giovani studenti l’affascinante storia della costruzione di Radio Caterina. Una radio ricevente costruita all’interno del campo di internamento per militari italiani ( gli IMI). Migliaia di internati quasi tutti ufficiali e sottufficiali catturati dopo l’8 settembre condotti dopo un lungo tragitto al campo di concentramento di Sandbostel. All’interno del campo venne costruita la famosa radio la cui storia continua ad appassionarmi, al punto tale da convincermi a costruirne una basandomi sulle descrizioni fatte da un collega radioamatore. Da alcune docenti di scuola media della zona ho ricevuto l’invito a far conoscere, a breve, agli allievi delle II e III classi medie il fantastico racconto. Nelle precedenti occasioni mi è sempre mancata l’opportunità di presentare e far toccare con mano una copia funzionante della famosa radio. Dagli USA con E-Bay sono riuscito a reperire una coppia delle valvole e con l’arrivo del principale componente giunse propizio il momento per procedere alla costruzione della radio. Gli altri componenti: cuffia. resistenze e condensatori sono stati costruiti con i medesimi elementi che i nostri valorosi militari trovarono tra i rifiuti del campo. Qui di seguito descrivo, in sintesi, la rocambolesca storia della nascita della radio. Cito, per brevità, soltanto i momenti salienti impegnandomi tuttavia a fornire a quanti fossero davvero interessati un racconto più completo.

Giancarlo Tagliati

 

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"Caterina", la radio della speranza

La storia di "Caterina", la radio della speranza costruita da un pugno di uomini internati nel campo di concentramento nazista di Sandbostel nel marzo 1944, ci riporta in un tempo lontano. Ora che siamo immersi in un'epoca dove transistor e circuiti stampati invadono molti dei nostri apparecchi domestici e nella quale epoca la tecnica ha raggiunto livelli mai prima immaginati, la vicenda di Radio Caterina ci trasporta in un'altra dimensione, piu' primitiva, ma sicuramente affascinante. Il nome stesso che fu dato a questa radio, Caterina appunto, ha il sapore dell'estrema semplicita' dell'invenzione. Ed e' proprio da cose comuni che e' nato questo marchingegno. La radio in questione e' un apparecchio ricevente ad una valvola del tipo "a super reazione", in onde medie, e fu ideata e costruita in gran segreto da un ristretto gruppo di ufficiali italiani, usata per lunghi mesi nel campo di Sandbostel, nella Germania nord-occidentale. "Caterina" allevio' l'angoscia della prigionia di migliaia di uomini, grazie alle notizie ricevute da Radio Londra, Berlino, Parigi, Busto Arsizio, e Bari che annunciavano l'approssimarsi della liberazione ed infine l’annuncio dello sbarco in Normandia, il 6 giugno del 1944. La radio nacque quasi dal nulla. Il primo elemento fu una valvola, un pentodo 1Q5. Fu fatta entrare furtivamente nel campo nascosta nella borraccia del tenente Martignago, vero e proprio mago nell'organizzazione. Da questo semplice ma essenziale elemento prese vita "Caterina", pare che il suo nome appartenesse alla fidanzata di uno del gruppo. Attorno alla valvola, con infinita pazienza e dopo mesi di esperimenti, il capitano Angiolillo e il sottotenente Olivero costruirono quella che puo' essere definita la "Radio della Speranza". Il capitano Aldo Angiolillo era l'infaticabile costruttore di resistenze, pile e condensatori ricavati da barattoli di latta, stoffa e cartine di sigarette, chiamato per la sua febbrile attività; moto perpetuo. Il sottotenente Olivero, invece, era l'ideatore del circuito radio e l'operatore d'ascolto, nonche' egli stesso parte integrante del ricevitore, del quale, tenendone il filo in bocca, costituiva l'antenna, cercando continuamente le migliori condizioni di ascolto muovendo un piede piu' o meno vicino al pavimento bagnato. Puo' sembrare impossibile che un ricevitore cosi' precario, con un auricolare di latta e alimentato da pile evanescenti, riuscisse a captare segnali deboli e lontani, nel marasma dei disturbi potenti e vicini irradiati dai nazisti per impedire l'ascolto della radio straniere. Il segreto stava nell'elevatissima sensibilita' del circuito. L'ascolto avveniva tra le 21 e le 23, quando il lager era senza luce; il luogo non era fisso, piu' spesso era il magazzino affidato al tenente Talotti; altre volte avveniva nella "cuccia" dell'operatore, nascosto da una coperta, alla luce di una flebile fiammella. Questo avveniva mentre gli altri prigionieri dormivano: nessuno si accorse mai di nulla. Le notizie venivano lette al mattino dai tenenti Capolozza e Pisani, i quali passavano poi il “bollettino” ai lager confinanti dopo averlo tradotto in inglese che per piu' di dodici mesi hanno rischiato tutti i giorni la vita. Una traduzione in inglese raggiungeva anche altri lager e la popolazione civile
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tedesca. Per tutti questa era l'unica voce della verita'. La costruzione di Radio Caterina puo' aiutare a comprendere l'ingegnosita' di questi nostri ufficiali. Le bobine di sintonia e di reazione erano state realizzate avvolgendo un filo di rame smaltato tolto dalla dinamo della bicicletta del postino tedesco soprannominato “Margarina” per il suo aspetto grasso e butirroso la cui vera specialità era quella di distribuire calci e pugni ai prigionieri. Il condensatore variabile, invece, era stato costruito sempre con le lamiere dei barattoli e, per isolante, della celluloide ricavata dalle custodie dei portatessere. Con stagnola e cartine di sigarette era stato costruito il condensatore fisso. La resistenza aveva preso vita partendo dalla graffite per matite strofinata su pezzi di carta ricavata dagli involti della margarina dopo la necessaria sgrassata. La cuffia fu un altro elemento essenziale per l’ascolto e fu uno dei primi elementi ad essere costruito. Era già quasi pronta quando fu travolta da una disgrazia. Nella stanzetta 10 della baracca 83, sul tavolo, stava la cuffia quasi ultimata, ad un tratto la porta si spalanca con orribile fracasso e due tedeschi si precipitano sul tavolo gridando "radio radio": si impadroniscono di tutto e corrono rapidi dai loro superiori, a farsi belli della caccia compiuta. All’indomani gli autori della cuffia Cevoli e Martignago furono condotti al Polizei e sottoposti ad un serrato interrogatorio conclusosi, per loro fortuna senza conseguenze. Durante l’interrogatorio in nostri riuscirono a beffare la commissione sostenendo che l’apparecchio sequestrato altro non era che un ausilio acustico destinato ad un loro commilitone debole d’udito. Involontario complice della beffa fu il Sonderfuhrer che parlava soltanto lo spagnolo ed il tedesco. Martignago che ben comprendeva la lingua degli Hidalghi rispondeva alle domande del Sonderfuhrer con cenni del capo facendo però finta di non capire bene alcune frasi. Ciò gli offriva il vantaggio di studiare e preparare una credibile tesi difensiva. L’interrogatorio a tratti grottesco per le assurde giustificazioni proposte si concluse senza conseguenze ma tutto il materiale venne sequestrato. Bisognava quindi ricostruire la cuffia ed occorreva tanto filo e d una calamita. Si seppe che nel campo alcuni internati possedevano il famoso rasoio elettrico prodotto dalla Ducati: il “raselet”. Al prezzo di molte sigarette si procurarono un esemplare dal quale venne ricavato il prezioso materiale: filo e calamita. Scampato il pericolo si rese urgente istituire un efficiente servizio di sorveglianza che fu organizzato con rigidi turni di guardia. Giorno e notte dentro e fuori le baracche con neve e pioggia. A maggior tutela del segreto fu altresì allestito un servizio di controspionaggio allo scopo di deviare l’attenzione delle guardie verso ignari soggetti anche esterni al campo come le incolpevoli guardie tedesche. In questo modo tutti i tentativi di scoprire Radio Caterina furono sempre elusi e per più di 12 mesi questa fu l' unica voce della verità e della speranza per centinaia di persone che oltre a vivere in condizioni precarie, erano anche all' oscuro di ciò che accadeva nel mondo. Per qualche tempo fu possibile alimentare la radio tramite l' illuminazione elettrica delle baracche, due sottilissimi fili nascosti nelle screpolature del legno,con all' estremità due spilli, risalivano fino ai fili della luce, dove all' occorrenza venivano conficcati nei conduttori stessi. Quando i tedeschi responsabili del campo vennero a conoscenza dell'esistenza di una radio fecero togliere l'illuminazione elettrica dalle baracche degli italiani e allora divenne necessario alimentare la “Caterina” con sorgenti autonome. Le pile, quella per il filamento venne costruita partendo da un rettangolo di zinco ritagliato dal rivestimento dei lavatoi, opportunamente sagomato a cilindro. La batteria anodica fu realizzata alternando monete di rame da 10 centesimi ( un Soldo) e dischetti di zinco dello stesso diametro, tra i quali veniva interposta una garza imbevuta. Diversi furono gli elettroliti sperimentati, dall’ammoniaca ottenuta per distillazione dai liquami dei pozzi neri o dagli acidi presenti in infermeria e sottratti inventando le più acute forme di reumatismi e malesseri vari per farsi ricoverare. In un primo tempo il liquido usato fu quello dei sottaceti (liquido a composizione acida) avuto dai prigionieri francesi che erano assistiti dalla Croce Rossa Internazionale e quindi godevano di un trattamento migliore a differenza degli italiani. In pratica la pila di Volta. Come cuffia d' ascolto venne usata una scatoletta di latta il cui fondo era stato opportunamente sagomato per ottenere una membrana sensibile e all' interno vi era collocato un magnete con del filo avvolto. Nacque cosi' Radio Caterina: costruita con semplicita' ed ingegno da questi due ufficiali, Oliviero e Angiolillo, che infatti fabbricarono la loro radio dal niente. Numerose furono le perquisizioni, in particolare il 27 gennaio del 45, le pareti,vi pavimenti i tetti delle baracche maggiormente sospettate, furono quasi completamente disfatti da squadre della “Gestapo” alla ricerca della sfuggente radio, ma la smontabilità della “Caterina”era una delle sue principali caratteristiche e così il variabile diventava un innocuo raschino per pulire, il contenitore diventava una scatola portaoggetti, appesa alle brande, l' auricolare, una scatoletta portamonete e il gruppo bobine variometro veniva nascosto in una gavetta sotto scorze di patate. La valvola, in particolare veniva nascosta dentro un pacco di gallette a cui avevano praticato un grande foro lasciando intere le ultime a coprire il tutto, altro nascondiglio che bene si prestava all’uopo era la fluente barba di padre Pellegrino.

RICOSTRUZIONE

Ho cercato di ricostruire il più fedelmente possibile Radio Caterina, potendomi basare sulle descrizione fatte da un amico radioamatore sardo Ignazio Secci: IS0 EMK . La ricostruzione è del tutto simile all' originale, conservata nel museo dell' internamento di Padova. Tecnicamente si tratta di un ricevitore in reazione ad una valvola composto da una bobina, due condensatori ed una resistenza. Il circuito di sintonia è formato da un condensatore variabile realizzato con due spicchi di lamiera di latta separati da un sottile foglio di plastica, l' armatura mobile sporge per poter essere mossa. Nel campo, la costruzione dello zoccolo della valvola fu affidata ad un prigioniero orologiaio di mestiere. Applicando la medesima tecnica l’ho costruito lo zoccolo utilizzando lo zoccolo con un ritaglio di masonite e strisce di ottone poi attorcigliate attorno ai piedini della valvola. I condensatori fissi sono stati costruiti con le cartine per sigarette e sottili fogli di alluminio per uso domestico. La resistenza invece è stata ricavata strofinando una mina 2HB su un pezzo di carta ruvida tipo da forno. Nel campo di Sandbostel mancava, ovviamente, ogni tipo di strumento in grado di misurare valore dei componenti costruiti, furono pertanto costretti a costruire decine e decine di condensatori e resistenze per trovare quelle adatte allo scopo. Nel mio caso tutto si è reso più semplice disponendo degli strumenti necessari. Tuttavia per costruire la resistenza ho scoperto che il tipo di mina per ottenere in pochi centimetri di carta il valore necessario occorre grafitare la carta con una mina morbida tipo 2-HB. Ho provato a ricreare la batteria anodica utilizzando, dopo averle adeguatamente levigate, le attuali monetine da 5 centesimi di Euro, alternando dei dischetti di zinco dello stesso diametro e interponendo dei dischetti di stoffa imbevuta di aceto. Adatti allo scopo sono i feltrini autoadesivi. In alternativa della introvabile lamiera di zinco ho utilizzato delle rondelle zincate da 8mm. Con 10 elementi ho ottenuto una tensione di poco superiore ai 12 volt. Deduco che la tensione ricavata dalla batteria originale fosse di 20-25 volt, dato che gli elementi erano 20. Quanto al materiale per la costruzione della cuffia è stato sufficiente affondare a piene mani nel baule delle apparecchiature in disarmo. Le dimensioni del contenitore in legno sono state copiate dall’originale e non sono casuali, la forma e le misure devono essere tali da poter nascondere la radio all’interno di una gavetta. La radio ricostruita riceve soltanto stazioni in AM ormai tutte scomparse, si riceve bene RAI 2 che trasmette, nella nostra Provincia sui 999 KHz .
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